Posts Tagged ‘Discovery tool’

Discovery tool, bibliotecari, utenti. La posta in gioco

2 giugno 2018

Il 22 maggio 2018 ho avuto l’opportunità di partecipare a un Seminario Itale (l’Associazione degli utenti italiani Ex-Libris) dedicato ai Discovery tools e ospitato a Milano da IULM. Mi è stato chiesto di proporre una riflessione sull’impatto dei Discovery nei servizi al pubblico (in questo blog cenni al tema qui e qui). Le slide sono depositate in E-lis (download qui) e ben presto nel sito Itale.
italeRiassumo sotto alcuni punti del mio intervento che, non esposti nelle slide, sono impliciti (ma trovo utile esplicitare qui).

Il Discovery mette alla prova i bibliotecari perchè è uno strumento “disruptive” che opera una discontinuità rispetto ai precedenti strumenti di ricerca: sposta infatti le competenze necessarie per ottenere risultati utili da “search tips” frutto di formazione addestrativa a più estese competenze trasversali correlate allo spirito critico, perchè mette l’utente di fronte a un'”abbondanza” che va gestita. Non è una moda passeggera: rispetto al Discovery “indietro non si torna”.

– Non si torna indietro anche perchè le Istituzioni della memoria non possono più ignorare il bisogno di semplicità e di comodità a cui Google ha irreversibilmente abituato le persone.

– L'”abbondanza gestita” del Discovery è una risposta coerente e sistemica all’espansione perpetua e irreversibile dell’infosfera informativa.

– Il Discovery è ormai lo standard per le biblioteche accademiche e può/potrebbe diventarlo anche per le biblioteche civiche: ma questo dipende dalla quantità/qualità delle risorse digitali che esse possono mettere a disposizione. Il primo passo sarebbe -forse- che le piattaforme di ebook acquisite dalle biblioteche civiche (Mlol, Rete Indaco) conferissero i loro metadati ai Discovery (non solo ExLibris ovviamente) anzichè consentire la navigazione solo dalle proprie piattaforme. E’ noto che il Discovery non offusca ma anzi valorizza le risorse digitali full-text e ne moltiplica gli accessi (*).

– La semplicità d’uso del Discovery facilita l’apertura “al terriorio” delle biblioteche accademiche, che è uno degli aspetti fondamentali della Terza missione.

– La semplicità d’uso del Discovery (“Google like”)abbassa l’asticella delle competenze di base necessarie per accedere a contenuti di qualità e quindi conferisce empowerment alle persone; in questo senso ha rilevanza sociale ed etica: è infatti un bene per collettività che sempre più persone siano in grado autonomamente di accedere a contenuti autorevoli che contribuiscono alla creazione di una opinione pubblica consapevole e informata.

– Il Discovery è uno strumento duttile e (potenzialmente) ibrido: posso usarlo “Google like” ma, se l’utente lo vuole, anche “Opac like”: quindi l’Opac non scompare, diventa un modo di essere del Discovery.

Alla fine delle slide sono riportati i risultati di un sondaggio condotto sull’esperienza d’uso del Discovery presso una biblioteca accademica di medie dimensioni: sono dati provvisori e sperimentali.

Infine: è stata una grande opportunità e un piacere per me incontrare la comunità Itale: un insieme di professionisti che da anni lavora per migliorare i servizi ExLibris (ieri opac, link resolver, strumenti di ricerca federata, oggi Discovery e ERM) maggiormente usati dalle biblioteche accademiche italiane.

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(*) cfr. Doug Way (2013) The Impact of Web-scale Discovery on the Use of a Library Collection, Serials Review, 36:4, 214-220, DOI: 10.1080/00987913.2010.10765320

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Discovery tool e Reference nelle biblioteche accademiche: “Business as usual”, “Game over” o nuove prospettive?

3 maggio 2015

In questo post (lungo) provo a esprimere alcune criticità che riguardano il servizio reference; poi metto in discussione due approcci relativi all’impatto dei Discovery tool nel servizio reference svolto dalle biblioteche accademiche: chiamo questi due approcci “BUSINESS AS USUAL” e “GAME OVER“.
Infine provo a capire in che modo i Discovery tool aiutano a riposizionare le attività di reference a condizione che si accetti di ampliare e rinegoziare il proprio focus di azione.

discovery2p

REFERENCE?

Le cosiddette attività di “Reference” (*) richiedono certamente una ridefinizione radicale perchè l’infosfera nella quale siamo immersi è mutata e tutte le attività di intermediazione informativa (il reference è indubbiamente tra queste) sono scomparse o hanno subito cambiamenti radicali (1).

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Discovery tool e Information literacy

18 aprile 2015

Un memo sull’impatto dei Discovery sulle pratiche di information literacy.

discovery tool

I DISCOVERY TOOL
I Discovery tool, come sappiamo, sono manufatti di “ultima generazione” che permettono un accesso unitario a tutte le risorse locali e remote messe a disposizione da un sistema bibliotecario alla comunità da esso servita.
Utilizzati soprattutto dalle biblioteche accademiche, i Discovery tool permettono di interrogare attraverso un’unica interfaccia “Google like” l’OPAC, i repository istituzionali, le differenti banche dati bibliografiche o full text sottoscritte, alcune risorse esterne selezionate dal library manager, integrando al loro interno anche il link resolver.

Al cuore di un discovery tool c’è un indice che viene popolato dai metadati che le singole risorse espongono (in caso di risorse aperte) o conferiscono al discovery stesso.
Gli editori e gli aggregatori (Elsevier, Proquest, Ebsco per citare solo i maggiori) conferiscono i loro metadati ai produttori di discovery tools; cosicchè il library manager sceglie, in base alle sottoscrizioni istituzionali, quali risorse includere nell’indice.

Un’ottima descrizione dei Discovery tool esistenti, commerciali o open source, viene fornita da NISO in un recente libro bianco (1) pubblicato in seno alla NISO Open Discovery Initiative, un progetto di ampio respiro per rendere operative tecnologie emergenti come gli open linked data.
Dal punto di vista dell’utente il Discovery tool permette di evitare la consultazione separata di piu’ risorse (opac, banche dati, repository) per accedere a un’interfaccia unica e semplice, Google like appunto.

In Italia ci sono pochissime ricerche sull’impatto di questi nuovi strumenti sulle esigenze informative della comunità di riferimento, o perlomeno sulla loro usabilità: segnalo una breve ricerca empirica di Enrico Francese su TUTTO, il discovery tool dell’Università di Torino (2).

DISCOVERY TOOL E INFORMATION LITERACY
Secondo il recentissimo Framework licenziato da ALA a gennaio 2015, che supera i vetusti Standard sulla competenza informativa per gli studi universitari del 2000, l’Information literacy è “un set di abilità integrate che include la scoperta riflessiva di informazione, la comprensione di come l’informazione è prodotta e valutata, ed il suo uso per creare nuova conoscenza e partecipare in modo etico a comunità di apprendimento” (trad. mia).
Con lo stile non convenzionale che gli è proprio David Lankes nel suo Atlante della biblioteconomia moderna definisce l’IL come quell’insieme di attività finalizzate a fornire empowerment alla comunità servita dalla biblioteca (3).

Proprio nell’ultimo numero della Rusq (Reference and users services quarterly, la rivista open access dell’ALA-Rusa Reference user services Association) c’è un articolo “Information literacy instruction with Primo” (4). Leggi il seguito di questo post »