L’Information literacy nel manuale “Biblioteche e biblioteconomia” (più qualche aggiornamento)

2 agosto 2015

copertina

A maggio di quest’anno è stato pubblicato il manuale Carocci “Biblioteche e biblioteconomia : principi e questioni” curato da Giovanni Solimine e Paul Gabriele Weston. La precedente edizione risaliva al 2007.

Si tratta di un libro vasto e attento alla media/lunga durata più che a cogliere l’attimo. Questo approccio è un punto di forza, che comporta una accurata selezione dei temi trattati (con attenzione al “cosa resta” di un determinato fenomeno piuttosto che all’estrema attualità), ma anche, ovviamente, un limite in un contesto dove tutto cambia molto rapidamente e in cui la professione si evolve e si ibrida.

Il taglio proposto nei singoli capitoli è omogeneo: le “questioni aperte” sono, variamente declinate, la parte centrale di ciascun saggio. Il manuale non è quindi una documento “chiuso” ma una esposizione aperta e problematica di temi da non leggere in modo sequenziale perchè i percorsi di lettura sono molteplici e trasversali, come indicato nella premessa.

Ne scrivo nel mio blog perchè ho redatto il capitolo dedicato all’Information literacy e vorrei riassumere cosa ho scelto di far emergere nel manuale ma anche –rispetto al testo pubblicato– rendere conto degli sviluppi ulteriori (*).

QUALE INFORMATION LITERACY? LE BIBLIOTECHE SI RIPOSIZIONANO
Considerando che la storia dell’IL è ampiamente trattata nella pubblicistica italiana destinata alle biblioteche (1) ho scelto di far partire l’analisi nella seconda metà degli anni Zero, con l’affermarsi definitivo dell’internet ubiquo di massa e delle reti sociali di condivisione di contenuti.

Nei primi anni Zero si è passati da un Internet uno-a-molti percepito come un altrove “virtuale” e “parallelo” a un’infosfera ubiqua in cui quotidianamente si abita e si lavora: la nostra vita “onlife(2)

Ritengo che questo passaggio modifichi in modo irreversibile il paradigma classico dell’IL centrata sui documenti (spesso concepiti come documenti testuali) e abbia portato ad un suo (salutare) big-bang, una frammentazione in literacy multiple: media information literacy, digital literacy, transliteracy, metaliteracy.

L’emergere delle reti sociali di produzione di contenuti, lo stesso dibattito sui cosidetti nativi digitali (al netto delle semplificanzioni e banalizzazioni di cui è stato oggetto), la totale convergenza al digitale del mondo dei documenti ha portato le biblioteche a riposizionarsi e smaterializzarsi ripensando i loro servizi all’interno del paradigma della “conversazione”, non intesa in senso “debole” come metafora ma in senso forte, come reale relazione con la comunità servita dalla biblioteca, come spazio in cui le conversazioni sono facilitate e possono avere luogo.

LA MOLTEPLICITA’ DELLE LITERACY
Lo stesso concetto di “Information Literacy” esce dall’ambito strettamente bibliotecario (e dal pedante paradigma addestrativo e comportamentistico tipico di un certo tipo di riflessione in ambito statunitense) e si pone al centro di riflessioni più vaste: Jenkins (3) enumera differenti “literacy del 21 secolo” che non sono abilità tecniche o cognitive ma piuttosto culturali e sociali (risolvere problemi, multitasking, interagire in ambienti colettivi online con capacità di ascolto, rispetto e attenzione). Gardner (4) enuclea cinque “mentalità” per il futuro (essere specialisti, usare le sintesi, usare la creatività, praticare il rispetto in una prospettiva etica e multiculturale)

Il progetto della Transliteracy, capacità di leggere scrivere e interagire in modo fluido attraverso un insieme vasto di piattaforme strumenti e media, supera e attraversa i confini delle differenti literacy; la Metaliteracy considera l’informazione non come qualcosa a cui “si accede” o “si recupera” ma come un’entità dinamica, un framework che non perde di vista la complessità.

Anche in ambito europeo il progetto ANCIL per un nuovo curriculum nell’IL (pdf) approda a una consapevole accettazione della pluralità dele literacy con il tentativo però di “riabilitare” la IL e porla al centro di esse. Il modello SCONUL modificato nel 2011 (pdf) non a caso concepisce la IL come un termine “ombrello” che include concetti come digital, visual and media literacy, academic literacy, trattamento dell’informazione, compertenze informative, data curation e data management.

Un aspetto caratteristico dei nuovi approcci è che tutti in modo diverso mettono al centro non tanto le competenze necessarie per “comprendere” l’informazione mainstream ma piuttosto quelle necessarie per “creare” nuova informazione, esprimersi in un ecosistema informativo complesso, in altre parole “farsi sentire” in modo competente e informato in una network society interconnessa. Ecco allora emergere un progetto di Information literacy come empowerment, come modalità per dare potere ai senza potere.

COSA C’E’ DI NUOVO

come scritto in nota ho consegnato il manoscritto nel 2013 e il libro è stato pubblicato nel 2015. Cosa nel frattempo è accaduto a mio avviso degno di nota?

  • In ambito statunitense (ALA) si è passati da una critica radicale agli standard per la competenza informativa per l’educazione superiore del 2000 (documentata nel mio saggio) alla pubblicazione (versione finale 2015) di un nuovo “Framework for Information Literacy for Higher Education” che supera l’approccio comportamentista per strutturare 6 cornici o “concetti soglia” entro i quali vengono enucleati (in modo NON prescrittivo) approcci sensibilità e atteggiamenti rispetto all’infosfera informativa. Questo Framework, di grande interesse per l’ambito accademico, presenta un tributo al lavoro di Carol Kuhlthau, e pone la Metaliteracy come approccio centrale e inclusivo della IL mettendo al centro la dimensione affettiva, attitudinale e valoriale dell’apprendimento. Adotta inoltre un approccio conversazionale alla costruzione della conoscenza scientifica. In questo blog faccio cenno alla fase elaborativa del Framework; segnalo inoltre che è di imminente e tempestiva pubblicazione la traduzione italiana del Framework, a cura del gruppo di studio nazionale per l’Information literacy dell’AIB.

  • A livello europeo segnalerei un rinnovato impegno del gruppo Information Literacy in seno al CILIP (Chartered instituter of library and information professionals, con sede a Londra) attraverso il sito informationliteracy.org.uk.
    Nel 2015 CILIP ha redatto per la Open university (una storica università telematica inglese) due interessanti documenti. Il primo, Digital and information literacy framework è un modulo per migliorare le proprie competenze in ambito digitale; il secondo “Being digital. Skills for life online” è un vero e proprio tutorial che attraverso materiali didattici diversi e modulari affronta temi come il plagiarismo, l’uso dei social ecc. Sono materiali pensati esplicitamente per le esperienze di didattica online offerte dalle università telematiche (e dai MOOC)

  • In italia AGID, l’agenzia per l’Italia digitale ha pubblicato nel 2014 delle “Linee Guida per le Competenze di base per la Cittadinanza Digitale” (Pdf) disponibili anche in formato sintetico e con alcuni commenti. Da Aprile 2015 è stato aprto un nuovo sito competenzedigitali.agid.gov.it che raccoglie esperienze e progetti italiani piuttosto eterogenei di sviluppo di competenze digitali.

    In un’ottica più ampia e informale sono attività di digital/ media/information/literacy (5) gli edit-a-thon ovvero la redazione guidata di voci enciclopediche per Wikipedia. Segnaliamo a questo proposito il report del progetto wikiVEZ: una sperimentazione della Biblioteca del Comune di Venezia con Wikipedia Italia per promuovere momenti di editing di voci di wikipedia sulla lavorazione dei vetri di Murano.

    Altri percorsi interessanti e innovativi di Digital literacy dedicati a bambini e ragazzi sono a mio parere i CoderDojo: “palestre” dove bambini/e e ragazzi/e apprendono un uso non passivo della tecnologia imparando con modalità ludica i rudimenti della programmazione (esempio: CoderDojo di Genova).

  • —-
    NOTE
    * Il manoscritto è stato consegnato nel settembre 2013 il volume pubblicato a maggio 2015. L’editore non consente di auto-archiviare il pre-print o il post-print dei singoli book chapter per cui non posso linkare il testo integrale del mio saggio.

    (1) citiamo tra gli altri: Ballestra, Laura. Information literacy in biblioteca : teoria e pratica. Milano: Editrice Bibliografica, 2011; Boretti, Elena. I servizi di informazione nella biblioteca pubblica : competenze e metodi per collaborare nel reference tradizionale e digitale. Bibliografia e biblioteconomia 90. Milano: Editrice Bibliografica, 2009; Lucchini, Patrizia. La formazione dell’utente : metodi e strategie per apprendere la biblioteca. Bibliografia e Biblioteconomia 78. Milano: Editrice Bibliografica, 2007; Gamba, Claudio, e Maria Laura Trapletti. Biblioteche & formazione : dall’information literacy alle nuove sfide della società dell’apprendimento. Il cantiere biblioteca 18. Milano: Bibliografica, 2008.

    (2)cfr. Onlife Manifesto (pdf) è un’iniziativa dell’Unione europea del 2014 presentato nell’ambito del progetti dell’Agenda Digitale. Redatto da un gruppo di lavoro di esperti coordinato dal filosofo Luciano Floridi, il Manifesto è un tentativo di disegnare gli aspetti etici culturali e le problematiche del nostro vivere “online”. Cfr. Floridi, Luciano, Eds (2015) The Onlife Manifesto. Being Human in a Hyperconnected Era, Springer Open. Ne scrivo qui. Sono convinta che l’Information literacy contemporanea, abbandonati i paradigmi addestrativi, debba confrontarsi in modo aperto con documenti come l’Onlife Manifesto perché esso apre a orizzonti teorici che riguardano tutti i professionisti dell’informazione.

    (3) Jenkins, Henry, Paolo Ferri, Alberto Marinelli, e Ravi Purushotma. Culture partecipative e competenze digitali : media education per il 21. secolo. Milano: Guerini studio, 2010.

    (4)Howard Gardner, Cinque chiavi per il futuro, Feltrinelli, Milano 2007 (ed. or. Five Minds for the Future, Harvard Business School Press, Boston, ma, 2006).

    (5)cfr. Wikipedia come palestra per apprendere la media literacy e le culture partecipative in biblioteca. Il quadro europeo e i suggerimenti dello studioso americano Henry Jenkins per definire un nuovo ruolo per le biblioteche di pubblica lettura, Pierfranco Minsenti in: VEDO VEnezia DOcumenta 09 (pdf).

    Una Risposta to “L’Information literacy nel manuale “Biblioteche e biblioteconomia” (più qualche aggiornamento)”


    1. Quello che scrivi è sempre interessantissimo🙂

      Anche perché mescoli (bene) la “serietà” della saggistica con uno stile sempre molto fresco e personale.


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