Segnali stradali. Dalla tecnica all’etica.

18 febbraio 2012

Nei miei corsi sul servizio reference (il prossimo a Milano il 22-23 febbraio) dedico sempre una breve sezione agli standard internazionali, cioè alle regole, linee guida e definizioni proposte dalle grandi istituzioni internazionali (Ifla, Ala, e, in Italia, AIB).
Nello specifico cito e commento: Le competenze professionali dei bibliotecari addetti al reference e ai servizi al pubblico (Ala/Rusa, 2003), le Linee guida delle performance di comportamento per i professionisti dei servizi informativi e di reference (Ala/Rusa 2008), le Linee guida IFLA per il servizio di digital reference del 2004, e infine la Definizione di Reference approvata da ALA/RUSA Board of Directors nel 2008.

segnali stradali

Segnali stradali

Considero queste linee guida, regole e definizioni come dei segnali stradali, che ci aiutano a non uscire fuori strada.
Il problema di questi segnali stradali è che, sebbene sempre utili e validi, almeno ai fini didattici, sono tutti un po’ datati. Vero è che esprimono elementi tecnici e operativi così generali e universali che non risentono molto del passare del tempo, tuttavia non colgono più tutte quelle implicazioni problematiche che lo sviluppo social della rete porta con se’, oppure la complessità e ambivalenza di strumenti quotidiani come Google (che ci restituisce, come dimostrato da Eli Pariser, le nostre stesse preferenze, ne scrivo qui).
Nel mancato aggiornamento di queste linee guida non possiamo non vedere elementi di criticità, o comunque una difficoltà a interpretare il reference proprio alla luce delle sfide piu’ contemporanee.
Se ne può parlare, ad esempio, partendo dall’ultimo libro di David Lankes (*),
icona

Fonte dell’immagine: slide presentate da David Lankes al 57. Congresso AIB (novembre 2011) vedi nota in basso (**)

ma mi interessa di più verificare come molte sfide del servizio reference si attualizzano se, una volta acquisiti, come passaggio ineludibile, gli aspetti tecnici, le decliniamo sul piano dell’etica.
In questo senso un testo di grande interesse mi sembra il draft elaborato, in ambito IFLA, dal FAIFE (Committee on Freedom of Access to Information and Freedom of Expression) dal titolo: Code of Ethics for Librarians and other Information Workers.
Non userò il mio blog per riassumere questo documento (che è piuttosto sintentico).
Propongo però una lista di 10 buone ragioni che, a mio avviso, rendono questo draft davvero interessante e attuale anche per chi svolge attività di reference.

1) Il titolo: noi non siamo (solo) bibliotecari ma più precisamente information workers persone che lavorano con l’informazione. Il centro del nostro lavoro non è il “libro” ma l’informazione. Questa consapevolezza ci avvicina -finalmente- ad altri professionisti: documentalisti, informatici, formatori…

2) Il tema della trasparenza. Uno dei primi obiettivi del codice etico è la trasparenza verso l’utente e la società. In una sessione di reference, trasparenza è mostrare e rendere partecipe l’utente (se lo desidera) dei passaggi effettuati per recuperare un documento, in modo da conferirgli autonomia ed empowerment (vedi punto 5). E’ evidente che nel codice la trasparenza è espressa in senso piu’ ampio: uno dei compiti del bibliotecario è infatti supportare la trasparenza in modo che le attività dei governi, delle amministrazioni, e del mondo degli affari siano aperte all’esame del pubblico.
Si tratta di supportare iniziative di apertura (open data) e pubblicizzazione dei dati (in Italia Openpolis, ad esempio, ma anche l’esperienza della Regione Piemonte).

3) E’ citato il concetto di responsabilità sociale del bibliotecario di fronte al fatto che i servizi informativi, che sono il cuore del suo lavoro, sono nell’interesse del benessere sociale culturale ed economico delle comunità.

4) Gratuità: i servizi devono essere, per quanto possibile senza costi per gli utenti, e in caso di costi amministrativi essi devono tenere conto di persone in situazione di svantaggio sociale. Quanto è sostenibile, per un servizio reference, tariffare il DD? Sono sostenibili i costi di alcuni servizi internazionali di fornitura documenti?

5) Autonomia dell’utente: l’information worker organizza e presenta i contenuti in modo da rendere autonomo l’utente nel trovare l’informazione di cui ha bisogno, ed eventualmente lo supporta nel recupero.
Questo punto e’ importante quando progettiamo liste di risorse, siti web, usiamo sistemi di indicizzazione…

6) Il bibliotecario deve aiutare ad accrescere le competenze nell’elaborazione dell’informazione ma scoraggiare il “plagiarism” ed altre forme di cattivo uso dell’informazione: mai incoraggiare il copia/incolla e insegnare a citare sempre le fonti (procurando quelle di prima mano, possibilmente)

icona7) la relazione tra il bibliotecario e il suo utente è impostata alla confidenzialità ed al rispetto della privacy: senza la fiducia dell’utente non c’è reference interview, ma la fiducia si conquista anche attraverso la piena consapevolezza del diritto alla privacy dell’utente

8) I bibliotecari promuovono i principi dell’open access, dell’open source, le licenze aperte e ogni altro mezzo per assicurare un equo, rapido ed economico accesso all’informazione per gli utenti, pur riconoscendo che gli autori meritano una ricompensa finanziaria per la loro creatività: premiamo e valorizziamo quindi le risore open di buona qualità

9) Negoziare contratti favorevoli: ogni bibliotecario di reference sa che “non c’e’ tutto gratis su Google” ma alcune risorse di qualità necessarie per il reference specialistico sono molto onerose (database per l’intelligenza economica, ad esempio), da qui non solo la necessità di negoziare condizioni favorevoli (ad esempio riunendosi in consorzi) ma anche di fare advocacy per eccezioni e limitazioni al copyright per le biblioteche: questo tema è già stato posto in agenda dall’Ifla in ambito WIPO (***) (l’Agenzia delle Nazioni unite che si occupa di una gestione sostenibile del tema Diritti d’Autore).

10) Il bibliotecario, come tutti gli altri professionisti, gode di free speech (libera espressione), tuttavia distingue tra le sue personali convinzioni e i doveri professionali, e non deve infrangere il principio di neutralità verso l’utente.

Mi pare che questi 10 punti presenti nel Code of Ethics for Librarians and other Information Workers offrano elementi importanti di riflessione per il servizio reference, e possano accompagnare in modo adeguato e pertinente le più tradizionali linee guida, fornendo quella riflessione sull’attualità e sulla complessità del mondo dell’informazione-documentazione che loro manca.
——-
(*) The Atlas of New Librarianship / David Lankes. – Cambridge, Mass: MIT Press, 2011.
(**) Fonte dell’immagine: slide presentate da David Lankes al 57. Congresso AIB (novembre 2011) nel corso dell’intervento: “Una nuova biblioteconomia per una nuova epoca”. Il testo è disponibile online con il titolo: “La conoscenza come conversazione, non come catalogo. Per una nuova Biblioteconomia“, pubblicato il 20/11/2011 da Il Sole 24 ore.
(***) The Case for a Treaty on Exceptions and Limitations for Libraries and Archives: Background Paper by IFLA, ICA, EIFL and INNOVARTE, si veda anche l’intervento dell’AIB a sostegnno della proposta IFLA

NOTA
Segnalo: Riccardo Ridi, Etica bibliotecaria. Deontologia professionale e dilemmi morali, Milano : Bibliografica 2011, che sicuramente affronta questi temi (è nella mia lista di lettura). Del resto ho avuto informazione del draft Ifla/Faife proprio da un messaggio di Ridi, postato su Aib-Cur, la mailing list dei bibliotecari italiani, il 29 Gennaio 2012.

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