Il grande inganno del web 2.0. Una contestualizzazione

23 maggio 2009
Il grande inganno del Web 2.0 / Fabio Metitieri. - Roma, Bari : Laterza, 2009

Il grande inganno del Web 2.0 / Fabio Metitieri. - Roma, Bari : Laterza, 2009

Non è semplice commentare questo libro per ragioni contingenti, che eccedono il suo contenuto: un libro, ed a maggior ragione un libro sapientemente polemico, e a tratti volutamente provocatorio -come questo- sollecita una interlocuzione.

Credo che questa fosse l’intenzione dell’autore.

Ma, per dialogare, bisogna essere almeno in due: sapere che l’altro c’è, e può replicare alle nostre osservazioni o al nostro dissentire.

E, d’altra parte, non è nemmeno semplice evitare che l’apprezzamento sincero e argomentato paia, malgrado le intenzioni, un tributo postumo e formale ad un professionista stimato, oltre che per la serietà, anche per alcuni suoi tratti  specifici: la rude franchezza e  la parresìa.

Proviamo allora a contestualizzare questo libro.

  • Il Ciclo di Hype

Gartner è una azienda di analisi e consulenza sulle nuove tecnologie, che ha elaborato, dal 1995, il cosiddetto “Ciclo di Hype” che descrive la “fortuna” nella ricezione delle tecnologie (intese in senso lato, che include la cultura e il modello di business che esse sottendono).

Il ciclo (v. fig. sotto) si articola in 5 punti, sintetizzati qui, ma che proviamo a riassumere:

Ciclo di Hype

Ciclo di Hype

1) il lancio, che suscita interesse e attenzione mediatica

2) il picco di aspettativa: l’iper-esposizione del tema genera entusiasmo irrealistico ed ingiustificato

3) la disillusione: le tecnologie non corrispondono alle enormi aspettative sollevate, e viene meno l’attenzione mediatica

4) calo dell’attenzione: si spengono i riflettori, ma alcuni continuano a sperimentare queste tecnologie studiandone eventuali benefici ed applicazioni pratiche

5) piano della produttività: i benefici della nuova tecnologia si stabilizzano, vengono dimostrati e sono accettati, in alcuni casi in modo ampio, in altri solo da una nicchia consolidata e stabile di utilizzatori

Ci pare che questa curva possa essere applicata all’insieme di applicazioni e servizi “web 2.0”, con l’accortezza che, in Italia, essa risulta un po’ sfasata temporalmente, per via dei tempi “tecnici”, e soprattutto culturali, con i quali metabolizziamo quello che ci arriva dall’altra parte del mondo.

Il ciclo di Hype ci sembra un modello che aiuta a contestualizzare il libro di Metitieri come un contributo che, in Italia, accompagna la fase 3 e 4 di questo ciclo. Ed infatti, del web 2.0, Metitieri stigmatizza e critica gli aspetti tipici della fase 2: l’entusiasmo, gli aspetti acritici, che hanno attraversato ed attraversano una parte del recepimento italiano della nebulosa 2.0.

Ma il libro di Metitieri non è il primo di questa serie: per restare nell’ambito di quanto pubblicato in Italia, un contributo fortemente critico emerge dal saggio di Geert Lovink, pubblicato in un volume collettivo del 2007, edito da Il Sole 24 ore per introdurre in Italia il web 2.0. (1). Gli stessi contenuti emergono con grande vis polemica in un libro dello stesso Lovink “Zero comments” pubblicato nel 2007 da Routledge e nel 2008 tradotto in italiano (2) e citato ne L’inganno del web 2.0.

  • Una critica non apocalittica nè anti-tecnologica, ma “generazionale”

Va sottolineato inoltre che la critica al web 2.0 non viene da persone (Lovink, Metitieri) refrattarie alla tecnologia -in altre parole “apocalittiche“- rispetto all’uso di internet, ma al contrario proprio da coloro che in internet hanno “abitato” fin dall’inizio da protagonisti e non da lurker (3).

Tutti conosciamo i testi di Metitieri sulle comunità in rete (4), di cui fu tra i primi assidui frequentatori; vale la pena ricordare che Geert Lovink, alla metà degli anni ’90, era tra gli attivisti del progetto Tactical media (5), che promuoveva un uso (allora di nicchia) di internet per decostruire l’informazione mainstream.  Questo ci aiuta a comprendere ed a contestualizzare l’insofferenza “generazionale” che emerge, in tutto il libro, rispetto ad una certa retorica “nuovista” che accompagna il web 2.0, e che l’autore legge come “negazionismo” di tutto quello che di partecipativo e sociale c’era prima del web 2.0 (BBS, IRC, Newgroups ecc.). Per “generazionale” non ci riferiamo ovviamente all’età anagrafica, ma ai tempi biografici del proprio approdo ad internet: i nativi digitali sono altra cosa rispetto a chi, negli anni 80/90 già abitava e costruiva il cyberspazio al ritmo dei modem analogici.

In questo senso il libro di Metiteri fa una operazione culturale: ricolloca cioè il Web 2.0 all’interno di una “storia sociale di internet” (cioè delle sue comunità, più che delle sue tecnologie) stratificata, non piatta, non dicotomica, che privilegia la continuità alla discontinuità.

Internet sconta, ancora oggi, il fatto che il suo tempo sembra essere l’eterno presente (6).

  • 2.0: solo marketing?

Se da un lato è vero che il web 2.0 non “inventa” nulla di intrinsecamente nuovo, quello che però fa davvero la differenza va individuato a valle: è il numero delle persone che accedono ad internet oggi (nella parte nord del pianeta), rispetto a quelle che accedevano 10 anni fa (v. fig. sotto) (7)

ict

Il web 2.0 con le sue piattaforme facili da usare (senza html), con l’ambigua semplicità di Google, con i social network da usare subito, senza leggere le FAQ, è al tempo stesso causa ed effetto di questo allargamento della massa critica degli utilizzatori, la cui pressione ha letteralmente abbassato l’asticella che condizionava la possibilità di accedere agli stumenti, e poi di creare contenuti, in altre parole di esprimere la propria “cittadinanza digitale“.

Ci pare che questo abbassamento dell’asticella porti con se un elemento importante, democratico, che è l’abbassamento del digital divide (tecnologico), se è vero che su Facebook troviamo figli e genitori che si scambiano foto e comunicazioni senza apparenti difficoltà d’uso.

Il web 2.0 è allora nuovo, e non è solo marketing, nella misura in cui le sue piattaforme ed i suoi tools sono lo spazio allargato e glocal che corrisponde, in tutti i suoi limiti, alla rilevante crescita quantitativa della massa critica degli utilizzatori.

  • Web 2.0: contenuti o contenitori?

Metitieri svolge una critica serrata ai contenuti generati dagli utenti, e sottolinea la necessità di filtrare l’informazione.

Un aspetto che a mio avviso resta un po’ in ombra nella sua analisi è che le piattaforme web 2.0 non sono di per sé fonti di informazione (e laddove lo sono, vanno valutate e selezionate as usual: le tecniche non mancano (8)) ma sono sostanzialmente strumenti per organizzare l’informazione: cioè sono “Tools“, contenitori che possiamo modellare con “sagacia bibliotecaria“, e ci permettono di fornire servizi.

Gli aggregatori di feed RSS ci permettono di monitorare gli indici dei periodici elettronici, ampliando e facilitando le tecniche di alerting e di disseminazione selettiva dell’informazione; le piattaforme di social bookmarking ci permettono di costuire dei bookmark e dei VRD duttili e sempre incrementabili a costo zero (con contenuti da noi selezionati), un blog è molto più semplice da gestire -se c’è dietro un meditato progetto comunicativo supportato da buone prassi- di un sito web tradizionale non supportato da un CMS. Strumenti come Google CSE, opportunamente collaudati, permettono di costruire da sè motori di ricerca tematici selettivi, e questa è la via seguita da alcune grandi organizzazioni scientifiche (9).

  • E noi?

Bisogna anche aggiungere che in Italia, in ambito bibliotecario, il web 2.0 ha sicuramente suscitato curiosità ed attenzione, ma ci pare che la fase 2-3 del Ciclo di Hype (cumulo acritico di aspettative seguito a disillusione ed abbandono) non abbia mai veramente attechito, lasciando piuttosto spazio ad uno spettro di reazioni equilibrate, che va dal cauto scetticismo alla cautela esplorativa, alla buona divulgazione, all’approfondimento tecnico (fase 4): i bibliotecari italiani che hanno scritto su Web 2.0 e biblioteche non faticheranno a riconoscersi in uno di questi approcci.

Proprio per queste ragioni ci pare che la critica spietata dell’universo piramidale dei “blogh“, condotta nel capitolo 3, non riguardi i biblio-blog italiani, costruiti più per ragionare, per dialogare con colleghi ed utenti, per esporre le proprie ricerche o esperienze, che per “scalare” blogroll e pagerank.

Il meccanismo del “De te fabula narratur” non mi pare morda davvero nel piccolo mondo dei biblioblog (quelli che io conosco), ma certamente ci aiuta a non abbassare la guardia.

———-

(*) Fonte dell’immagine “Ciclo di Hype”: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Gartner_Hype_Cycle.svg

(**) Segnaliamo una pagina curata da Riccardo Ridi in cui sono segnalate alcune recensioni al libro

(1) Lovink, Geert: Decostruire l’inganno del web 2.0. In: Web 2.0 Internet è cambiato. E voi? A cura di Vito di Bari. – Milano : Il Sole 24 Ore, 2007 pp. 41-54

(2) Lovink, Geert: Zero comments. Teoria critica di Internet. – Milano : Bruno Mondadori, 2008

(3) Lurker, guardone, è la persona che si limita a leggere una mailing list senza mai prendere parte alla discussione, ma osservando “quello che si dice”.

(4) Manera, Giuseppina, Metitieri, Fabio: Incontri virtuali. La comunicazione interattiva su Internet. – Milano : Apogeo, 1997
Manera, Giuseppina, Metitieri, Fabio: Dalla email al chat multimediale : comunità e comunicazione personale in internet. – Milano : Franco Angeli, 2000
Metiteri, Fabio: Comunicazione personale e collaborazione in Rete : Vivere e lavorare tra email, chat, comunità e groupware. – Milano : Franco Angeli, 2003

(5) Il documento citato: The ABC of Tactical Media, By David Garcia and Geert Lovink  http://project.waag.org/tmn/abc.html, è del 1997 (abbiamo desunto la data dalla source della pagina)

(6) Rilevo, nella mia esperienza personale di bibliotecaria di reference, che i nativi digitali non guardano mai la DATA di una pagina web, ma la accreditano a priori come attuale

(7) Fonte: Measuring the Information Society / International communication Union 2009 pag. 5

(8) Boretti, Elena: Primi elementi di “webografia”, in: Bollettino AIB, Vol. 38 n. 1 (marzo 1998) pp. 29-40;

Scrock, Katleen: Effective Evaluation, deals with the critical evaluation of Web pages.- c2003;

University of Wisconsin McIntyre library: Ten C’s For Evaluating Internet Sources. Guide. Ultima modifica: 29/6/2003;

Whittaker, Kenneth: Metodi e fonti per la valutazione sistematica dei documenti; edizione italiana a cura di Patrizia Lucchini e Rossana Morriello. – Manziana : Vecchiarelli, c2002.

(9) cito Economic search engine http://ese.rfe.org/, strumento riconosciuto dall’American economic association

Per meglio comprendere la parte inziale di questa recensione è utile sapere che l’Autore è scomparso prematuramente ed improvvisamente il giorno stesso della pubblicazione del libro.

3 Risposte to “Il grande inganno del web 2.0. Una contestualizzazione”


  1. Sono molto contento di leggere questa tua recensione del libro di Metitieri.
    Cominciavo ad avere la sensazione che, a causa della sua prematura e triste scomparsa, avremmo seppellito Fabio sotto tonnellate di perbenismo e affettazione, e tutti avremmo dovuto dirne solo bene.
    Cosa che, credo, lui non avrebbe tollerato, tra l’altro…

    Ritengo che l’analisi che Fabio fa del Web sia spietata, a tratti molto interessante e ben documentata, ma di fondo viziata da un rancore, che trasuda davvero da tutti i pori, per i blogghers e i VIB, come li chiamava lui.

  2. refkit Says:

    Ti ringrazio per questo commento. Ho provato a scrivere quello che pensavo sul libro, e contestualizzarlo mi sembrava uno dei modi possibili per essere giusti con l’autore, anche nel senso da te indicato.


  3. Rancore? Perchè rancore? Semmai disprezzo. Ed il motivo di tale disprezzo non è un vizio o un pregiudizio, ma uno degli argomenti cardine del libro, ampiamente discusso e documentato. Poi, magari, uno può trovare poco convincenti le argomentazioni, ma non può liquidarle col “rancore”.


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