Archive for the 'biblioteche' Category

L’Information literacy nel manuale “Biblioteche e biblioteconomia” (più qualche aggiornamento)

2 agosto 2015

copertina

A maggio di quest’anno è stato pubblicato il manuale Carocci “Biblioteche e biblioteconomia : principi e questioni” curato da Giovanni Solimine e Paul Gabriele Weston. La precedente edizione risaliva al 2007.

Si tratta di un libro vasto e attento alla media/lunga durata più che a cogliere l’attimo. Questo approccio è un punto di forza, che comporta una accurata selezione dei temi trattati (con attenzione al “cosa resta” di un determinato fenomeno piuttosto che all’estrema attualità), ma anche, ovviamente, un limite in un contesto dove tutto cambia molto rapidamente e in cui la professione si evolve e si ibrida.

Il taglio proposto nei singoli capitoli è omogeneo: le “questioni aperte” sono, variamente declinate, la parte centrale di ciascun saggio. Il manuale non è quindi una documento “chiuso” ma una esposizione aperta e problematica di temi da non leggere in modo sequenziale perchè i percorsi di lettura sono molteplici e trasversali, come indicato nella premessa.

Ne scrivo nel mio blog perchè ho redatto il capitolo dedicato all’Information literacy e vorrei riassumere cosa ho scelto di far emergere nel manuale ma anche –rispetto al testo pubblicato– rendere conto degli sviluppi ulteriori (*).

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Discovery tool e Information literacy

18 aprile 2015

Un memo sull’impatto dei Discovery sulle pratiche di information literacy.

discovery tool

I DISCOVERY TOOL
I Discovery tool, come sappiamo, sono manufatti di “ultima generazione” che permettono un accesso unitario a tutte le risorse locali e remote messe a disposizione da un sistema bibliotecario alla comunità da esso servita.
Utilizzati soprattutto dalle biblioteche accademiche, i Discovery tool permettono di interrogare attraverso un’unica interfaccia “Google like” l’OPAC, i repository istituzionali, le differenti banche dati bibliografiche o full text sottoscritte, alcune risorse esterne selezionate dal library manager, integrando al loro interno anche il link resolver.

Al cuore di un discovery tool c’è un indice che viene popolato dai metadati che le singole risorse espongono (in caso di risorse aperte) o conferiscono al discovery stesso.
Gli editori e gli aggregatori (Elsevier, Proquest, Ebsco per citare solo i maggiori) conferiscono i loro metadati ai produttori di discovery tools; cosicchè il library manager sceglie, in base alle sottoscrizioni istituzionali, quali risorse includere nell’indice.

Un’ottima descrizione dei Discovery tool esistenti, commerciali o open source, viene fornita da NISO in un recente libro bianco (1) pubblicato in seno alla NISO Open Discovery Initiative, un progetto di ampio respiro per rendere operative tecnologie emergenti come gli open linked data.
Dal punto di vista dell’utente il Discovery tool permette di evitare la consultazione separata di piu’ risorse (opac, banche dati, repository) per accedere a un’interfaccia unica e semplice, Google like appunto.

In Italia ci sono pochissime ricerche sull’impatto di questi nuovi strumenti sulle esigenze informative della comunità di riferimento, o perlomeno sulla loro usabilità: segnalo una breve ricerca empirica di Enrico Francese su TUTTO, il discovery tool dell’Università di Torino (2).

DISCOVERY TOOL E INFORMATION LITERACY
Secondo il recentissimo Framework licenziato da ALA a gennaio 2015, che supera i vetusti Standard sulla competenza informativa per gli studi universitari del 2000, l’Information literacy è “un set di abilità integrate che include la scoperta riflessiva di informazione, la comprensione di come l’informazione è prodotta e valutata, ed il suo uso per creare nuova conoscenza e partecipare in modo etico a comunità di apprendimento” (trad. mia).
Con lo stile non convenzionale che gli è proprio David Lankes nel suo Atlante della biblioteconomia moderna definisce l’IL come quell’insieme di attività finalizzate a fornire empowerment alla comunità servita dalla biblioteca (3).

Proprio nell’ultimo numero della Rusq (Reference and users services quarterly, la rivista open access dell’ALA-Rusa Reference user services Association) c’è un articolo “Information literacy instruction with Primo” (4). Leggi il seguito di questo post »

A year of books (osservazioni minime)

5 gennaio 2015

Nei primi giorni dell’anno Mark Zuckemberg ha lanciato la fan page A Year of books su Facebook che attualmente ha più di 124.000 fan. L’obiettivo di Zuckemberg sembra essere di tipo educativo: “leggerò almeno due libri al mese” (come dire: “mangerò più verdure“) ed è declinato come buon proposito personale.
Osservo che la fan page rinvia alla solita immagine archetipica di libro: polveroso e di aspetto più o meno antico:

year-of-books

Il primo libro inserito (entità “libro”) è questo, con link diretto (errato o non funzionante) ad Amazon (standard de facto per segnalare un libro?).
Le mie osservazioni
– Proporre la lettura di due libri al mese come “buon proposito” ci dice una sola cosa: che leggere è noioso. Insomma come promozione della lettura non mi sembra granchè, anche se a proporcelo è Zuckemberg.
Leggere può essere, al contrario, atto collegato a passioni, atto eversivo, accidioso, punto di fuga (*)…
– La fan page Year of books rinvia (osservando l’immagine della pagina, unico elemento significativo) ad una idea di libro come oggetto “alto”, antico, quasi maestoso: inarrivabile: come liberarsi da questi archetipi, quando essi vengono proposti da persone, come Zuckemberg, che la pubblica opinione considera “innovatori” e opinion leader?
Le iniziative “dall’alto” non funzionano (ed infatti: molti fan / zero conversazioni ad oggi su Year of Books); ma le conversazioni hanno luogo altrove: nei circoli di lettura, nelle bacheche Facebook individuali, nelle piattaforme come Anobii (nonostante tutto) e Goodreads o in altre piattaforme.


(*) Cito non a caso alcuni spunti dal bel libro di Luca Ferrieri “Fra l’ultimo libro letto e il primo nuovo da aprire : letture e passioni che abitiamo“, Olschki 2013 che declina una fenomenologia della lettura come azione non banale né di per sé “educativa”, ma come scelta dalle mille ambigue sfaccettature

Le risorse ad Accesso aperto e le Pubbliche amministrazioni. Un corso

2 novembre 2014

Le risorse scientifiche in Accesso aperto possono rivelarsi di grande interesse per le Pubbliche amministrazioni.
Gli Enti pubblici infatti non solo producono dati (che in alcuni casi sono conferiti in portali ad accesso aperto come, a livello italiano, dati.gov.it) ma sono anche consumatori di dati e letteratura scientifica.
Sappiamo che dati e letteratura scientifica, se lasciati aperti e disponibili a tutti, partecipano pienamente della catena del valore e producono essi stessi valore. Secondo una ricerca -non recente- citata in un documento dell’unione europea (1) il valore economico delle informazioni del settore pubblico nell’UE è stimato in circa 68 miliardi di euro. Secondo uno studio più recente (2) se i paesi del G20 aprissero tutti i dati di fonte governativa ciò comporterebbe un aumento cumultativo di 1.1 punti percentuali del PIL.

La direttiva 98/2003 (3) dell’Unione europea ha per oggetto il regime di apertura e riutilizzo dei documenti e delle informazioni prodotte dalle pubbliche amministrazioni. Nelle sue premesse la direttiva sottolinea che la produzione di contenuti digitali aperti rappresenta un enorme potenziale per la creazione di posti di lavoro, soprattutto nell’ambito delle piccole imprese emergenti (che noi oggi chiameremmo startup e in ambito accademico spinoff). Tutte realtà che dispongono di budget limitati e hanno un bisogno enorme di informazione scientifica di qualità per fare ricerca e sviluppo, brevetti, prodotti innovativi.
La Direttiva UE 37/2013 (4) approfondisce questi aspetti riconoscendo il generale principio di riutilizzabilità dei dati nel rispetto della proprietà intellettuale e della privacy. Leggi il seguito di questo post »

The Lyon Declaration. Memo

24 agosto 2014

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Perchè (il contesto)
Nel 2000 le Nazioni Unite formularono solennemente degli “Obiettivi del millennio” (Millennium goals) per uno sviluppo equilibrato e equo del pianeta, pubblicando dei report annuali per monitorarne l’avanzamento.
Questi obiettivi hanno scadenza nel 2015.
L’agenda per i prossimi millennium goals (2016-2030) è in preparazione.
La Lyon declaration, promossa dall’IFLA nel suo congresso di Lione (16-22 agosto 2014), sollecita le Nazioni unite a porre l’accesso all’informazione e alla conoscenza al centro dei prossimi obiettivi del millennio.

Cosa
La dichiarazione è quindi uno strumento di advocacy conciso e di principio: le Associazioni di bibliotecari che l’Ifla rappresenta indicano, attraverso la Lyon declaration, di avere “qualcosa da dire” nel dibattito sugli obiettivi del millennio 2015-2030. Che cosa? Che l’accesso all’informazione è un elemento “transformational” cioè portatore di cambiamento per le persone con meno opportunità, poichè permette loro di avere empowerment.

Riconoscimento della complessità: la povertà è multidimensionale Leggi il seguito di questo post »

Essere “Embedded librarian”. Cosa vuol dire e perchè non è poi così male

21 aprile 2014

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C’è Enrico Francese, un digital librarian di Torino che presenta il nuovo discovery tool del suo Ateneo con un tavolo itinerante sistemato nei locali dell’università e un computer portatile collegato in rete, lontano dai locali della biblioteca.

Poi, c’è Tommaso Paiano, bibliotecario anche lui, che collabora con un coworking, uno spazio condiviso che serve come “incubatore” di idee e progetti legati al settore IT.
Poi ci sono i bibliotecari che collaborano con Wikipedia.

Nel mio piccolo, passo una parte del tempo lavorativo portando con me un pc portatile, Leggi il seguito di questo post »

Se l’information literacy è un framework (allora tutto è possibile)

3 aprile 2014

information literacy
Tutti coloro che si occupano di Information literacy nelle università conoscono gli Standard sulla competenza informativa per gli studi universitari: un documento pubblicato da ACRL (1) nel 2000, tradotto in italiano dall’AIB nel 2003.
Un documento ormai decisamente superato, se è vero che già nel 2012 la sezione information literacy standards dell’ACRL ha pubblicato raccomandazioni urgenti per una radicale revisione.

Cosa non va oggi di questi standard del 2000? Tutto. Leggi il seguito di questo post »

Rilanciare SBN: un’occasione da non perdere

18 giugno 2013

Siamo bibliotecari e information workers, lavoratori dell’informazione.

Riteniamo che la conferenza che si svolgerà a Roma il 20 giugno 2013, “Rilanciamo il Servizio bibliotecario nazionale” sia una buona occasione per ragionare e discutere.

Ringraziamo l’AIB tutta, e la Sezione Lazio dell’Associazione italiana biblioteche che si sono adoperate perché questa conferenza possa avere luogo, e per aver convocato relatori di indiscussa autorevolezza.

Riteniamo che l’eventuale presenza delle più alte cariche istituzionali sia una opportunità ed un segnale importante da parte della politica.

Chiediamo anche, ed è per questo che ospitiamo questa pagina redatta collegialmente nei nostri blog, che questa occasione non vada perduta, e proviamo quindi a stilare una lista delle occasioni da non perdere.

Non dissipare il consenso e l’attenzione verso SBN
La notizia della riduzione dei finanziamenti all’ICCU per la gestione dei servizi SBN ha prodotto in rete, un luogo che abitualmente abitiamo per necessità professionale, una reazione vasta e inattesa, che ha superato le mura dell’ICCU e le stanze dei bibliotecari catalogatori.
Ci sembra una cosa straordinaria, e chiediamo che l’ICCU non dissipi questo patrimonio di consenso e di attenzione che in molti gli hanno tributato.

Chiedere alla Politica di fare politica
I finanziamenti per salvare l’esistente sono fondamentali, ma chiediamo alla Politica di fare la politica, adottando, ben consigliata, una vision strategica su SBN e investendo in innovazione. Cioè in cervelli, in progettualità e persone in grado di realizzare in modo definitivo una politica di apertura – ed esposizione in dataset scaricabili e in formati standard – dei dati bibliografici al fine di consentirne il riuso in altre piattaforme che non può più essere rinviata o dichiarata solo come petizione di principio senza un riscontro operativo.

Apertura dei dati bibliografici. Dare risposte concrete, non di circostanza
Il Decreto Legge 18 ottobre 2012, convertito in legge il 17 dicembre modifica il Codice dell’amministrazione digitale. Le modifiche apportate hanno introdotto una novità: l’assunzione, con decorrenza dal 18 marzo 2013, del principio “open by default” per dati e informazioni prodotte dalle PA con fondi pubblici. In mancanza di una licenza che dispone diversamente, i dati dovranno essere disponibili al cittadino, in modo trasparente e aperto.

Posto che l’open by default è stabilito dalla legge ed è già operativo, vorremmo conoscere i progetti dell’ICCU a proposito dei dati bibliografici (e non solo) prodotti da SBN/ICCU.

Le indicazioni alla pagina:
http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/MenuPrincipale/Trasparenza/Open-Data/index.html
sono sicuramente un punto di partenza, ma ci pare si possa fare di più.

Ricordiamo che l’apertura e l’esposizione dei dati, bibliografici in dataset liberamente scaricabili (e non solo), costituisce una enorme ricchezza ed una potenzialità di sviluppo economico.

Già un esempio di buona pratica c’è stato con il Thesaurus della Biblioteca nazionale centrale disponibile in SKOS/RDF e che viene ora usato anche dalla versione italiana di Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:PuntanoQui/Template:Thesaurus_BNCF
a oggi il Thesaurus integra nella sua struttura 11.757 collegamenti alla Wikipedia e la versione SKOS/RDF del Thesaurus http://thes.bncf.firenze.sbn.it/thes-dati.htm registra 11.185 collegamenti a DBpedia

Open data, Linked data: fare come in Gran Bretagna, Francia, Svizzera, Spagna, Germania
Ci piacerebbe che le pagine web dell’ICCU dedicate a SBN ospitassero pagine con indicazioni sui dataset scaricabili come quelle già visibili sui siti web delle grandi biblioteche nazionali:
British Library http://www.bl.uk/bibliographic/datafree.html
Bibliothèque Nationale de France http://data.bnf.fr/about ; http://data.bnf.fr/licence
CERN Library (CH) http://library.web.cern.ch/library_projects/bookdata
Biblioteca Nacional de España http://www.bne.es/en/Inicio/Perfiles/Bibliotecarios/DatosEnlazados/
Deutschen National Bibliotek http://www.dnb.de/DE/Service/DigitaleDienste/LinkedData/linkeddata.html

Cosa c’è in programma?
Quali passi si stanno muovendo?

Entrare nel merito, rispondere, ascoltare
Nei cinque minuti a disposizioni molti interverranno nel merito rispetto a questi temi, e su altri temi, più tecnici, ma non meno pregnanti, che riguardano la reale e operativa interoperabilità dei dati bibliografici che produciamo, e la loro reale compatibilità e aderenza a progetti internazionali come il VIAF: Virtual International Authority File http://viaf.org/

Questo testo è stato redatto grazie alle discussioni avvenute all’interno della lista di discussione per bibliotecari e wikipediani. Ci piacerebbe vedere condivise queste righe anche nelle pagine di altri blog. Invitiamo chi ci sarà a provare un live tweet dell’evento, utilizzando l’hashtag #nuovosbn

Firmatari
Giulio Bonanome
Enrico Francese
Silvia Franchini
Elisabetta Francioni
Virginia Gentilini
Susanna Giaccai
Andrea Marchitelli
Raffaele Messuti
Pierfranco Minsenti
Stefania Puccini
Laura Testoni
Simona Turbanti
Andrea Zanni

Questo testo sta per essere pubblicato / sarà pubblicato nei Blog seguenti
Giulio Bonanome http://inthemoodforlibrary.wordpress.com
Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it
Virginia Gentilini http://nonbibliofili.wordpress.com/
Susanna Giaccai http://giaccai.wordpress.com/
Andrea Marchitelli http://andreamarchitelli.it/actual/2013/06/18/rilanciare-sbn-unoccasione-da-non-perdere/
Francesco Piras http://www.francescopiras.it/wordpress/?p=106
Stefania Puccini http://informiamocifacendo.wordpress.com/
Laura Testoni https://refkit.wordpress.com/
Andrea Zanni http://aubreymcfato.com

#salvatesbn (fate girare!)

22 maggio 2013

salvatesbn
L’otto maggio su aib-cur, la mailing list dei bibliotecari italiani (più di 6000 iscritti) leggo la notizia, tratta da un lancio ansa, riguardo ad una possibile chiusura per mancanza di fondi di opac sbn, il catalogo che permette ad accedere alle notizia bibliografiche e alle localizzazioni prodotte negli anni da moltissime biblioteche italiane. La notizia rimbalza su Corriere della Sera, La Stampa e altri quotidiani. Leggi il seguito di questo post »

Boston, la Digital public library of America (DPLA) – e noi.

16 aprile 2013

Io vedo la costruzione di una nuova biblioteca come uno dei più grandi esempi di come gli esseri umani possano insieme estendere la luce contro le tenebre. Quando sarà giunto il momento, lasceremo la luce risplendere

Il logo per il lancio della DPLA

Il logo per il lancio della DPLA alla public library di Boston

Con queste parole Dan Cohen, il Direttore di DPLA, la prima biblioteca digitale pubblica americana (ne parlo qui), annuncia oggi che la cerimonia pubblica di inaugurazione, che avrebbe dovuto avere luogo il 18-19 Aprile, sarà rinviata.
La sede scelta per il lancio di DPLA era infatti Leggi il seguito di questo post »