Brevi cenni sul mondo (dei documenti)

4 aprile 2010

copertina del libro

Il mondo dei documenti : cosa sono, come valutarli e organizzarli / Riccardo Ridi. - Roma, Bari : Laterza, 2010

Ho appena finito di leggere il libro di Riccardo Ridi: “Il mondo dei documenti : cosa sono come valutarli e organizzarli“, che mi pare presenti una sintesi utile non solo per chi non conosce dall’interno le “istituzioni della memoria” (archivi biblioteche musei), ma anche per gli addetti ai lavori.

Perchè -e in che modo- questo libro è utile anche per gli addetti ai lavori?

Perchè in un contesto come il nostro, che ci impone di essere, per quanto possibile, specializzati in un settore specifico della professione (il reference, o la catalogazione, o il management, o alcuni software, o il trattamento di specifici tipi di materiali ecc.) questo libro offre una mappatura problematica e critica, a 360 gradi, di un ambito complesso, che ci consente di collocarci in esso con una consapevolezza diversa della posta in gioco.

LO SGUARDO DISTANTE
L’operazione che questo libro in qualche misura ci richiede è quindi di adottare uno sguardo più distante, che ci permette di passare in rassegna “i fondamentali” della professione, intendendo con questa espressione non tanto gli “aspetti principali” (non è un compendio) ma i presupposti che stanno a monte dei molteplici approcci settoriali.

Questo “sguardo distante”, simile quello di Google Maps sul quartiere dove abitiamo – e che crediamo di conoscere palmo a palmo, ci fa vedere meglio alcune cose.
Ad esempio:

I legàmi semplici: uno degli aspetti più brillanti del libro (giustamente sottolineato anche da Virginia Gentilini nel suo blog) è che l’Autore, fedele agli obiettivi di divulgazione che si è prefisso, associa concetti complicati ad oggetti semplici, aumentandone efficacemente la portata cognitiva: ecco che metadati sono anche le etichette che leggiamo sui vestiti riguradanti il lavaggio o le istruzioni della lavatrice; e indici sono anche la mappa della metropolitana o l’orario ferroviario.

Le affinità: la scelta di nominare come “istituzioni della memoria” archivi, biblioteche e musei non è banale, e penso nemmeno casuale, ma ci indica come, pur nella differenza funzionale degli approcci e degli obiettivi, queste istituzioni sono accomunate dal fatto che colgono e valorizzano dimensioni specifiche ma contigue dei documenti che rendono fruibili.
Quindi, c’è una mission comune, che attraversa in modo trasversale professioni apparentemente distanti; ci sono affinità che possono essere messe al lavoro, se solo ne comprendiamo il fondamento.

VALORI NON “BUONISTI”
– Il fondamento comune delle attività tipiche delle Istituzioni della memoria è la loro matrice valoriale.
Ed in effetti la descrizione dei valori per l’organizzazione dell’informazione è uno dei punti più originali e “forti” del libro. I valori identificati dall’Autore non sono generici, e quindi buonisti, rituali, pacificatori e “omnibus“, ma piuttosto concreti, qua e là spinosi, si riferiscono cioè, con diversi esempi e casi-limite, a modi corretti di trattare/presentare/costruire l’informazione.
Sono valori strutturati in modo pragmatico, danno vita a delle linee-guida operative, ma deontologicamente fondate.
Tra essi il più interessante mi è parso la “libertà“: in un libro volutamente centrato, a partire dal titolo, sul documento, il valore “libertà” è forse l’unico punto in cui vediamo fare capolino l’utente, cioè la persona a cui sono indirizzati i servizi informativi, e che deve concretamente utilizzare le Istituzioni della memoria in modo utile e soddisfacente: è l’utente infatti il titolare del diritto di libertà di scegliere il proprio percorso informativo in modo consapevole oculato e informato.

UNA ZEITGEIST MULTIDIMENSIONALE E AUTORIFLESSIVA
Vorrei aggiungere una riflessione finale. Questo libro fa due operazioni culturali
1) presenta un approccio consapevolmente intersettoriale e multidimensionale alle professioni dell’informazione-documentazione,
2) mette in primo piano, seppure in un contesto orientato all’operatività, l’aspetto deontologico dell’organizzazione dell’informazione, innescando una implicita interrogazione sul significato della nostra attività professionale

Mi pare che questi due aspetti presenti nel libro di Riccardo Ridi colgano un clima, una “zeitgeist” un’esigenza diffusa e a mio avviso positiva della comunità professionale degli information specialist, che mai come in questo periodo si sta urgentemente interrogando su se stessa, costruendo ponti, uscendo da prospettive di autosufficienza autoreferenziale.
Penso al paradigma del “bibliotecario riflessivo“, che “di fronte alla prassi professionale si pone come ricercatore” e si attrezza con una mentalità aperta e multidisciplinare (*)
Penso a “Il libro contemporaneo” di Giuseppe Vitiello (**) che amplia ancora la prospettiva biblioteconomica ad aspetti intersettoriali cruciali quali il mercato editoriale, l’industria culturale, la comunicazione scientifica, cogliendone in pieno la complessità.
Penso al convegno che si svolgerà a Genova il 15 aprile, fortemente voluto dall’AIB sull’identità della professione; penso al Congresso Stelline 2008 (***) organizzato dalla rivista Biblioteche Oggi, che assume come suo tema i diritti (e i doveri) della biblioteca, declinandone la ragione d’essere.

Ma anche ai tanti blog professionali, migliori di questo, che si interrogano sulla professione in modo non scontato ne’ rituale.

———————-
(*) Apprendere in biblioteca. Teorie metodi tecniche / Anna Maria Tammaro. In: Biblioteche e formazione : dall’information literacy alle nuove sfide della società dell’apprendimento / a cura di Claudio Gamba e Maria Laura Trapletti. – Milano : Editrice Bibliografica, 2008 pp.43-63
(**) Il Libro contemporaneo / Giuseppe Vitiello. – Milano : Editrice bibliografica, 2009
(***) Atti del convegno: I diritti della biblioteca : accesso alla conoscenza, proprietà intellettuale e nuovi servizi / a cura di Cristina Borgonovo e Alessandra Scarazzato. – Roma : Editrice Bibliografica, 2009

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