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Sulla “democrazia” della scienza e le peggio bufale (punto di vista bibliotecario)

3 gennaio 2017

ANTEFATTO Roberto Burioni, medico e microbiologo scrive per Mondadori un libro di divulgazione scientifica che fa a pezzi le tesi anti-vaccino.
Apre un profilo Facebook dove in un post confuta, basandosi sui dati, le infami bufale di Forza Nuova, organizzazione neofascista, secondo cui i casi recenti di meningite sarebbero dovuti alle migrazioni.

le bufale di FN sulla meningite

le bufale di FN sulla meningite

Il linguaggio del profilo Facebook di Burioni è chiaro, divulgativo, ma spiccio e rude rispetto alle tesi antiscientifiche.
I commenti al post in questione vengono chiusi da Burioni con questa dichiarazione:
I COMMENTI VENGONO TUTTI CANCELLATI.
Preciso che questa pagina non è un luogo dove della gente che non sa nulla può avere un “civile dibattito” per discutere alla pari con me. E’ una pagina dove io, che studio questi argomenti da trentacinque anni, tento di spiegare in maniera accessibile come stanno le cose impiegando a questo scopo in maniera gratuita il mio tempo che in generale viene retribuito in quantità estremamente generosa. Il rendere accessibili i concetti richiede semplificazione: ma tutto quello che scrivo è corretto e, inserendo io immancabilmente le fonti, chi vuole può controllare di persona la veridicità di quanto riportato. Però non può mettersi a discutere con me. Spero di avere chiarito la questione: qui ha diritto di parola solo chi ha studiato, e non il cittadino comune. La scienza non è democratica.

LA SCIENZA NON E’ DEMOCRATICA” è a mio parere una affermazione sia vera che falsa: va solo contestualizzata. Provo in questo post a illustrare questa tesi.

E’ falsa in una prospettiva storica, perche’ il dibattito scientifico nasce con la scienza moderna: le prime riviste scientifiche si chiamavano non a caso “transactions” o “letters” ovvero conversazioni o corrispondenze tra scienziati: tra scienziati appunto, che sostenevano tesi anche radicalmente opposte ma all’interno di una comunità di conoscenza legata a paradigmi condivisi e ritenuti validi fino a che non venivano confutati, attraverso il dibattito e la disputa.

copertina philosophical transactions

rstl.royalsocietypublishing.org

Storicamente la scienza è democratica quindi, perchè praticando lo scetticismo sistematico ammette confutazioni e cambiamenti, perchè la discussione al suo interno è libera e incessante.
Chi può partecipare al dibattito scientifico? Non tutti ma chi possiede l’autorevolezza, la credibilità o come si direbbe oggi la reputazione per poterlo fare. L’autorevolezza scientifica è anch’essa “democratica” perchè non si ottiene dalla nascita ma studiando, pubblicando, lavorando in laboratorio e sui libri (che poi l’accesso agli studi superiori sia un fatto sociale è vero – ma è un altro discorso).

“La scienza non è democratica” è una affermazione vera in una prospettiva metodologica perchè il metodo scientifico, basato sulla sperimentazione, sulla clinica (nel caso della medicina) e sui dati da esse prodotti, non può essere sostuito o surrogato dalle opinioni, dal chiacchericcio, o dalle manipolazioni – caso Forza Nuova.
L’autorevolezza è un fatto sociale e dipende dal contesto ma nelle scienze il contesto sono i dati, la letteratura scientifica corrispondente a un canone, l’appartenenza ad una comunità che su questo canone basa le sue conversazioni.

La disintermediazione ci porta a dubitare degli “esperti”, e in questo possono esserci aspetti positivi, ma non può farci dubitare del metodo scientifico altrimenti la post-verità, che è manipolazione, è dietro l’angolo (“il popolo ne ha abbastanza dei professoroni“).

Certo i metodi rudi adottati da Burioni, che nonostante lo strepitoso successo ottenuto dal suo profilo Facebook non è storytellersocial media manager 🙂 possono apparire sgradevoli, snob, elitisti ma a mio avviso Facebook non è strutturalmente un luogo per i focus group (a meno di non creare un gruppo chiuso), né per informare i cittadini in modo partecipato e condiviso su metodi e protocolli scientifici. Attualmente Non lo è.
Ci sono altri strumenti, pensare che Facebook sia così duttile da sussumerli tutti è un’ingenuità.

Aggiungo una parentesi “bibliotecaria”, tratta dal “quadro di riferimento per la competenza informativa per gli studi universitari“. Un ragionamento che sempre andrebbe fatto è che l’autorevolezza non è sempre “quella degli altri” ma si raggiunge documentandosi, studiando e conoscendo i paradigmi discorsivi propri di una disciplina: con applicazione e allenamento gli studenti alle prime armi, ad esempio, possono essere “autorevoli” e interloquire (al loro livello) all’interno della comunità scientifica: ma l’autorevolezza è anche una responsabilità, che comporta la ricerca di affidabilità e accuratezza, il rispetto della proprietà intellettuale, e la partecipazione a comunità di pratica.

A year of books (osservazioni minime)

5 gennaio 2015

Nei primi giorni dell’anno Mark Zuckemberg ha lanciato la fan page A Year of books su Facebook che attualmente ha più di 124.000 fan. L’obiettivo di Zuckemberg sembra essere di tipo educativo: “leggerò almeno due libri al mese” (come dire: “mangerò più verdure“) ed è declinato come buon proposito personale.
Osservo che la fan page rinvia alla solita immagine archetipica di libro: polveroso e di aspetto più o meno antico:

year-of-books

Il primo libro inserito (entità “libro”) è questo, con link diretto (errato o non funzionante) ad Amazon (standard de facto per segnalare un libro?).
Le mie osservazioni
– Proporre la lettura di due libri al mese come “buon proposito” ci dice una sola cosa: che leggere è noioso. Insomma come promozione della lettura non mi sembra granchè, anche se a proporcelo è Zuckemberg.
Leggere può essere, al contrario, atto collegato a passioni, atto eversivo, accidioso, punto di fuga (*)…
– La fan page Year of books rinvia (osservando l’immagine della pagina, unico elemento significativo) ad una idea di libro come oggetto “alto”, antico, quasi maestoso: inarrivabile: come liberarsi da questi archetipi, quando essi vengono proposti da persone, come Zuckemberg, che la pubblica opinione considera “innovatori” e opinion leader?
Le iniziative “dall’alto” non funzionano (ed infatti: molti fan / zero conversazioni ad oggi su Year of Books); ma le conversazioni hanno luogo altrove: nei circoli di lettura, nelle bacheche Facebook individuali, nelle piattaforme come Anobii (nonostante tutto) e Goodreads o in altre piattaforme.


(*) Cito non a caso alcuni spunti dal bel libro di Luca Ferrieri “Fra l’ultimo libro letto e il primo nuovo da aprire : letture e passioni che abitiamo“, Olschki 2013 che declina una fenomenologia della lettura come azione non banale né di per sé “educativa”, ma come scelta dalle mille ambigue sfaccettature

Facebook e gli hastag (www. facebook. com / hastag / sapevatelo)

15 giugno 2013

Facebook annuncia (e rende operativa) l’introduzione dell’hastag, cioè del “cancelletto” # che precede una parola e serve per etichettarla, per renderla un elemento ricercabile(1).

Come noto gli hastag sono alla base della comunicazione su Twitter: scrivere #nuovosbn su un tweet significa associare il proprio post a tutti gli altri post che comprendono la stessa espressione.

Quindi, analogamente, se in un post su facebook scrivo “#nuovosbn” questa parola diventerà un hyperlink che mi permetterà di recuperare tutti gli altri post che contengono “#nuovosbn”.
Ma posso usare l’hastag anche come strumento di ricerca dentro Facebook:
Se scrivo #occupygezi nel box di ricerca in alto

occupygezy

avviene che:
mi viene proposta una nuova “entità”: hastag, con la possibilità di visualizzare:
– tutti i post dei miei amici o delle fan page che ho sottoscritto che contengono la parola “occupygezi”, ma anche
– tutti i post il cui autore ha settato le policy in modo generoso, permettendo cioè a tutto il mondo di vedere i suoi contenuti.
Funziona anche se nel mio browser digito https://www.facebook.com/hashtag/occupygezi (semprechè io sia iscritta a Facebook, che resta un “giardino chiuso”).

Ecco perchè, a mio avviso, la ricerca per hastag è molto potente, ecco perchè è utile settare in modo consapevole la propria privacy su Facebook, ecco perchè l’hastag aiuta molto il business: le fan page di prodotti e servizi producono post sempre aperti a tutti.

Alcuni diranno: “cosa cambia“? Dopotutto Facebook introduce una feature già presente su Twitter fin dalle origini.

Certo, ma Leggi il seguito di questo post »

Da Facebook Questions a Reference Extract

31 luglio 2010

Facebook questions è una nuova applicazione di Facebook, pensata per mettere a valore i saperi dei 500 milioni di abitanti di questo continente virtuale.

Dovrebbe funzionare così: su Facebook, oltre a scrivere e pubblicare i commenti sulla bacheca del mio profilo, posso postare una domanda, le cui risposte saranno rese pubbliche e aggregate in un “questions dashboard“. Da qui alla creazione di un gigantesco database di domande e risposte il passo è breve, se si può contare su un serbatoio di 500 milioni di utilizzatori. Leggi il seguito di questo post »