Wikitroppo, information overload (e wild parties …)

31 gennaio 2011

wikileaks: aprire gli archivi

Credo che Wikileaks sia una risorsa insostiuibile perchè, come ha scritto Vittorio Zambardino, è un “disintermediatore della macchina del fango“: Wikileaks fa un’operazione politica importante e dirompente, che consiste nel rendere trasparenti le relazioni politiche, nel riconsegnare all’opinione pubblica mondiale ciò che è celato nei documenti top secret e nei cablogrammi.

Osservo tuttavia che il materiale reso disponibile da Wikileaks è arrivato a noi -opinione pubblica mondiale- a valanga, in quantità sempre gigantesche e massive, poco assimilabili, poco fruibili, producendo, forse proprio per questa ragione, una immediata e spiccia re-intermediazione da parte dei media mainstream, che ci hanno restituito, in Italia, grossomodo queste informazioni:

1) Wikileaks mette a disposizione 251.000 documenti top secret (prima notizia)

2) Da essi apprendiamo che in Italia la diplomazia americana si interroga sui “wild parties” del Presidente, e su i suoi rapporti non trasparenti con l’oligarca Putin (seconda notizia)

Tutto lì? Non siamo già al corrente di questo?

I media mainstream, che ci hanno consegnato queste “notizie”, forse sono superficiali: ma io trovo che hanno agito come normalmente si fa quando ci si trova in una situazione di information overload (sovraccarico informativo).

Information overload?

information overload

Information overload


L’information overload, come è noto (*), funziona secondo questo schema: l’aumento della quantità di informazioni fa accrescere la capacità di prendere decisioni o di orientarsi su un tema, ma fino ad un certo punto. Superata questa soglia, se l’informazione cresce ancora, le capacità non aumentano più, e poi rapidamente declinano: troppa informazione, un diluvio di informazione impedisce infatti di assimilare i dati, e annetterli al proprio processo cognitivo. Il risultato è che non si è piu’ in grado di analizzare, e si sceglie l’informazione più facile, più chiassosa e più rumorosa – non necessariamente più significativa o rilevante: i wild parties, appunto.

Su questo aspetto intrinseco di Wikileaks, il “wikitroppo“, cito un articolo di di Luca Dello Iacovo e Luca Salvioli pubblicato da Il Sole 24 ore il 22 dicembre, che sintetizza a suo modo due contributi, che ci aiutano a vedere le cose un po da tutti i lati.

1) Lessig: Against transparency

Il primo contributo, dal provocatorio titolo “Against transparency” è pubblicato da Lawrence Lessig nel 2009 nella rivista liberal The new republic.

Lawrence Lessig non è un conservatore: professore di diritto a Harvard, è l’ideatore delle licenze Creative commons e autore di numerosi saggi, tra cui Remix, testo sull’opportunità di superare il binomio “tutto gratis/tutti i diritti riservati”.

Cosa dice Lessig in questo lungo articolo?

Che in alcuni specifici casi, la pubblicazione di una marea di dati non produce un immediato effetto di trasparenza, perchè non tutti i dati soddisfano i requisiti di base che li rendono informazione utilizzabile.

Infatti il modo in cui l’informazione viene utilizzata dipende dal suo essere incorporata in una catena complessa di comprensione, azione e reazione. Il modo in cui l’informazione entra in questa complessa catena (in cui la comparabilità dei dati deve essere possibile, ad esempio), ci dice se e come la trasparenza funziona o meno. Se i dati non sono interpretabili, cioè non sono contestualizzati, ogni loro lettura diventa possibile. Ad esempio, sottolinea Lessig, è bene che vengano resi pubblici tutti i dati relativi ai finanziamenti ottenuti dai membri del Congresso, ma non sempre questi dati sono di per se’ leggibili, o provano aspetti deteriori. Meglio è piuttosto definire che ogni candidato possa raccogliere tutto il denaro che vuole da chiunque, ma con un limite di 100 dollari per ogni donatore. La trasparenza è ovviamente sempre un bene, dice Lessig, ma può avere conseguenze negative quando serve a certificare alle persone quello che già sanno.

2) Lanier: la “nerd supremacy”

immagine tratta dall'articolo di Lanier

Il secondo contributo “The Hazards of Nerd Supremacy: The Case of WikiLeaks” è pubblicato da Jaron Lanier il 20 dicembre 2010 nella rivistaThe Atlantic“.

Lanier, informatico, artista visuale, pioniere visionario -negli anni 80- della cosiddetta virtual reality è l’autore nel 2010 di “You are not a gadget. A manifesto“, un pamphlet controverso molto critico verso i social network e l’evoluzione “di massa” del web contemporaneo (v. traduzione italiana).

Lanier critica l’ideologia secondo la quale l’informazione in quantità sufficientemente ampia diventa automaticamente verità. L’autore non lo esplicita, ma immagino si riferisca alla tesi sostenuta da Chris Anderson nella rivista Wired nel 2008 (**) secondo la quale la massiva quantità di dati liberamente presenti in internet rende obsoleto il metodo scientifico deduttivo.

Per Lanier aggiungere più informazione in internet non rende automaticamente il mondo migliore e le persone più libere. L’informazione infatti, anche quando è corretta, non è un oggetto astratto autonomo e decontestualizzato ma, rilasciato in grandezze oceaniche può confondere altrettanto che chiarificare e dare potere.

In altre parole, il problema non è se la segretezza sia buona o cattiva (per Lanier peraltro non è del tutto negativa, perchè ritiene che un mondo senza segreti sia un mondo senza fiducia, un mondo cioè fatto per macchine) ma che un flusso smisurato di dati che non si sa come contestualizzare è inutile.

Per tornare al titolo dell’articolo, per Lanier il pensiero che esprime la nerd supremacy consiste nel prendere in considerazione il mero aspetto quantitativo dell’informazione, senza attribuire alcun significato alle circostanze ed alle differenti prospettive.

Che dire di questo dibattito?

La mia opinione è che la censura ed il segreto (quando non vincolato dall’etica professionale) sono sempre nocivi e sbagliati, e che la diffusione delle informazioni è sempre un aspetto positivo. Ma anche che più l’informazione e’ massiva e disaggregata più avviene che altri la reinterpreteranno per noi in modo banale (i wild parties) se non abbiamo – o non ci sono – gli strumenti per venirne a capo.

E per chiudere vorrei segnalare che gli strumenti di information retrieval per fare da sè un qualche ragionato browsing nel mare magnum di Wikileaks ci sono, e ci sono anche le istruzioni per l’uso.

Usiamole e invitiamo ad usarle.

————————-

*Sull’information overload inviatiamo a leggere: Eppler, Martin J. e Mengis, Jeanne The Concept of Information Overload: A Review of Literature from Organization Science, Accounting, Marketing, MIS, and Related Disciplines. In: The Information Society, Vol. 20, No. 5. (2004), pp. 325-344 da cui abbiamo tratto il grafico.

** The End of Theory: The Data Deluge Makes the Scientific Method Obsolete By Chris Anderson, WIRED 23 Jun 2008

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