Archive for the 'biblioteche_digitali' Category

La nuova Digital library delle Nazioni Unite UNDL

20 maggio 2017

E’ notizia del 18 maggio che le Nazioni Unite hanno appena inaugurato United Nations Digital library (UNDL) la biblioteca digitale istituzionale.
biblioteca digitale delle nazioni unite logo
La biblioteca digitale, che ad oggi contiene più di 860.000 record, è frutto del partenariato tra la Dag Hammarskjöld Library, la biblioteca del quartier generale delle Nazioni Unite a New York e gli uffici della biblioteca delle Nazioni Unite a Ginevra.
UNDL permette di accedere ai documenti prodotti da tutte le agenzie UN ove possibile in full text, mappe, discorsi (speeches) e risultati delle votazioni. Assolve anche a obiettivi di preservazione digitale a lungo termine dei documenti prodotti dalle Nazioni Unite.
Sebbene, ad esempio, la biblioteca della Sede di Ginevra utilizzi il discovery tool Primo, la UN Digital library si basa su una tecnologia open source sviluppata dal Cern di Ginevra. Questo spunto a me pare molto interessante, e sarebbe utile saperne di più.
I record presenti nella biblioteca digitale sono esportabili nei formati BibTeX, MARC (quale?), MARCXML, Dublin Core, EndNote, NLM e RefWorks.
Apparentemente il database non è compliant con il plugin di Zotero, mentre lo è con Mendeley.

Leggendo BiblioTECH di John Palfrey

21 agosto 2015

palfrey-bibliotech

Le riflessioni di un “feral”

Perchè leggere questo saggio di John Palfrey?
Intanto perchè è un testo brillante, appassionato, di taglio teorico e sguardo lungo.
Palfrey – già direttore di DPLA (Digital Public Library of America) non è un bibliotecario ma un esterno, un “feral” che ha occasione di lavorare nelle biblioteche mantenendo, come punto di forza secondo me, una prospettiva obliqua rispetto a miti e riti della biblioteconomia.

Le biblioteche in pericolo. Salviamole (da loro stesse)

La biblioteca è per l’autore un “safe space on a hot day“, un luogo “terzo” accogliente per tutti ma anche un luogo seriamente in pericolo.
La consapevolezza del pericolo che le biblioteche stanno correndo, in un ecosistema informativo in radicale trasformazione dominato dalle grandi corporation for-profit (Google e Amazon), non spinge l’autore a una retorica difensiva anzi. Le pagine a mio avviso più efficaci del libro sono quelle in cui viene preso di petto il tema della nostalgia, ovvero dei danni gravi che biblioteche provocano a loro stesse evocando, in un periodo in cui tutto cambia, la nostalgia dell’idea archetipica di biblioteca.

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L’Information literacy nel manuale “Biblioteche e biblioteconomia” (più qualche aggiornamento)

2 agosto 2015

copertina

A maggio di quest’anno è stato pubblicato il manuale Carocci “Biblioteche e biblioteconomia : principi e questioni” curato da Giovanni Solimine e Paul Gabriele Weston. La precedente edizione risaliva al 2007.

Si tratta di un libro vasto e attento alla media/lunga durata più che a cogliere l’attimo. Questo approccio è un punto di forza, che comporta una accurata selezione dei temi trattati (con attenzione al “cosa resta” di un determinato fenomeno piuttosto che all’estrema attualità), ma anche, ovviamente, un limite in un contesto dove tutto cambia molto rapidamente e in cui la professione si evolve e si ibrida.

Il taglio proposto nei singoli capitoli è omogeneo: le “questioni aperte” sono, variamente declinate, la parte centrale di ciascun saggio. Il manuale non è quindi una documento “chiuso” ma una esposizione aperta e problematica di temi da non leggere in modo sequenziale perchè i percorsi di lettura sono molteplici e trasversali, come indicato nella premessa.

Ne scrivo nel mio blog perchè ho redatto il capitolo dedicato all’Information literacy e vorrei riassumere cosa ho scelto di far emergere nel manuale ma anche –rispetto al testo pubblicato– rendere conto degli sviluppi ulteriori (*).

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Discovery tool e Reference nelle biblioteche accademiche: “Business as usual”, “Game over” o nuove prospettive?

3 maggio 2015

In questo post (lungo) provo a esprimere alcune criticità che riguardano il servizio reference; poi metto in discussione due approcci relativi all’impatto dei Discovery tool nel servizio reference svolto dalle biblioteche accademiche: chiamo questi due approcci “BUSINESS AS USUAL” e “GAME OVER“.
Infine provo a capire in che modo i Discovery tool aiutano a riposizionare le attività di reference a condizione che si accetti di ampliare e rinegoziare il proprio focus di azione.

discovery2p

REFERENCE?

Le cosiddette attività di “Reference” (*) richiedono certamente una ridefinizione radicale perchè l’infosfera nella quale siamo immersi è mutata e tutte le attività di intermediazione informativa (il reference è indubbiamente tra queste) sono scomparse o hanno subito cambiamenti radicali (1).

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Discovery tool e Information literacy

18 aprile 2015

Un memo sull’impatto dei Discovery sulle pratiche di information literacy.

discovery tool

I DISCOVERY TOOL
I Discovery tool, come sappiamo, sono manufatti di “ultima generazione” che permettono un accesso unitario a tutte le risorse locali e remote messe a disposizione da un sistema bibliotecario alla comunità da esso servita.
Utilizzati soprattutto dalle biblioteche accademiche, i Discovery tool permettono di interrogare attraverso un’unica interfaccia “Google like” l’OPAC, i repository istituzionali, le differenti banche dati bibliografiche o full text sottoscritte, alcune risorse esterne selezionate dal library manager, integrando al loro interno anche il link resolver.

Al cuore di un discovery tool c’è un indice che viene popolato dai metadati che le singole risorse espongono (in caso di risorse aperte) o conferiscono al discovery stesso.
Gli editori e gli aggregatori (Elsevier, Proquest, Ebsco per citare solo i maggiori) conferiscono i loro metadati ai produttori di discovery tools; cosicchè il library manager sceglie, in base alle sottoscrizioni istituzionali, quali risorse includere nell’indice.

Un’ottima descrizione dei Discovery tool esistenti, commerciali o open source, viene fornita da NISO in un recente libro bianco (1) pubblicato in seno alla NISO Open Discovery Initiative, un progetto di ampio respiro per rendere operative tecnologie emergenti come gli open linked data.
Dal punto di vista dell’utente il Discovery tool permette di evitare la consultazione separata di piu’ risorse (opac, banche dati, repository) per accedere a un’interfaccia unica e semplice, Google like appunto.

In Italia ci sono pochissime ricerche sull’impatto di questi nuovi strumenti sulle esigenze informative della comunità di riferimento, o perlomeno sulla loro usabilità: segnalo una breve ricerca empirica di Enrico Francese su TUTTO, il discovery tool dell’Università di Torino (2).

DISCOVERY TOOL E INFORMATION LITERACY
Secondo il recentissimo Framework licenziato da ALA a gennaio 2015, che supera i vetusti Standard sulla competenza informativa per gli studi universitari del 2000, l’Information literacy è “un set di abilità integrate che include la scoperta riflessiva di informazione, la comprensione di come l’informazione è prodotta e valutata, ed il suo uso per creare nuova conoscenza e partecipare in modo etico a comunità di apprendimento” (trad. mia).
Con lo stile non convenzionale che gli è proprio David Lankes nel suo Atlante della biblioteconomia moderna definisce l’IL come quell’insieme di attività finalizzate a fornire empowerment alla comunità servita dalla biblioteca (3).

Proprio nell’ultimo numero della Rusq (Reference and users services quarterly, la rivista open access dell’ALA-Rusa Reference user services Association) c’è un articolo “Information literacy instruction with Primo” (4). Leggi il seguito di questo post »

Boston, la Digital public library of America (DPLA) – e noi.

16 aprile 2013

Io vedo la costruzione di una nuova biblioteca come uno dei più grandi esempi di come gli esseri umani possano insieme estendere la luce contro le tenebre. Quando sarà giunto il momento, lasceremo la luce risplendere

Il logo per il lancio della DPLA

Il logo per il lancio della DPLA alla public library di Boston

Con queste parole Dan Cohen, il Direttore di DPLA, la prima biblioteca digitale pubblica americana (ne parlo qui), annuncia oggi che la cerimonia pubblica di inaugurazione, che avrebbe dovuto avere luogo il 18-19 Aprile, sarà rinviata.
La sede scelta per il lancio di DPLA era infatti Leggi il seguito di questo post »

Digital curation e Content curation

13 aprile 2013

In questo post ringrazio la rivista Bibliotime per avermi invitato a scrivere un articolo, pubblicato nel primo numero del 2013, che mi ha permesso di analizzare il termine “Curation“.
Invito a leggere il contributo, che ha per titolo: “Digital curation e content curation: due risposte alla complessità dell’infosfera digitale che ci circonda, due sfide per i bibliotecari“.
Aggiungo solo due riflessioni ex-post:
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Digitize, Democratize: la Digital public library of America (DPLA) sarà online il 18 aprile

19 febbraio 2013

dpla

DPLA, digital public library of America http://dp.la/ ci sembra un progetto degno di grande interesse.
Si tratta di un programma su larga scala per la realizzazione di una biblioteca digitale pubblica nazionale (americana), iniziato nel 2010, da una sollecitazione di Robert Darnton, direttore del sistema di biblioteche dell’università di Harvard, finanziato dalla Alfred P. Sloan Foundation e coordinato dal Berkman Center for Internet & Society, un centro studi su internet e le nuove tecnologie dell’Università di Harvard.
Il prototipo di DPLA sarà disponibile online il prossimo 18 aprile (inizalmente era prevista anche una cerimonia inaugurale alla Boston Public library, poi rinviata, ne scrivo qui).

Ecco alcuni apetti che troviamo interessanti
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Biblioteche (accademiche) e Wikipedia: affinità elettive

2 agosto 2012


Oclc, il famoso consorzio bibliotecario che gestisce il mega-catalogo Worldcat, sta organizzando dei webinar su Wikipedia. Il primo era il 31 luglio, e aveva come titolo “Wikipedia and Libraries: What’s the Connection?” il secondo, il 2 agosto, ha per titolo “Librarians are Wikipedians, too“. I webinar sono gratuiti e aperti a tutti, basta registrarsi e collegarsi al momento indicato con una buona connessione e le cuffie.
La prima domanda sorge spontanea: perchè OCLC colloquia fittamente con Wikipedia, al punto da aver accolto nel suo staff Max Klein, un “Wikipedian in residence“, cioè un editor di Wikipedia “distaccato” (diremmo noi) presso una istituzione? Leggi il seguito di questo post »

The British newspaper archive

28 dicembre 2011

Uno degli aspetti interessanti della British Library è l’abilità nel mettere a valore il suo immenso patrimonio documentale.
Tutti conosciamo ovviamente lo storico (e oneroso) servizio svolto dal BLDSC (British library document supply centre), ma anche le attività più più attente al nuovo: da gennaio 2011, ad esempio, sono disponibili (in vendita) delle App per smartphone che permettono di fruire in mobilità i “tesori” della BL (la prima App prodotta è illustrata da un clip, qui).
Abbiamo avuto notizia di un nuovo servizio, British newspaper archive.
La BL, con un partner esterno, ha digitalizzato più di 40 milioni di pagine dai giornali storici pubblicati nel Regno unito dal 1800, basandosi sia sul patrimonio cartaceo che microfilmato. I titoli indicizzati sono quasi 200.
La ricerca è basata sia su un rigido modulo search che su un più dispersivo browsing sui titoli o i territori del Regno unito (mappa cliccabile). Nella home page compare anche una timeline, ma serve solo per mostrare alcune pagine.
L’output della ricerca sono le miniature delle pagine e segmenti (davvero troppo piccoli!) di testo, dopodichè Leggi il seguito di questo post »