Archive for the 'web' Category

I MOOC italiani (information literacy compresa)

21 aprile 2016

eduopen

E’ da poco stato inaugurato EduOpen.org, il portale a marchio Miur dei MOOC (Massive open online courses) prodotti dalle università italiane.
E’ noto che alcune università italiane hanno già conferito loro MOOC sulla prestigiosa piattaforma Coursera (ne parlo QUI, nel 2014) ma un portale italiano di MOOC italiani mancava. Mi pare bene che il MIUR abbia preso l’iniziativa, con partner come Cineca, Garr e LMSofIndia, una softwarehouse di Bangalore.
Attualmente su EduOpen ci sono circa 40 MOOC. Come ci si iscrive? Chiunque può attivare un suo proprio accesso liberamente e gratuitamente. Chi è docente /studente /staff di una università italiana può accedere, se vuole, attraverso Idem (sistema di identificazione federata GARR).

Posso dire che seguire un MOOC può essere una bellissima esperienza. Personalmente quest’inverno ho seguito 2 Mooc (questo e questo) e mi è parsa una esperienza utile in cui, se si vuole, si apprende davvero.

Scrivo questo post perchè tra i MOOC di EduOpen uno ha attirato la mia attenzione: “Ricerca dell’informazione e documentazione in campo educativo” che altro non è che un corso, di taglio apparentemente molto molto tradizionale, di Information literacy organizzato dall’Università di Modena e Reggio Emilia e indirizzato a tutti gli studenti che vogliono “imparare a documentarsi” soprattutto nelle discipline pedagogiche (e conseguentemente molto spazio è lasciato al database Eric).

Insomma, l’Information literacy (che a mio avviso emerge quando decidiamo di chiamarla con altri nomi senza dare tutto per scontato), guadagna spazio nei MOOC italiani e mi sembra molto positivo, anche se non è la comunità dei bibliotecari a essere coinvolta in questo processo specialmente in considerazione del fatto (di cui non mi sono accorta nella prima stesura di questo post, e mi scuso con i colleghi direttamente coinvolti e con i miei 4 lettori) che le lezioni sono state progettate e realizzate con la collaborazione specialistica del personale del Sistema Bibliotecario di Ateneo dell’Università di Modena e Reggio Emilia, colleghi bibliotecari che sono anche co-istruttori e Tutor del corso.

Quali literacy al tempo dei social network?

13 marzo 2014

Il 13 marzo ho avuto l’opportunità di presentare un paper al convegno “La biblioteca connessa. Come cambiano le strategie al tempo dei social network” meglio noto come “convegno Stelline” (si svolge ogni anno presso il Palazzo delle Stelline di Corso Magenta a Milano).
Il mio intervento era inserito nella sessione “Apprendere con i social network: biblioteche accademiche a un bivio”.
Il paper è stato distribuito ai partecipanti a cura dell’Associazione Biblioteche oggi, ed è disponibile nel bookshop del’Editrice bibliografica.
In questa pagina metto a disposizione le slide, necessariamente sintetiche rispetto al testo,e la bibliografia Leggi il seguito di questo post »

I Mooc e le biblioteche (due commenti a margine di un articolo)

12 gennaio 2014

logo JLIS

Cosa sono i MOOC? Cosa c’entrano con le biblioteche?
Ho avuto l’opportunità di pubblicare su JLIS (Rivista italiana di biblioteconomia e scienza dell’informazione) un contributo sui MOOC in cui cerco di fare il punto su come le biblioteche accademiche possono essere presenti e incidere su questa peculiare modalità formativa accademica digitale di massa. MOOC significa Massive open online courses, cioè corsi online massivi (frequentati da più persone simultaneamente), gestiti completamente online.
L’articolo è anche una introduzione ai MOOC quindi, se volete capire meglio cosa sono i MOOC e da dove vengono, può essere utile leggerne l’introduzione.

Nel contributo scritto per JLIS aggiungo alcuni elementi di riflessione su come le biblioteche accademiche possono portare la loro expertise dentro questi corsi universitari online: ALA, Ifla, Oclc, JISC si sono già poste il problema, offrendo occasioni di approfondimento e qualche risposta.

– In questo post aggiungo una suggestione, appena sfiorata nell’articolo pubblicato
I MOOC sono diventati molto noti (perfino troppo, forse) negli Stati uniti; ma anche l’Unione Europea guarda con interesse a questo tipo di formazione permanente attraverso il portale Open education Europe che raccoglie tutti i materiali didattici aperti, con particolare attenzione ai MOOC europei che sono aggregati in un European MOOC scoreboard. Alla base di questa risorsa c’è una posizione della Commissione europea sulla necessità di incoraggiare le iniziative didattiche aperte e innovative.

– Aggiungo anche un piccolo aggiornamento (l’articolo pubblicato è stato redatto a settembre, anche se mi è stato possibile fare qualche piccola revisione a Novembre).
Le università italiane coinvolte nei MOOC sono ad oggi due:
Università Sapienza di Roma che su Coursera ha in programma 3 corsi di cui due già calendarizzati e di prossimo inizio;
Università Bocconi di Milano che sempre su Coursera ha in programma 3 corsi.

Digital curation e Content curation

13 aprile 2013

In questo post ringrazio la rivista Bibliotime per avermi invitato a scrivere un articolo, pubblicato nel primo numero del 2013, che mi ha permesso di analizzare il termine “Curation“.
Invito a leggere il contributo, che ha per titolo: “Digital curation e content curation: due risposte alla complessità dell’infosfera digitale che ci circonda, due sfide per i bibliotecari“.
Aggiungo solo due riflessioni ex-post:
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Wikitroppo, information overload (e wild parties …)

31 gennaio 2011

wikileaks: aprire gli archivi

Credo che Wikileaks sia una risorsa insostiuibile perchè, come ha scritto Vittorio Zambardino, è un “disintermediatore della macchina del fango“: Wikileaks fa un’operazione politica importante e dirompente, che consiste nel rendere trasparenti le relazioni politiche, nel riconsegnare all’opinione pubblica mondiale ciò che è celato nei documenti top secret e nei cablogrammi.

Osservo tuttavia che il materiale reso disponibile da Wikileaks è arrivato a noi -opinione pubblica mondiale- a valanga, in quantità sempre gigantesche e massive, poco assimilabili, poco fruibili, producendo, forse proprio per questa ragione, una immediata e spiccia re-intermediazione da parte dei media mainstream, che ci hanno restituito, in Italia, grossomodo queste informazioni: Leggi il seguito di questo post »

Google VS Bing. Uno strumento di confronto

14 febbraio 2010

Il sito che confronta bing e google
Google, con ritmi sostenuti, ci propone sempre nuovi gadget e strumenti: prima Wave (chi lo sta usando in modo operativo?(*)), ieri Buzz che imita Facebook nelle funzioni principali, l’altro ieri Nexus One, lo smartphone che mette a sistema tutti i servizi Google, ed e’ in vendita per ora solo negli Stati Uniti (ecco una demo).
Ci sembra tuttavia, che la cosa che Google sa fare meglio, il motore di ricerca, non sia oggetto, ormai da diversi anni, di innovazioni e perfezionamenti (spero di essere smentita): l’algoritmo Page Rank, che è alla base del funzionamento di Google, scritto da Brin e Page nel 1998, è dalle origini il cuore immutabile del sistema informativo Google.
Intanto, altri motori di ricerca, basati (come essi dichiarano) su un approccio diverso, di tipo semantico, iniziano ad affermarsi. Uno di questi …. Leggi il seguito di questo post »

Perchè la Carta dei 100 non mi convince (ma la firmo e invito a firmarla)

29 novembre 2009

Logo della Carta dei 100 per il libero wifiLa Carta dei 100 per il libero Wifi è una iniziativa che ha il pregio di focalizzare l’attenzione sul Decreto Pisanu, che dovrà essere prorogato per il 31/12/2009.
Ma la Carta dei 100 accompagna la proposta di legge n.2962 Cassinelli-Concia, che propone una modifica del Decreto, e che ci pare del tutto inadeguata.
Ecco perchè.

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Conversazione con un wikipediano

5 aprile 2009

Chi scrive su Wikipedia? Perché? Come funziona, dall’interno, questa struttura reticolare e complessa? Come si autoregola la comunità degli autori?
Abbiamo avuto l’opportunità di avvicinare G.L., studente ed utente della biblioteca dove lavoriamo, studioso di storia locale, autore da più di cinque anni di numerose voci di Wikipedia, e gli abbiamo posto alcune domande.
Abbiamo chiesto a G.L. di raccontarci la sua esperienza di wikipediano.
Questa conversazione, rivista ed approvata dal nostro interlocutore, ci offre una prospettiva ravvicinata del lavorìo che c’è dietro alla celebre enciclopedia libera (1).
Abbiamo articolato la conversazione in alcuni punti. Eccoli:
– Come si diventa wikipediani
– Vita da rete. Il lavoro di gruppo, la reciprocità
– Zonali, tematici, osservatori, ortodossi, neofiti: una tipologia dei wikipediani
– Costruire l’enciclopedia. Il processo di “wikificazione”
– Il punto di vista neutrale
– Il bello di essere wikipediano
– Cosa può distruggere Wikipedia
– A che pro? Reputazione, gratificazioni, economia del dono. E incidenti di percorso

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Deep web reloaded: esplorare il pagliaio

6 marzo 2009

Il 2 marzo, durante il nostro corso, ragionando sull’information overload, facevo cenno al “Deep web” come uno degli indicatori, ma anche delle metafore, che alludono -già da diversi anni- alla complessità del pluriverso documentale presente in Rete. Con l’espressione “Deep web” si indica infatti tutta quella parte di web che, per ragioni diverse, non viene indicizzata dai motori di ricerca, e che rappresenta il 90% dell’informazione presente su web. Come segnalato da AIDA Lampi , che cita “The Deep Web: Surfacing Hidden Value” il paper “classico” di Bergman del 2001 (a cui aggiungerei un tutorial semplice di Laura Cohen, della biblioteca dell’Università di Albany), il tema del Deep web continua ad interessare alcune start-up (cosmix) o ad animare progetti (Deepep) orientati sulla creazione di “nuovi” search engines. In un articolo di Alex Wright , pubblicato sul sito web del New York Times il 23 febbraio, viene sottolineato come il problema non è più “trovare un ago in un pagliaio” ma “esplorare il pagliaio” cioè indicizzare non solo il web, ma i database che popolano il web, affrontando il problema della interoperabilità delle migliaia di sorgenti di dati presenti in Internet. Riccardo Bagnato su Repubblica online (25 febbraio) riprende questo tema, e il 5 marzo su Nòva il Sole 24 ore n. 163 troviamo un contributo di Luca Tremolada (pag. 11 “Sotto la Rete niente: Deep web, l’internet che sfugge a Google”) che riassume un po’ tutta la questione: il trilione di pagine web censite da Google sono ben poca cosa rispetto alla quantita’ di materiali non intercettati dai motori di ricerca o perche’ non-interoperabili (è il problema dei database) o perche’ non citati da nessuno, e quindi collocati in un cono d’ombra dall’algoritmo PageRank, che come sappiamo opera in Google misurando l’importanza e la trovabilità di un sito soprattuto in base alla sua popolarità.  L’articolo di Nòva sposta il focus del problema “deep web” su un livello promettente, che è il web semantico, cioè precisamente sui modelli di organizzazione (e quindi di trovabilità) della conoscenza su web.