Archive for the 'reference' Category

Un elefante nella stanza

29 novembre 2015

Si dice “c’è un elefante nella stanza” quando un enorme problema, impossibile da eludere, si presenta in una situazione ma nessuno lo evoca apertamente.
Quando l’Associazione italiana Biblioteche del Trentino Alto Adige mi ha invitato a fare un corso sul servizio reference a Bolzano ho pensato che un elefante si sarebbe aggirato senza posa nell’aula sede della docenza: la crisi profonda e indubitabile che il servizio reference attraversa.

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Così ho deciso che per prima cosa avrei evocato l’elefante parlando di questa crisi, ne avrei argomentato gli aspetti.
Poi avrei provato a dire “cosa resta”, oggi, di questo tipo di servizio.
Poi avrei formulato alcune proposte per un servizio reference contemporaneo, per riflettere con i colleghi su come oggi possiamo pensare al servizio reference e praticarlo in modo utile, con particolare attenzione alle fonti aperte, a Wikipedia (standard de facto per chi vuole fasi un’idea su qualunque cosa), a Google, che organizza il nostro quadro cognitivo.
Sotto metto a disposizione alcune delle slide, con riferimenti ad alcune letture utili per me importanti.

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Le risorse ad Accesso aperto e le Pubbliche amministrazioni. Un corso

2 novembre 2014

Le risorse scientifiche in Accesso aperto possono rivelarsi di grande interesse per le Pubbliche amministrazioni.
Gli Enti pubblici infatti non solo producono dati (che in alcuni casi sono conferiti in portali ad accesso aperto come, a livello italiano, dati.gov.it) ma sono anche consumatori di dati e letteratura scientifica.
Sappiamo che dati e letteratura scientifica, se lasciati aperti e disponibili a tutti, partecipano pienamente della catena del valore e producono essi stessi valore. Secondo una ricerca -non recente- citata in un documento dell’unione europea (1) il valore economico delle informazioni del settore pubblico nell’UE è stimato in circa 68 miliardi di euro. Secondo uno studio più recente (2) se i paesi del G20 aprissero tutti i dati di fonte governativa ciò comporterebbe un aumento cumultativo di 1.1 punti percentuali del PIL.

La direttiva 98/2003 (3) dell’Unione europea ha per oggetto il regime di apertura e riutilizzo dei documenti e delle informazioni prodotte dalle pubbliche amministrazioni. Nelle sue premesse la direttiva sottolinea che la produzione di contenuti digitali aperti rappresenta un enorme potenziale per la creazione di posti di lavoro, soprattutto nell’ambito delle piccole imprese emergenti (che noi oggi chiameremmo startup e in ambito accademico spinoff). Tutte realtà che dispongono di budget limitati e hanno un bisogno enorme di informazione scientifica di qualità per fare ricerca e sviluppo, brevetti, prodotti innovativi.
La Direttiva UE 37/2013 (4) approfondisce questi aspetti riconoscendo il generale principio di riutilizzabilità dei dati nel rispetto della proprietà intellettuale e della privacy. Leggi il seguito di questo post »

Essere “Embedded librarian”. Cosa vuol dire e perchè non è poi così male

21 aprile 2014

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C’è Enrico Francese, un digital librarian di Torino che presenta il nuovo discovery tool del suo Ateneo con un tavolo itinerante sistemato nei locali dell’università e un computer portatile collegato in rete, lontano dai locali della biblioteca.

Poi, c’è Tommaso Paiano, bibliotecario anche lui, che collabora con un coworking, uno spazio condiviso che serve come “incubatore” di idee e progetti legati al settore IT.
Poi ci sono i bibliotecari che collaborano con Wikipedia.

Nel mio piccolo, passo una parte del tempo lavorativo portando con me un pc portatile, Leggi il seguito di questo post »

Google Helpouts, alla ricerca dell’esperto su misura

16 novembre 2013
L'esperto risponde

Si chiede un appuntamento all’esperto

Segnalo un servizio di Google inaugurato il 5 novembre. Si tratta di Helpouts, e permette di richiedere consulenze personali a un “esperto”.
[Aggiornamento 3 dicembre 2013: tra gli esperti proposti da Google helpouts non poteva mancare un reference librarian]
Come funziona Leggi il seguito di questo post »

Refseek, una segnalazione (con perplessità)

10 marzo 2013

Alle sue origini, nel 2008, l’obiettivo di questo blog era: “fornire arnesi da lavoro per i bibliotecari che si occupano del servizio di informazioni bibliografiche”. Pur mantenendo fermo questo obiettivo abbiamo cercato, in questi 5 anni, di parlare anche di altro. Ci sembra utile però mantenere fermo anche un profilo semplice, e di “servizio”, di mera segnalazione critica di nuove risorse.
Eccone una allora, si chiama Refseek.

Refseek maschera di ricerca

Refseek maschera di ricerca


Refseek, che viene segnalato in un articolo di The Digital Shift del 28 febbraio, Leggi il seguito di questo post »

Connotea chiude, la fragilità del “free”

9 febbraio 2013

Il 23 gennaio ho ricevuto un email che, in quanto utente, mi segnalava che il servizio di Social bookmarking Connotea, offerto gratuitamente dal gruppo editoriale Nature, chiuderà il 12 marzo.

connotea

Fortunatamente su Connotea avevo solo un bookmark didattico, utilizzato nel 2010 in uno dei miei corsi e poi non più aggiornato; però su Connotea ci sono bookmark molto interessanti, come questo dall’eloquente titolo “Chiedinbiblioteca” e aggiornato a settembre 2012, e questo, aggiornato al 18 gennaio, entrambi con un sistema di Tag molto accurato e sistematico.

Connotea è uno dei primi servizi di social bookmarking: attivo dal 2005 insieme a Delicious permette di salvare e tenere in ordine i siti utili, aggregandoli attraverso etichette (“Tag”) e condividendoli con altri.
Ma Connotea è anche un vero e proprio Reference management software (RMS), Leggi il seguito di questo post »

Digital literacy e biblioteche. Un documento “aperto”.

7 ottobre 2012
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Il 18 settembre la Digital literacy task force (gruppo di lavoro all’interno dell’OITP (*), Ufficio per la politica delle tecnologie dell’informazione dell’ALA) ha pubblicato il documento “Digital literacy, libraries and public policy” [pdf]. Si tratta di un draft aperto alle correzioni: è possibile proporre commenti, previa registrazione, fino al 19 ottobre.

Questo documento a me pare interessante e utile, specialmente se ci sforziamo di estrarre da esso ciò che non riguarda strettamente il mondo delle biblioteche americane (17.000 biblioteche pubbliche, 99.000 scolastiche e 3.800 accademiche e di college).
Il primo aspetto da sottolineare è che la Digital literacy non è considerata in termini piattamente evolutivi rispetto all’Information literacy: quest’ultima piuttosto ne è una premessa: senza una capacità di base nel gestire il testo, la lettura e la scrittura non ci possono essere altre literacies; in altre parole la Digital literacy DEVE includere la padronanza delle literacies tradizionali, basate sul testo e la scrittura.

La Digital literacy coglie piuttosto una evidenza empirica, valida negli Usa come da noi: più dell’80% delle imprese più importanti pubblicano le loro offerte di lavoro solo online e richiedono candidature solo online.
Se questo è il dato, la Digital literacy è lo strumento per creare una forza lavoro competitiva, e l’inclusione digitale diventa inclusione sociale e economica.
Ed infatti 30 milioni di utenti negli Usa riferiscono di aver usato la biblioteca pubblica come supporto alla ricerca di impiego, al punto che il Dipartimento del lavoro ha diramato alle locali agenzie (noi diremmo: i Centri per l’impiego) una indicazione a favore dei partenariati con le biblioteche pubbliche.

I confini della Digital literacy non sono statici ma sono spinti sempre più in avanti mano a mano che i social media e le altre piattaforme interattive diventano sempre più mainstream e essenziali alla vita di ogni giorno.

E Digital literacy non è solo apprendere tecniche, e non è neppure un piano per la banda larga, o un pc in ogni scuola; quanto piuttosto saper usare in modo responsabile e creativo i media digitali, conoscerne i codici e la netiquette (termine antico e nobile, che ritrovo nel report). Vuol dire, forse, calibrare la propria presenza in rete in modo altro rispetto alla passiva trasmissione virale di gattini LOL (**) e altri “tormentoni” (***).

Tipica immagine lolcat

Tipica immagine di “LOLcat”. Fonte: en.wikipedia.org/wiki/Lolcat


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I ricercatori di domani

23 luglio 2012

Ricercatori di domani. Copertina della ricerca

Researches of tomorrow. Giugno 2012

Ricercatori di domani è il titolo di una ricerca ad ampio raggio pubblicata a Giugno 2012 e realizzata dal 2009 al 2011 da British library, JISC (the Joint Information Systems Committee) e HEFCE (Higher Education Funding Council).
Obiettivo del survey è indagare il comportamento nella ricerca di informazioni scientifiche degli studenti di dottorato, per permettere a Enti di ricerca e biblioteche di attivare politiche e scelte ponderate.
Oggetto dell’analisi sono gli studenti universitari degli Atenei inglesi nati dal 1982 al ’94 (attualmente persone dai 18 ai 30 anni). Nella nella ricerca essi sono chiamati “Generazione Y” per distinguerli dal focus di un’altra ricerca BL/JISC “The Google Generation: Information Behaviour of the Researcher of the Future“, pubblicata nel 2008 e centrata sui “digitali nativi”: la “Generazione Y” precede i digitali nativi e, come vedremo, se ne differenzia in modo sostanziale.
I dati emergono da interviste e questionari somministrati a più di 17.000 studenti di più di 70 High School del Regno Unito tra il 2009 e il 2011.
I risultati della ricerca ci restituiscono un quadro molto “europeo” (torno dopo su questo aspetto) che si discosta dall’immagine ormai “tipica” degli studenti iperconnessi sempre online e super attivi nei social networks. Leggi il seguito di questo post »

Segnali stradali. Dalla tecnica all’etica.

18 febbraio 2012

Nei miei corsi sul servizio reference (il prossimo a Milano il 22-23 febbraio) dedico sempre una breve sezione agli standard internazionali, cioè alle regole, linee guida e definizioni proposte dalle grandi istituzioni internazionali (Ifla, Ala, e, in Italia, AIB).
Nello specifico cito e commento: Le competenze professionali dei bibliotecari addetti al reference e ai servizi al pubblico (Ala/Rusa, 2003), le Linee guida delle performance di comportamento per i professionisti dei servizi informativi e di reference (Ala/Rusa 2008), le Linee guida IFLA per il servizio di digital reference del 2004, e infine la Definizione di Reference approvata da ALA/RUSA Board of Directors nel 2008.

segnali stradali

Segnali stradali

Considero queste linee guida, regole e definizioni come dei segnali stradali, che ci aiutano a non uscire fuori strada.
Il problema di questi segnali stradali è che, sebbene sempre utili e validi, almeno ai fini didattici, sono tutti un po’ datati. Vero è che esprimono elementi tecnici e operativi così generali e universali che non risentono molto del passare del tempo, tuttavia non colgono più tutte quelle implicazioni problematiche che lo sviluppo social della rete porta con se’, oppure la complessità e ambivalenza di strumenti quotidiani come Google (che ci restituisce, come dimostrato da Eli Pariser, le nostre stesse preferenze, ne scrivo qui).
Nel mancato aggiornamento di queste linee guida non possiamo non vedere elementi di criticità, o comunque una difficoltà a interpretare il reference proprio alla luce delle sfide piu’ contemporanee.
Se ne può parlare, ad esempio, partendo dall’ultimo libro di David Lankes (*),
icona

Fonte dell’immagine: slide presentate da David Lankes al 57. Congresso AIB (novembre 2011) vedi nota in basso (**)

ma mi interessa di più verificare come molte sfide del servizio reference si attualizzano se, una volta acquisiti, come passaggio ineludibile, gli aspetti tecnici, le decliniamo sul piano dell’etica.
In questo senso un testo di grande interesse mi sembra il draft elaborato, in ambito IFLA, dal FAIFE (Committee on Freedom of Access to Information and Freedom of Expression) dal titolo: Code of Ethics for Librarians and other Information Workers.
Non userò il mio blog per riassumere questo documento (che è piuttosto sintentico).
Propongo però una lista di 10 buone ragioni che, a mio avviso, rendono questo draft davvero interessante e attuale anche per chi svolge attività di reference.
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Alla ricerca della sincronia (It’s all about the relationships)

10 gennaio 2012

Copertina del report OCLC : Seeking synchronicity, 2011

Seeking Synchronicity, OCLC, 2011

Ogni anno OCLC, il consorzio che cura Worldcat, uno dei maggiori cataloghi del mondo, pubblica dei report che fanno il punto su biblioteche, utenti servizi. Le ricerche servono ovviamente a migliorare i servizi OCLC, tra cui Question point, il software per il virtual reference 7/24.
Il report 2011 “Seeking Synchronicity: Revelations and Recommendations for Virtual Reference” dice senza reticenze quello che forse un po’ tutti pensiamo: il virtual reference sincrono – quello che si effettua via chat, per intenderci, non piace a nessuno. Non piace ai bibliotecari (che preferiscono il reference faccia-a-faccia nel 70% delle interviste effettuate) e non piace soprattutto agli utenti: Leggi il seguito di questo post »