The Lyon Declaration. Memo

24 agosto 2014

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Perchè (il contesto)
Nel 2000 le Nazioni Unite formularono solennemente degli “Obiettivi del millennio” (Millennium goals) per uno sviluppo equilibrato e equo del pianeta, pubblicando dei report annuali per monitorarne l’avanzamento.
Questi obiettivi hanno scadenza nel 2015.
L’agenda per i prossimi millennium goals (2016-2030) è in preparazione.
La Lyon declaration, promossa dall’IFLA nel suo congresso di Lione (16-22 agosto 2014), sollecita le Nazioni unite a porre l’accesso all’informazione e alla conoscenza al centro dei prossimi obiettivi del millennio.

Cosa
La dichiarazione è quindi uno strumento di advocacy conciso e di principio: le Associazioni di bibliotecari che l’Ifla rappresenta indicano, attraverso la Lyon declaration, di avere “qualcosa da dire” nel dibattito sugli obiettivi del millennio 2015-2030. Che cosa? Che l’accesso all’informazione è un elemento “transformational” cioè portatore di cambiamento per le persone con meno opportunità, poichè permette loro di avere empowerment.

Riconoscimento della complessità: la povertà è multidimensionale

La povertà, leggiamo nel documento, è multidimensionale e sradicarla significa operare in aree differenti.
Questa visione articolata della povertà, che non è solo accesso all’acqua o al cibo, ma piuttosto riguarda una “universal literacy” mi pare utile perchè ci ricorda che certe povertà sono presenti anche nei paesi “ricchi” anche se assumono forme differenti e meno drammatiche.

Chi fa cosa
Saggiamente, a mio avviso, nella Lyon declaration le biblioteche non sono messe “al centro” dello scenario tratteggiato dai Millennium development goals (sebbene chi parli è l’IFLA). Sarebbe stata, sempre a mio parere, una autoreferenzialità inaccettabile. Invece.
Invece il documento cita in modo molto più ampio i “mediatori dell’informazione”, mettendo dentro biblioteche, archivi, organizzazioni della società civile, media e community leaders (*), che possiedono le competenze necessarie per comprendere organizzare e strutturare i dati necessari allo sviluppo.

Come
Le modalità più scontate attraverso le quali è possibile contribuire agli obiettivi di sviluppo sono ovviamente citate (e non mi soffermo): trasmettere informazioni alla propria comunità, preservando l’accesso permanente al patrimonio culturale attraverso musei archivi e biblioteche.
Altre sono meno scontate: identificare e evidenziare i bisogni più urgenti della popolazione (facendosene in qualche modo portavoce?), connettere i portatori di interesse per moltiplicare l’impatto (“fare rete“), creare forum e spazi per il coinvolgimento e la partecipazione della società civile, ma anche riconoscere nell’internet aperto lo strumento base per l’esercizio dei diritti (a mio avviso quello della neutralità di internet, e del suo accesso aperto a tutti è davvero un tema contemporaneo e cruciale).
Il tema classico dell’information literacy “offrire training e competenze per aiutare le persone ad accedere ai servizi e comprendere l’informazione più utile” mi sembra declinato in modo stringato e contemporaneo.

Accedere a cosa: i dati
Nella parte finale della dichiarazione si evidenzia il diritto pubblico di accesso all’informazione e ai dati: differenziare questi due elementi mi sembra un gesto utile: accedere ai dati significa infatti essere in grado di creare -e non solo di fruire- informazione.

Chi ha firmato
ovviamente l’AIB (**) e altre associazioni analoghe, così pure biblioteche nazionali (nessuna italiana ad oggi ma aspettiamo). Spulciando tra le adesioni mi pare interessante la firma di numerose associazioni per i diritti umani, associazioni di giornalisti, dell’Electronic Frontier Foundation (EFF), dell’Open Knowledge Foundation (editore dell’Open data handbook), SPARC (The Scholarly Publishing and Academic Resources Coalition, uno dei maggiori promotori del’accesso aperto in ambito universitario) e, piccolo enigma per me, l’editore accademico BRILL.

Perchè ho scritto questo memo
Una delle richieste della Lyon declaration è utilizzare e diffonderne i contenuti.
Questa lettura parziale è il mio contributo a questa richiesta.


(*) Community leaders: termine che non so tradurre in modo efficace dall’inglese e che i francesi rendono come “responsables communautaires“.
(**) Ad oggi (24 agosto) su http://www.lyondeclaration.org la firma dell’AIB non compare, ma la Presidente ha comunicato che la firma è stata posta il 18 agosto.

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