Informazione affidabile in una età di incertezza

6 maggio 2018

L’attenzione dell’agenda politica e mediatica verso i temi dell’attendibilità delle notizie è una grande opportunità per le biblioteche, che possono comunicare se stesse come luoghi rilevanti per la promozione della conoscenza e la consapevolezza critica. La biblioteca è infatti un luogo “terzo” dove ci si dovrebbe rivolgere con fiducia per trovare fonti attendibili e autorevoli.

RUSQ, la rivista open della Reference and user service association (l’associazione dei bibliotecari americani dediti al reference e ai servizi al pubblico) prende di petto il tema delle “false notizie” pubblicando un numero monografico dal titolo “Trusted information in an age of Uncertainty“.
cover_issue_676_en_US E lo fa adottando modalità allo stesso tempo colte e pragmatiche. Modalità colte evidenti nell’editoriale che apre citando un testo importante di Richard Hofstadter del 1964 “Anti-Intellectualism in American Life” che descrive come le semplificazioni populistiche dell’America di oggi siano radicate e vengano da lontano.
Il tema quindi è quello dell’informazione, dell’autorevolezza e della fiducia.

Un articolo introduttivo del fascicolo (1) mostra i metodi, le tecniche, gli strumenti adottati dai bibliotecari in attività di Information literacy centrate sul riconoscimento dell’informazione affidabile; l’articolo seguente (2) sottolinea come nell’era delle Fake News si apra per le biblioteche una grande opportunità per amplificare il loro impatto come istituzioni che supportano gli utenti nello “smontare” le false notizie. Vengono riprodotti alcuni flyer utilizzati in attività organizzate di valutazione dell’attendibilità delle fonti: ovviamente quello molto noto di Ifla, ma anche altri, come ad esempio questa griglia (fonte: Oakland Public Library’s Grid Exercise Passive program) per valutare gli articoli pubblicati su giornali o riviste (ri-adattabile alla situazione italiana? Mi pare di si)
news-quality-grid
Viene segnalato il contributo di Proquest (come noto azienda leader nel fornire database e servizi alle biblioteche) che ha pubblicato un libro bianco su un sondaggio condotto sulle attività di IL delle biblioteche (non sfugge che Proquest è certamente un portatore di interesse sul tema).
Vale la pena di gettare uno sguardo su alcuni poster progettati dall’Università dell’Indiana, come questo (fonte: Indiana University East’s “Fake News LibGuide)
poster-indiana-university
Oltre a esempi di corsi e strumenti didattici mi sembrano interessanti anche i materiali più “motivazionali” e di marketing, legati al ruolo che le biblioteche possono giocare come questo (fonte: Libraries Transform campaign – iniziativa ALA)
library-transform-ala
Anche i bibliotecari, ovviamente, non sono esenti da pregiudizi (bias), tic culturali, punti di vista personali e “di parte”. Non siamo più nel campo delle fake news, ma in quello -collaterale e molto delicato- dei pregiudizi che noi stessi possiamo veicolare durante una sessione di reference, un consiglio di lettura, perfino la soggettazione di un libro, il nostro stesso modo di condurre le conversazioni con gli utenti (3): da qui la necessità di un continuo e non banale impegno sul piano etico e professionale.
Un altro tema caldo è quello dello sviluppo delle collezioni: possiamo accettare che nelle nostre collezioni entrino libri con contenuti anti-scientifici per salvaguardare tutti i punti di vista rispetto a un tema? (4).

Segnalo infine un articolo di ampio respiro (5) che, partendo dall’assunto che oggi fatti e verità sono diventati essi stessi “questionabili” e che un piano comune per iniziare un dibattito vero sembra perduto, si interroga sulla crisi che ha investito i concetti di fiducia, credibilità autorità e esperienza (trust, credibility, authority, expertise) elementi alla base della possibilità di creare significati condivisi.
In questa crisi entrano in gioco fattori distorsivi come la “chiusura epistemica” ovvero la tendenza a credere vero solo ciò che proviene dalla propria “parte” (politica, culturale, sociale), e quindi a rimanere chiusi nella propria “bolla” (nel senso definito da Eli Pariser, uno spazio virtuale e limitato dove tutti trovano conferma delle loro idee, ne parlo qui). La chiusura epistemica porta alla polarizzazione di ogni discorso e a forme di “neo-tribalismo”, acuite dai social network e dagli algoritmi che ne determinano il funzionamento.
La sfiducia nell’ expertise (6), collegata al radicato anti-intellettualismo della società americana e a forme demagogiche di “egualitarismo” è un altro elemento che contribuisce alla diffidenza verso ogni presa di posizione articolata e complessa.
In questo contesto la scelta che i bibliotecari accademici possono operare è quella di rifiutare le soluzioni semplici, andando oltre le checklist per la valutazione delle risorse verso forme di apprendimento “trasformativo”: in concreto si allude a percorsi e spunti già presenti nel Framework for Information Literacy for Higher Education, il documento base per l’Information literacy contemporanea.
In particolare alcuni concetti portanti del Framework: “L’autorevolezza è risultato di una costruzione ed è contestuale”, “La ricerca è un’indagine” e “Il sapere scientifico è una conversazione” possono essere utilizzati per re-inquadrare attraverso specifici percorsi didattici basati sul rispetto e sullo scetticismo informato i temi controversi. Solo in questo modo la fiducia, l’autorità e l’esperienza – concetti messi in crisi negli scenari attuali – possono recuperare senso e permettere che un discorso pubblico non “tossico” abbia luogo.
Per concludere, a mio parere va apprezzato l’equilibrio e la profondità di questo numero monografico di RUSQ, che prende in considerazione in modo organico il tema della disinformazione, proponendo attività pratiche da svolgere in biblioteca ma soprattutto un approfondito quadro teorico che riconsegna l’ormai trito tema “fake news” alla complessità sua propria, sottraendolo al sensazionalismo e alla moda del momento che, anche in Italia, sta conducendo ormai all’uso dell’etichetta “fake news” per denigrare qualsiasi ragionamento che non si condivida. Se ogni cosa può essere “fake” nulla, alla fine, lo è davvero.

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NOTE

(1) Information Literacy and Instruction: Trustworthiness: What Are We Teaching? Esther Grassian, RUSQ Vol 57, No 3 (2018) pp. 162-167
(2) Amplify your impact. Marketing Libraries in an Era of “Fake News” Nicole Eva and Erin Shea, RUSQ Vol 57, No 3 (2018) pp. 168-171
(3) Bias in Readers’Advisory Services, Laurel Tarulli, RUSQ Vol 57, No 3 (2018) pp. 172-175
(4) The Alert Collector: Collection Development in an Era of “Fake News”, Mark Shores RUSQ Vol 57, No 3 (2018) pp. 176-177
(5) Habits of Mind in an Uncertain Information World, Craig Gibson, Trudi E. Jacobson, RUSQ Vol 57, No 3 (2018) pp. 183-192
(6) Cfr. The death of expertise : the campaign against established knowledge and why it matters / Tom Nichols New York : Oxford University, 2017

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