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I media e il nuovo immaginario collettivo. Memo sul 14. Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione

8 ottobre 2017

copertina 14 report censis ucsi
Il Rapporto annuale Censis Ucsi sulla comunicazione, presentato ufficialmente il 4 ottobre, è un bello strumento di lettura del “dove siamo” rispetto ai consumi mediali degli italiani. La versione di sintesi (20 pagine) è scaricabile dal sito Censis previa registrazione gratuita.
Obiettivo di questo post “di servizio” è riportare alcuni dei dati che a me paiono significativi per i bibliotecari, che io considero knowledge workers a stretto contatto con l’infosfera mediale che li circonda (utenti, editoria, media sociali).
Per rendere più agevole la lettura organizzo questo post per parole chiave.

Televisione (digitale terrestre).
E’ in tutte le case degli italiani (92,2%) ed è in assoluto il primo media degli italiani (io mi domando: soprammobile, sfondo indistinto dello scorrere del tempo in alcune pareti domestiche o vera fonte informativa)? Vedi: Telegiornale, Facebook.

Giornali (di carta).
Continua il declino. Oggi solo il 35% degli italiani legge giornali cartacei, nel 2007 erano il 67%. Fonte informativa per il 14,2% della popolazione complessiva, per il 5,6% dei giovani.

Libri (di carta).
Discontinuo declino. Oggi i lettori di libri sarebbero il 42,9% della popolazione, contro il 59,4% del 2007. Censis, a differenza di Istat, non articola il dato tra lettori e lettori “forti”. Vedi: Donne

Ebook.
Crescita netta dal 2007 al 2016 (da 2,9 a 10,0); dal 2017 lieve flessione (9,6).

Smartphone.
Netta crescita che non conosce declino. L’anno scorso il 64,8% degli italiani ne possedeva uno, attualmente assistiamo a una penetrazione del 69,6%.

WhatsApp.
Quasi tutti coloro che hanno uno smartphone sono anche utenti WhatsApp.

Spesa complessiva delle famiglie
per i consumi mediatici (2007 = 100) Telefoni +190% ; giornali e libri -37,4%.

Forever young.
Mentre nei consumi mediali digitali lo stacco tra giovani (14-29 anni) e anziani (65-80 anni) è netto si registra invece una omogeneizzazione dei comportamenti mediatici dei giovani e degli adulti (per Censis 30-44). Nel 2017 non solo viene praticamente colmato il gap nell’accesso a internet ma lo stesso avviene anche per i social network, gli smartphone, la tv via internet, e gli e-book (da sempre un consumo mediale “adulto”, direi).

Telegiornale.
Fonte informativa per il 60,6% della popolazione (per il 53,9 dei giovani). Io mi chiedo però fino a che punto i telegiornali siano debitori -per la creazione della notizia- di Internet e dei Social media. In Italia e altrove l’ultimo tweet del capo del governo “costruisce” la notizia, ne è fonte primaria.

Facebook.
Fonte informativa per il 48,8% dei giovani (14-29 anni); e per il 35% della popolazione complessiva; l’ 85,5% dei giovani ha un profilo; il 56,2% della popolazione italiana ha un profilo.

Donne.
“Argine nella flessione della lettura dei libri”: nel 2007 il 42,9% della popolazione è lettore, ma le donne sono il 52,2%.

Fake news.
“Molto pericolose” per il 77,8% della popolazione, Su questo punto Censis Ucsi fornisce una serie di affermazioni molto nette che ottengono percentuali diverse di approvazione del campione intervistato (esempio: “favoriscono
le tendenze populiste: 67,3%). A mio parere questo tema richiederebbe una indagine più “aperta” e in profondità.
Rinvio però all’esame dei risultati che sono molto interessanti. Emerge tra l’altro che il 45,3% degli Utenti di internet hanno dato credito “qualche volta” a una informazione circolata in rete che poi si è rivelata falsa.

Immaginario collettivo.
E’ la parte più originale e interessante di questo dossier.
Censis si chiede in che modo le nuove tecnologie, i social, i consumi mediali impattino nell’immaginario collettivo (“valori di riferimento, i simboli, le icone, i miti della contemporaneità”).
Per rispondere a questa domanda sottopone agli intervistati una serie di “valori” accordando, come normale, risposte multiple. Il risultato vede in prima posizione (38,5%) “Il posto fisso”, seguito da I social network, La casa di proprietà, Lo smartphone, La cura del corpo, Il selfie, L’insicurezza, Un buon titolo di studio etc.
Credo che questa parte andrebbe letta per esteso (dispongo solo della versione di 30 pagine per la stampa).
Censis interpreta questa curiosa classifica come “la sovrapposizione del vecchio e del nuovo”; a me pare però piuttosto una interpretazone possibile della piramide di Maslow, in cui come noto ai primi posti vengono i bisogni primari e ciò che garantisce la sopravvivenza. E’ una Piramide di Maslow, quella del Censis, anche se molto modificata dal focus dell’indagine e dalle opzioni che gli estensori hanno proposto agli intervistati.

Posto fisso.
Vedi: Immaginario collettivo

Divaricazione del solco tra élite e popolo.
Secondo Censis i media sociali, attraverso i noti processi di disintermediazione hanno costruito un percorso di “autodeterminazione digitale” che ha per l’appunto contribuito alla “Divaricazione del solco tra élite e popolo“.
A mio parere le cose non stanno del tutto così; ammesso che le categorie socio-politiche di élite e popolo possano adattarsi al quadro attuale generato dai media sociali, a me pare che quello che invece sta avvenendo si muova nel quadro culturale e non sociale (dove differenze e solchi restano immensi e in crescita): metterei a fuoco piuttosto l’obsolescenza dell’expertise, il fatto cioè che tutti possono considerarsi “esperti” nelle questioni complesse sollevate dal dibattito pubblico, il che non è esattamente, a mio parere, un’ottima cosa.

In generale a mio parere il quadro dipinto da Censis è come sempre, al netto di alcune verbosità, interessante e i “nudi dati” sono un buon punto di partenza per numerose altre conversazioni.

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