Google Helpouts, alla ricerca dell’esperto su misura

16 novembre 2013
L'esperto risponde

Si chiede un appuntamento all’esperto

Segnalo un servizio di Google inaugurato il 5 novembre. Si tratta di Helpouts, e permette di richiedere consulenze personali a un “esperto”.
[Aggiornamento 3 dicembre 2013: tra gli esperti proposti da Google helpouts non poteva mancare un reference librarian]
Come funziona

Attraverso Helpouts l’utente può sfogliare un catalogo di esperti ordinati per area tematica, sceglierne uno e porgli una richesta di supporto.
Il contatto tra l’utente e l’esperto avviene attraverso Google Hangout, la piattaforma Google+ per videochat; ciò che viene proposto è un rapporto diretto di consulenza “uno a uno” (le parole chiave del servizio sono infatti “Real help from real people in real time“).
L’idea portante di Helpout è mettere in contatto necessità informative, o più genericamente di supporto, con l’expertise di singoli individui.
Helphouts è la piattaforma dove ciò avviene, ma il rapporto tra esperto e utente è personale.
In alcuni casi la conversazione con l’esperto è gratuita, ma in altri è tariffata al minuto e a segmenti di 15/30 minuti, con la garanzia di totale restituzione della somma in caso di insoddisfazione (il classico “soddisfatti o rimborsati“). Il pagamento avviene attraverso Google wallet, il sistema di pagamenti online di Google.
E’ l’esperto che applica alla sua consulenza online la tariffa che ritiene adeguata, Google trattiene il 20%.
Per diventare un provider di Helpout (cioè aprire un proprio profilo come esperto) è necessario farne richiesta: si ottiene un codice e ci si registra (1).
Ogni esperto ha una sua “vetrina” (ecco un esempio e un altro) con un rating dei contatti e diversi materiali di auto-presentazione.
I profili degli “esperti” ci suggeriscono che il termine allude più ad attività di coaching o di tutoraggio che ad effettive competenze professionali documentate e validate.
Se l’esperto è presente online è possibile contattarlo subito, altrimenti è necessario prenotarsi, o comunque chiedere un appuntamento, verificando gli orari di disponibilità.
Ovviamente Helphouts sfrutta le sinergie con altre applicazioni Google, come Hangout e Calendar.

helpouts

Osservazioni e commenti
Non sappiamo se questa ennesima “cosa Google” avrà un futuro, e in fondo non è importante.
Però suggerisce alcuni spunti:
a) Per quanto concerne i bisogni informativi approfonditi Google non è la risposta (e ciò è noto, ma qui è Google stesso a proporre un modello alternativo)
b) Questo non è un servizio Questions & Answers in cui tutti rispondono a tutti in un’ottica comunitaria e social di gratuità, come ad esempio: l’ottimo Quora, Wikipedia reference desk, gestito dai curatori dell’enciclopedia, o Yahoo Answers.
c) Questo servizio tenta di rispondere (in modo a mio avviso non convincente) a due bisogni veri che riguardano la ricerca di informazioni e supporto: il bisogno di rapporto personale e individuale; e il bisogno di ricorrere ad esperti (o presunti tali) e non ad una massa indistinta di persone, nelle modalità che sono invece proprie delle tradizionali piattaforme di “domanda e risposta”, ma in senso più ampio tipiche del web “sociale” contemporaneo.
d) Questo servizio non è necessariamente gratuito. Se un “esperto” decide di quotare la sua consulenza può farlo, mettendo in una specie di “mercato” la propria expertise, sotto l’ombrello di Helpouts, infrastruttura che facilita e rende possibile la transazione.
Può funzionare in un sistema in cui la gratuità sembra essere l’unico modello?
Sarebbe interessante sapere, in prospettiva, se da parte degli utenti di Helpouts (semprechè rappresentino una massa critica) c’è propensione ad avvalersi delle consulenze tariffate o se quelle gratuite restano la scelta preponderante.

————–

(1) Per adesso possono registrarsi come esperti solo persone provenienti da Australia, Canada, Irlanda, Nuova Zelanda, U.K. e Stati uniti.

2 Risposte to “Google Helpouts, alla ricerca dell’esperto su misura”

  1. stefano delbene Says:

    Ciao Laura,
    se posso esprimere un’opinione, mi sembra che questo tipo di servizio, attualmente accessibile, non casualmente, ad un’area linguistica e culturale omogenea (anglosassone, europea, nordamericana e pacifica), non rappresenti un servizio nuovo ma un “adattamento tecnologico” a servizi già esistenti sul mercato (e che magari su internet sono meglio comerciabili). Fra l’altro, saprai senz’altro dell’esistenza di strumenti di e-learning ottimi e a free access (www.coursera.org o http://www.udacity.com/courses, e tanti altri).
    Mi sembra che, tutto sommato, che con questo nuovo servizio Google abbia voluto “monetizzare”almeno una parte del lavoro gratuito fatto da tanti contributori, che, con la crisi economica, hanno deciso che forse è il caso di essere un po’ meno “altruisti” (passami la provocazione).
    Grazie comunque dell’imbeccata.
    Stefano

  2. RefKit Says:

    Ciao Stefano, concordo con te, indubbiamente Google helpouts non è un servizio “innovativo” (non inventa nulla), è solo un servizio nuovo, l’ennesima “cosa nuova” che google puo’ sperimentare, mettendo a valore le sue infrastrutture telematiche e tecnologiche. E’una piattaforma per offrire servizi di consulenza, training, coaching online.

    Altra cosa, giustamente, le piattaforme che tu citi (a Coursera e Udacity aggiungerei edx.org e futurelearn.com), i cosiddetti MOOC, che a mio avviso, quelli sì, sono una cosa interessante e innovativa su cui, tra l’altro, i bibliotecari avrebbero alcuni margini di intervento. Grazie per il commento e per l’attenzione verso questo blog. Laura.


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