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	<title>:. RefKit .:</title>
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	<description>"... Ma non c'è già tutto su Google?" segnalazioni e memo su biblioteche, archivi e cultura digitale</description>
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		<title>:. RefKit .:</title>
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			<item>
		<title>Perchè la Carta dei 100 non mi convince (ma la firmo e invito a firmarla)</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 18:45:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Carta dei 100 per il libero Wifi è una iniziativa che ha il pregio di focalizzare l&#8217;attenzione sul Decreto Pisanu, che dovrà essere prorogato per il 31/12/2009.
Ma la Carta dei 100 accompagna la proposta di legge n.2962 Cassinelli-Concia, che propone una modifica del Decreto, e che ci pare del tutto inadeguata.
Ecco perchè.

La Carta dei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=839&subd=refkit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/libero-wifi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-846" title="libero-wifi" src="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/libero-wifi.jpg?w=117&#038;h=150" alt="Logo della Carta dei 100 per il libero wifi" width="117" height="150" /></a><em>La <strong><a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/26/la-carta-dei-cento-per-il-libero-wi-fi/">Carta dei 100 per il libero Wifi</a></strong> è una iniziativa che ha il pregio di focalizzare l&#8217;attenzione sul <a href="http://www.italgiure.giustizia.it/nir/lexs/2005/lexs_411968.html">Decreto Pisanu</a>, che dovrà essere prorogato per il 31/12/2009.<br />
Ma la Carta dei 100 accompagna la <a href="http://www.robertocassinelli.it/pdl2962.pdf">proposta di legge n.2962 Cassinelli-Concia</a>, che propone una modifica del Decreto, e che ci pare <strong>del tutto inadeguata</strong>.<br />
Ecco perchè.</em></p>
<p><span id="more-839"></span><br />
La <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/26/la-carta-dei-cento-per-il-libero-wi-fi/">Carta dei 100</a> è un appello lanciato in rete e sottoscritto da un gruppo di 100 intellettuali, blogger, imprenditori, docenti universitari in accompagnamento alla proposta di legge bipartisan presentata dall&#8217;on <a href="http://nuovo.camera.it/29?shadow_deputato=302949">Cassinelli</a> (Pdl)  e, tra gli altri, dall&#8217;on. <a href="http://nuovo.camera.it/29?shadow_deputato=302894">Concia</a> (PD).</p>
<p>La <a href="http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/trovaschedacamera_wai.asp?PDL=2962">proposta di legge</a> (<a href="http://www.robertocassinelli.it/pdl2962.pdf">versione pdf</a>) prevede una modifica del <a href="http://www.italgiure.giustizia.it/nir/lexs/2005/lexs_411968.html">Decreto Pisanu</a> (Decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144)</p>
<p>Sia chiaro, <strong>le ragioni e le premesse della proposta di legge, e quindi dell&#8217;appello dei 100, sono del tutto condivisibili e nobili</strong>:<br />
- Il Decreto Pisanu, (che, ricordiamo, <strong>prevede l&#8217;identificazione manuale</strong> attraverso presentazione di un documento di indentità <strong>di chiunque accede ad internet da un posto pubblico</strong>: internet cafe&#8217;, ma anche -come ben sappiamo-  <strong>biblioteche</strong>) è inattuale: esso fu promulgato per prevenire attacchi terroristici in seguito all&#8217;orrendo attentato perpetrato da Alquaeda nel luglio 2007 a Londra.<br />
- In nessun paese occidentale laddove sono più rigorose le misure  contro il terrorismo, è prevista una normativa tanto restrittiva in materia di necessità e modalità di identificazione di chi accede ad internet tramite postazioni pubbliche<br />
- Neppure all’interno della legge 107-56 degli Stati Uniti d’America (il cosiddetto &#8220;<a href="http://thomas.loc.gov/cgi-bin/query/z?c107:H.R.3162.ENR:">USA PATRIOT Act</a>&#8220;), firmata dal Presidente George W. Bush il 26 ottobre 2001 a seguito degli attentati dell&#8217;11 settembre, si trovano disposizioni di simile tenore.</p>
<p>Tuttavia la proposta di legge Cassinelli-Concia, a mio avviso, nel suo impianto <strong>non mantiene le premesse che la ispirano</strong>: <strong>non mette</strong> cioè <strong>davvero in discussione l&#8217;impianto di base del decreto Pisanu</strong> rispetto alla libertà dell&#8217;accesso ad internet, ma prevede una <strong>modernizzazione del dispositivo</strong>, o meglio una <strong>facilitazione amministrativa delle sue modalità di esecuzione</strong>.</p>
<p><strong>Approfondiamo&#8230;</strong></p>
<p>In sintesi la Proposta di legge 2962 Cassinelli-Concia è composta da un solo articolo essenziale, che prevede   la modifica dell&#8217;articolo 7 comma 4 del Decreto Pisanu<br />
Confrontiamo i due testi&#8230;</p>
<div id="attachment_842" class="wp-caption aligncenter" style="width: 390px"><a href="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/cassinelli-concia1.jpg"><img class="size-full wp-image-842" title="cassinelli-concia" src="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/cassinelli-concia1.jpg?w=380&#038;h=482" alt="" width="380" height="482" /></a><p class="wp-caption-text">Decreto Pisanu e modifiche proposte dalla proposta di legge Cassinelli Concia</p></div>
<p>Facciamo un confronto testuale:</p>
<p>Il Decreto Pisanu parla di misure di <em>preventiva acquisizione dei dati anagrafici</em> dei soggetti che accedono a postazioni pubbliche.</p>
<p>Le modifiche della proposta di legge parlano di  <em>ipotesi in cui si renda necessaria la  preventiva identificazione</em>: queste ipotesi devono essere fissate con decreto ministeriale, che dovrebbe quindi decidere in quali casi vada effettuata la preventiva identificazione, e in quali casi no.</p>
<p>Il Decreto Pisanu parla di identificazione (=acquisizione dei dati anagrafici) preventiva, tramite, per l&#8217;appunto, i <em>dati anagrafici riportati su documento di identità</em>, le modifiche parlano di &#8220;<em>identificazione anche indiretta</em>&#8220;.</p>
<p>La proposta di legge aggiunge un passaggio, assente nel Decreto Pisanu, in  cui si ipotizza una ipotesi di <em>identificazione che prescinda dall&#8217;identificazione fisica della persona</em>.</p>
<p>A giudicare dalla mera lettura del testo, a me pare che lo <strong>spirito della proposta di legge</strong> non sia quello di <strong>definire la non-identificazione preventiva come regola per tutti, ma come prassi da definire per decreto</strong>, decreto che dovrà -a questo punto- <strong>indicare chi/quali situazioni richiedono identificazione e quali no</strong>.</p>
<p>Senza essere una giurista, mi pare forse &#8220;preferibile&#8221; in linea di principio e dal punto di vista dell&#8217;<strong>equità</strong> e dell&#8217;<strong>uguaglianza di trattamento</strong>, una identificazione universale (attualmente prevista dal pessimo Decreto Pisanu) piuttosto che una indentificazione <strong>discriminata per decreto</strong> (cioè attraverso decreto che stabilisce le &#8220;<em>ipotesi in cui si renda necessaria la preventiva identificazione</em>&#8220;)</p>
<p><strong>Se infatti concordiamo sul fatto che l&#8217;accesso ad Internet senza barriere sia un diritto civile universale, non possiamo ammettere che lo sia solo per alcune categorie di utenti o di situazioni</strong>, definite con decreto ministeriale.</p>
<p>Un altro elemento della proposta Cassinelli-Concia prevede di attivare procedure di identificazione più semplici della medievale fotocopia del documenti di identità (invece esplicitamente menzionata nel Decreto Pisanu).<br />
<strong>Siamo nel campo (nobile e apprezzato ovviamente) della semplificazione amministrativa, non in quello della democratizzazione dell&#8217;accesso ad Internet</strong>.</p>
<p>Va aggiunto che l&#8217;on Cassinelli <a href="http://robertocassinelli.blogspot.com/2009/11/wi-fi-libero-un-po-di-chiarezza.html">nel suo blog</a> articola meglio il significato, evidentemente qua e là un po oscuro, della sua proposta di legge, ma ci pare che la lettera delle modifiche da lui proposte non è che: &#8220;di regola, non si debba ricorrere ad alcuna identificazione dell&#8217;utente&#8221; ma che sarà il Ministero dell&#8217;interno, con decreto, a decidere chi o quale situazione dovrà essere soggetto procedura di identificazione e chi no.<br />
<strong>Ed è legittimo pensare che il &#8220;chi no&#8221; potrebbe essere la regola (ed il &#8220;chi si&#8221; un imbarazzante privilegio)</strong>. Insomma, questa formulazione, che introduce un discrimine tra identificazione e non-identificazione di chi accede, va potenzialmente a toccare aspetti davvero molto delicati, se il tema è quello del diritto all&#8217;accesso.</p>
<p>Va aggiunto che Guido Scorza <a href="http://www.guidoscorza.it/?p=1323">nel suo blog</a> -attraverso argomentazioni differenti ma molto precise-   fa ulteriore chiarezza su questi aspetti: il primo passo è certamente non prorogare il Decreto Pisanu, <strong>ma la proposta di legge Cassinelli-Concia non è la soluzione</strong>.</p>
<p>Detto questo,<strong> il pregio della Carta dei 100 è mettere in luce quanto sia necessario, per lo sviluppo culturale e sociale del nostro Paese superare il Decreto Pisanu</strong> (e non includerlo, come di fatto avverrà,  <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':-(' class='wp-smiley' />  nel gorgo inerziale del &#8220;Decreto milleproroghe&#8221;), ed è per questo che lo sottoscrivo, ed invito i miei 2 lettori a sottoscriverlo.</p>
<p>Tuttavia è necessaria una maggiore consapevolezza dei diritti, e degli attuali ostacoli al libero accesso alle infrastrutture dell&#8217;informazione rappresentate da Internet.<br />
<strong>Non vedo traccia di questa consapevolezza</strong>, non vedo <strong>coraggio</strong> nella proposta di legge bipartisan che accompagna la Carta dei 100.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><strong>Disclaimer</strong><br />
Questo post eccede in parte il tema di questo blog, tutto orientato agli strumenti del servizio reference, e mi scuso di questo con chi, eventualmente, accede a RefKit per ragionare su questi temi.<br />
Tuttavia la questione del libero accesso ad internet, e delle procedure per garantire a tutti questo diritto, fanno sicuramente parte del nostro bagaglio professionale, <em>in senso ampio</em> <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><strong>Osservazione</strong><br />
Nel blog abbiamo presentato due modi per accedere alla proposta di legge Cassinelli-Concia n. 2962<br />
- il primo è quello proposto dal sito istituzionale (di recente rinnovato) della Camera, che attraverso <a href="http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/trovaschedacamera_wai.asp?PDL=2962">questa scheda</a> ci promette l&#8217;accesso al documento (attraverso un frame, la cui parte di nostro interesse non sono riuscita a visualizzare)<br />
- il secondo corrisponde ad un <a href="http://www.robertocassinelli.it/pdl2962.pdf">link diretto al pdf</a> recuperato, come si deduce dalla url, dal sito personale dell&#8217;on Cassinelli.<br />
Dobbiamo rimarcare che il secondo accesso è molto piu&#8217; efficace di quello istituzionale&#8230; <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':-(' class='wp-smiley' /> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/refkit.wordpress.com/839/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/refkit.wordpress.com/839/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/refkit.wordpress.com/839/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/refkit.wordpress.com/839/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/refkit.wordpress.com/839/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/refkit.wordpress.com/839/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/refkit.wordpress.com/839/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/refkit.wordpress.com/839/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/refkit.wordpress.com/839/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/refkit.wordpress.com/839/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=839&subd=refkit&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>250.000 papers accademici per iPod/iPhone</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 21:14:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Abbiamo già scritto, in questo Blog di SSRN, Social science research network, una risorsa che permette di accedere in modalità prevalentemente gratuita a piu&#8217; di 250.000 papers accademici di scienze umane e sociali. Apprendo oggi dalla mailing list DIG_REF (che cita un post del blog Mobile libraries) che attraverso iTunes è possibile scaricare una applicazione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=823&subd=refkit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Abbiamo già scritto, <a href="http://refkit.wordpress.com/2008/08/19/ssrn/">in questo Blog</a> di <a href="http://www.ssrn.com/">SSRN</a>, Social science research network, una risorsa che permette di accedere in modalità prevalentemente gratuita a piu&#8217; di 250.000 papers accademici di scienze umane e sociali. Apprendo oggi dalla mailing list DIG_REF (che cita un <a href="http://mobile-libraries.blogspot.com/2009/11/ssrn-iphone-app-issrn-now-available.html">post</a> del blog <a href="http://mobile-libraries.blogspot.com/">Mobile libraries</a>) che attraverso iTunes è possibile scaricare una applicazione per navigare la <a href="http://papers.ssrn.com/sol3/DisplayAbstractSearch.cfm">base dati</a> e leggere i documenti attraverso iPhone o iPod.<br />
La notizia è <a href="http://ssrnblog.com/2009/11/19/ssrns-iphone-app-issrn-is-available/">pubblicata il 19 novembre</a> nel blog di SSRN.<br />
Attualemente la E-library SSRN consiste di due parti: un database degli abstract che contiene più di 260.000 documenti ed una vera e propria collezione di documenti in full text (pdf) che contiene più di 213.000 testi.<br />
La forza di SSRN consiste nei <a href="http://papers.ssrn.com/sol3/DisplayPipPublishers.cfm">partenariati</a> attivati con molte istituzioni accademiche, editori, associazioni professionali che permettono la disseminazione di abstract e paper.</p>
<div id="attachment_836" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/ssrn-itunes1.jpg"><img src="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/ssrn-itunes1.jpg?w=400&#038;h=133" alt="iTunes permette di scaricare l&#39;applicazione SSRN per iPhone/iPod" title="ssrn-itunes" width="400" height="133" class="size-full wp-image-836" /></a><p class="wp-caption-text">iTunes permette di scaricare l'applicazione SSRN per iPhone/iPod</p></div>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/refkit.wordpress.com/823/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/refkit.wordpress.com/823/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/refkit.wordpress.com/823/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/refkit.wordpress.com/823/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/refkit.wordpress.com/823/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/refkit.wordpress.com/823/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/refkit.wordpress.com/823/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/refkit.wordpress.com/823/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/refkit.wordpress.com/823/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/refkit.wordpress.com/823/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=823&subd=refkit&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Kindle (e gli altri). Memo per riflessioni future</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 00:26:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Kindle, il lettore di e-books prodotto da Amazon è dal 19 ottobre disponibile anche in Europa, al prezzo di 259 dollari.
Recentemente e&#8217; stato  testato da Repubblica.
Kindle non è il solo book reader presente sul mercato: ad esempio, nel catalogo Mediaworld comincia ad essere presente una sezione dedicata, popolata da altri e-book reader (mentre scriviamo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=793&subd=refkit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/kindle2.jpg"><img src="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/kindle2.jpg?w=102&#038;h=135" alt="Books aren't dead. They're just going digital" title="kindle2" width="102" height="135" class="alignleft size-full wp-image-797" /></a>Kindle, il lettore di e-books <a href="http://www.amazon.com/Kindle-Wireless-Reading-Display-Generation/dp/B0015T963C/ref=amb_link_85978251_2?pf_rd_m=ATVPDKIKX0DER&amp;pf_rd_s=center-1&amp;pf_rd_r=1H54X4087NC0791HG7DG&amp;pf_rd_t=101&amp;pf_rd_p=498194671&amp;pf_rd_i=507846">prodotto da Amazon</a> è dal 19 ottobre disponibile anche in Europa, al prezzo di 259 dollari.<br />
Recentemente e&#8217; stato <a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/tecnologia/e-book-sviluppo/kindle-italia-prova/kindle-italia-prova.html"> testato</a> da Repubblica.<br />
<strong>Kindle non è il solo book reader presente sul mercato</strong>: ad esempio, nel catalogo Mediaworld comincia ad essere presente una <a href="http://compraonline.mediaworld.it/webapp/wcs/stores/servlet/CategoryDisplay?catalogId=20000&amp;storeId=20000&amp;categoryId=60700643&amp;relpage=1&amp;iscache=1">sezione dedicata</a>, popolata da altri e-book reader (mentre scriviamo  questo post essi risultano &#8220;non disponibili&#8221;, tuttavia).<br />
E non va dimenticato che l&#8217;IPhone della Apple puo&#8217; funzionare come un e-book reader attraverso il <a href="http://www.lexcycle.com/">software propietario Stanza</a> (e così anche altri smartphones, come Blackberry, diventano book reader attraverso il <a href="http://www.mobipocket.com/en/DownloadSoft/application.asp?device=Blackberry">software Mobipocket</a>, che produce files in formato MOBI).</p>
<p><strong>Insieme ai differenti reader esistono anche differenti formati</strong>: la scelta di Kindle, ad esempio, e&#8217; stata quella di non adottare <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Epub">EPUB</a> che e&#8217; il formato standard, free ed aperto per gli e-books, ma <a href="http://wiki.mobileread.com/wiki/AZW">AZW</a>, un proprio formato propietario e chiuso. Amazon sostiene che altri formati (Pdf ad esempio) sono comunque leggibili con Kindle (nel <a href="http://ireaderreview.com/">blog degli utilizzatori di Kindle</a> abbiamo trovato un <a href="http://ireaderreview.com/2009/08/29/kindle-  free-google-books-guide/">post e dei video</a> su questo). </p>
<p>Contemporaneamente alla possibilita&#8217; di comprare Kindle dallo store Amazon, e altri reader sui banchi della grande distribuzione specializzata, occorre che ci siano a disposizione <strong>contenuti in lingua italiana</strong>.</p>
<p>Mi sono chiesta allora: <strong>un ipotetico utente (biblioteche italiane comprese?)  che volesse costruire una biblioteca digitale in lingua italiana per un e-book reader (Kindle o altri) su che risorse potrebbe contare? </strong><span id="more-793"></span><br />
Questo e&#8217; il tema di questo post, che sottende un interrogativo sulla <strong>maturità di questo strumento per lo scenario italiano</strong>.</p>
<p><strong>Cosa c&#8217;e&#8217; su Amazon</strong><br />
Su Amazon un <a href="http://www.amazon.com/kindle-store-ebooks-newspapers-blogs/b/ref=sa_menu_kstore3?ie=UTF8&amp;node=133141011&amp;pf_rd_p=328655101&amp;pf_rd_s=left-nav-1&amp;pf_rd_t=101&amp;pf_rd_i=507846&amp;pf_rd_m=ATVPDKIKX0DER&amp;pf_rd_r=0JR9CEGTSETP2F32P0WF">settore intero</a> e&#8217; dedicato ai books per Kindle (che, ricordiamo, hanno un formato  nativo proprietario non standard e protetto da DRM: AZW) ma non siamo riusciti a capire, navigando nello store, quanti sono i libri in italiano (apparentemente pochissimi e di scarsa qualità, ma il criterio lingua non e&#8217; tra quelli ricercabili). Sappiamo che e&#8217; possibile sottoscrivere, su Amazon, un abbonamento annuo al <a href="http://www.amazon.com/La-Stampa/dp/B002HMCRJQ/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;s=digital-text&amp;qid=1258216532&amp;sr=1-1">quotidiano La Stampa</a> per Kindle  per 19,99 $ (ah, il fascino del numero &#8220;9&#8243; nei prezzi e&#8217; duro a morire&#8230; <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> )</p>
<p><strong>Cosa c&#8217;e&#8217; gratuitamente</strong><br />
- <a href="http://www.gutenberg.org/wiki/Main_Page"><strong>Progetto Gutemberg</strong></a>, la grande biblioteca digitale che permette di accedere a piu&#8217; di 30.000 libri gratuiti e di pubblico dominio offre i files, oltre che nei tradizionali formati pdf, html e TXT, in formati compatibili con i book-reader: EPUB, Mobipocket e altri formati per smartphones (QiOO mobile, Plucker&#8230;). In Project Gutemberg i libri in italiano sono (consultazione di oggi) 218.</p>
<p>- <a href="http://www.liberliber.it/home/index.php"><strong>Progetto Manuzio</strong></a>, la grande biblioteca italiana di libri elettronici ed audiolibri promossa dall&#8217;associazione <a href="http://www.liberliber.it/">Liber Liber</a> non sembra offrire, ad oggi, libri in formato adatto per gli e-book reader, ma ha rilasciato, in modalità sperimentale, il celebre Pinocchio di Collodi in formato EPUB (Il formato EPUB, come si è detto, è il formato standard e aperto progettato appositamente per gli ebook &#8211; e non supportato da Kindle).</p>
<p>Devo ad un post uscito il 30 ottobre sulla <a href="http://groups.google.it/group/ebook-revolution?hl=it">mailing list e-book revolution</a> l&#8217;informazione che <a href="http://www.simplicissimus.it/">Simplicissimus book farm</a> (azienda distributrice italiana di E-book reader), sta lavorando alla versione EPUB dei testi digitalizzati nell&#8217;ambito del <a href="http://www.bibliotecaitaliana.it"><strong>progetto &#8220;Biblioteca Italiana&#8221;</strong></a> (1700 titoli). Monitoriamo.</p>
<p>- I libri di <a href="http://books.google.com/books"><strong>Google books</strong></a> sono disponibili anche in formato EPUB, che come abbiamo detto e&#8217; il formato aperto per gli e-books reader, non supportato in modo nativo da Kindle. </p>
<div id="attachment_820" class="wp-caption aligncenter" style="width: 410px"><a href="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/epub-foscolo2.jpg"><img src="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/epub-foscolo2.jpg?w=400&#038;h=161" alt="Google books: Le ultime lettere di Jacopo Ortis scaricabili in formato EPUB" title="Google books: Le ultime lettere di Jacopo Ortis scaricabili in formato EPUB" width="400" height="161" class="size-full wp-image-820" /></a><p class="wp-caption-text">Google books: Le ultime lettere di Jacopo Ortis scaricabili in formato EPUB</p></div>
<p>Esistono poi vere e proprie<strong> biblioteche digitali</strong> (come chiamarle altrimenti?) <strong>esclusivamente orientate all&#8217;offerta di libri per e-book reader</strong>:</p>
<p>- <a href="http://manybooks.net/"><strong>Many books.net</strong></a> offre una collezione free di libri per e-books (scelto un titolo dal menu a tendina e&#8217; possibile scaricare il libro nel formato desiderato). Sono dichiarati 25.309 libri (consultazione di oggi) di cui <a href="http://manybooks.net/language.php?code=it">195 in italiano</a>: classici, <em>ma anche no</em>, un po di tutto&#8230;La  sensazione e&#8217; quella di frugare negli scaffali di un rigattiere.</p>
<p>- La sezione <a href="http://www.archive.org/details/texts">text archive</a> di <strong>Internet archive </strong> permette di accedere a  1.756.861 documenti, e il download in formato EPUB. anche in questo caso non siamo riusciti a verificare quanti sono in italiano, ma possiamo dire che che Project Gutemberg (218 titoli in italiano) incrementa gli archivi di Internet archive</p>
<p>- <a href="http://www.feedbooks.com/"><strong>Feedbooks.com</strong></a> è a metà tra una biblioteca digitale per e-book readers ed un social network: permette infatti di scaricare libri di pubblico dominio ma anche, registrandosi, di caricare il proprio (quello di cui si è l&#8217;autore), per diffonderlo e trovare lettori e fan.</p>
<p>- <strong>Mobipocket</strong> è una azienda che produce l&#8217;omonimo software per book reader e smartphones (con relativo formato MOBI), e nel suo sito ha una <a href="http://www.mobipocket.com/en/eBooks/default.asp?Language=EN">collezione di libri digitali</a>: quelli <a href="http://www.mobipocket.com/en/eBooks/newebooks.asp?Language=EN&amp;lang=IT">in italiano</a> sono 103, ed i titoli non sono particolarmente incoraggianti&#8230;</p>
<p><strong> E-books reader in biblioteca?</strong></p>
<p>E&#8217; forse davvero <strong>troppo presto</strong> per ragionare su questa ipotesi: provo a sottolineare qualche difficoltà/perplessità</p>
<p>1) l&#8217;editoria italiana (e <strong>i libri in lingua italiana</strong>) <strong>non sono ad oggi pienamente disponibili per i reader</strong>. Sarebbe utile sapere quali sono -a questo proposito- le strategie dei grandi editori scientifici (e non) italiani</p>
<p>2) <strong>I formati</strong>: insieme al formato aperto EPUB si stanno affermando una babele di formati propietari o semi-propietari non standard propri di ogni reader/smartphone (MOBI, PRC, AZW, STANZA) la cui <strong>interoperabilità</strong> non mi pare sia scontata: da questo punto di vista non si può che registrare un <strong>enorme passo indietro, se l&#8217;obiettivo è quello di lavorare su formati aperti, leggibili con ogni dispositivo e anche con un pc</strong>. Naturalmente, a monte di questa babele c&#8217;è il tema dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_rights_management">DRM (Digital rights management)</a> che sono i diritti applicati ai best-seller che Amazon vende nel suo Kindle store.</p>
<p>3) Modello di business: <strong>i documenti non di pubblico dominio che compro per un un e-books reader sono miei</strong>? in altre parole acquisico il possesso o il diritto all&#8217;accesso? Per i libri con DRM sembrerebbe si tratti di un semplice accesso: è nota la vicenda dei libro &#8220;1984&#8243; e &#8220;La fattoria degli animali&#8221; di Orwell spariti dallo Store Kindle, ma -questo è il punto- anche dai singoli dispositivi (vedi <a href="http://www.nytimes.com/2009/07/18/technology/companies/18amazon.html?_r=2">New York Times</a>, 18 luglio 2009) </p>
<p>4) Poco sappiamo su quanto questi dispositivi rispondano ai criteri di <strong>accessibilita&#8217;</strong>, che diventano fondamentali e dirimenti se gli e-book reader vengono acquistati da biblioteche con denaro pubblico per una utenza universale.</p>
<p>Su questi punti (e anche su altri, che sicuramente mi sfuggono) sono benvenute riflessioni future.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
<strong>Disclaimer</strong><br />
<em>Questo post è stato scritto sulla base di alcune letture, conversazioni e navigazioni, con l&#8217;obiettivo di fare il punto, in modo provvisorio, di alcune suggestioni. E&#8217; probabile che nei contenuti espressi ci siano alcuni errori: siamo lieti e grati se vorrete segnalarceli nei commenti</em></p>
<p><strong>Nota</strong><br />
Sul tema e-books / formati / accessibilità / usabilita&#8217; segnalo che a Padova, il 18-19-20 febbraio 2010 nell&#8217;ambito di <a href="http://www.culturasenzabarriere.org/">Cultura senza barriere</a>, un Convegno nazionale dedicata ai temi dell&#8217;accessibilita&#8217;, ci sara&#8217; un intervento di Gino Roncaglia dedicato al tema dei formati adottati dagli e-books reader anche in relazione alla loro usabilita&#8217; (e&#8217; disponibile un <a href="http://www.youtube.com/user/CulturaSenzaBarriere#p/a/u/0/0pdXpyxrZ1E">video</a> che anticipa qualche contenuto). </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/refkit.wordpress.com/793/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/refkit.wordpress.com/793/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/refkit.wordpress.com/793/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/refkit.wordpress.com/793/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/refkit.wordpress.com/793/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/refkit.wordpress.com/793/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/refkit.wordpress.com/793/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/refkit.wordpress.com/793/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/refkit.wordpress.com/793/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/refkit.wordpress.com/793/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=793&subd=refkit&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>IPL + LII = IPL2 (più altre 15 cose&#8230;)</title>
		<link>http://refkit.wordpress.com/2009/11/06/ipl/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 17:47:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>refkit</dc:creator>
				<category><![CDATA[reference]]></category>
		<category><![CDATA[wiki]]></category>
		<category><![CDATA[information_literacy]]></category>

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		<description><![CDATA[IPL + LII = IPL2 è la formula con cui Internet public library, il celebre servizio di  reference online nato nel 1995 da un seminario della Scuola di informazione e studi biblioteconomici dell&#8217;Università del Michigan annuncia, per il suo quindicesimo compleanno, la fusione con LII (librarian internet index)  un&#8217;altra conosciuta directory specialistica, nata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=781&subd=refkit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><div id="attachment_786" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/ipl-15-things.jpg"><img src="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/ipl-15-things.jpg?w=300&#038;h=117" alt="logo IPL 15 things" title="logo IPL 15 things" width="300" height="117" class="size-medium wp-image-786" /></a><p class="wp-caption-text">Il logo di IPL 15 things</p></div><br />
IPL + LII = IPL2 è la formula con cui <a href="http://ipl.org/">Internet public library</a>, il celebre <strong>servizio di  reference online</strong> nato nel 1995 da un seminario della Scuola di informazione e studi biblioteconomici dell&#8217;Università del Michigan <a href="http://theipl.wordpress.com/2009/09/08/ipls-15th-birthday-15-things-launch/">annuncia</a>, per il suo <strong>quindicesimo compleanno</strong>, la fusione con <a href="http://lii.org/">LII (librarian internet index) </a> un&#8217;altra conosciuta directory specialistica, nata nel 1990 come servizio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gopher_(informatica)">gopher</a> (protocollo internet pre-web).<span id="more-781"></span><br />
Tra i due servizi, quello piu&#8217; evoluto mi sembra senz&#8217;altro <a href="http://ipl.org/">IPL</a>, che ha lanciato il <strong>progetto <a href="http://ipl.ci.fsu.edu/community/wiki/index.php/IPL_15_Things">IPL 15 things</a></strong>.<br />
<strong>Si tratta di un wiki</strong> all&#8217;interno del quale i partecipanti (studenti provenienti dalle università consorziate, riuniti in una vera e propria <a href="http://ipl.ci.fsu.edu/">learning community</a>) illustrano con informazioni generali,  buone prassi, letture, esempi ed esercizi &#8220;15 cose&#8221; cioè <strong>15 tecnologie che e&#8217; possibile utilizzare, in un contesto educativo e di informazione al pubblico</strong> (<em>information literacy</em>).<br />
Le &#8220;15 cose&#8221; sono: <strong>blogs, microblogging, wiki, social networks, mondi virtuali, podcasts, video, forum online, RSS, strumenti di condivisione dei documenti, social tagging, reader, strumenti  di alerting, foto e immagini, SMS (messaggistica testuale)</strong>.<br />
Ognuna di queste tecnologie viene &#8220;lanciata&#8221; sul <a href="http://ipl.ci.fsu.edu/community/wiki/index.php/IPL_15_Things">wiki dedicato</a>, e tenuta &#8220;aperta&#8221; per un periodo di tempo determinato, in modo da permettere a tutti di inserire e valutare i materiali: ad oggi sono state lanciate 6 delle 15 &#8220;cose&#8221; che compongono il progetto.<br />
Per ognuna di queste &#8220;cose&#8221; il wiki offre differenti sezioni: informazioni  generali, &#8220;come funziona&#8221;, &#8220;buone prassi&#8221;, letteratura (sul tema) ed esercitazioni. Infine, ad ogni visitatore (il progetto è indirizzato agli studenti) viene chiesto<br />
di <strong>valutare</strong> ciascuna delle tecnologie rilasciate sul wiki compilando un <a href="http://www.surveymonkey.com/s.aspx?sm=1mP7_2bAreqLw_2fX9GH1zWCNg_3d_3d">form online</a>. Tra i valutatori viene infine sorteggiato il vincitore di un buono da 50 dollari da spendere su Amazon&#8230;</p>
<p><strong>Perche&#8217; e&#8217; interessante per noi tutto ciò?</strong><br />
Intanto perchè il wiki delle &#8220;15 cose&#8221; è fruibile come <strong>strumento di  formazione e auto-formazione</strong> in sè: queste 15 tecnologie sono illustrate in modo chiaro, diretto e concreto. Ma lo strumento ci pare utile anche dal punto di vista metodologico: &#8220;15 cose&#8221; è un progetto completo e molto articolato di <em>information literacy</em>, che coinvolge una comunità di studenti in modo interattivo, e che celebra i 15 anni di IPL, Internet public library,  con una <strong>apertura al futuro</strong>, anzichè con una celebrazione del passato.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/refkit.wordpress.com/781/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/refkit.wordpress.com/781/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/refkit.wordpress.com/781/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/refkit.wordpress.com/781/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/refkit.wordpress.com/781/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/refkit.wordpress.com/781/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/refkit.wordpress.com/781/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/refkit.wordpress.com/781/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/refkit.wordpress.com/781/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/refkit.wordpress.com/781/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=781&subd=refkit&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Salviamo il Dizionario Biografico degli Italiani?</title>
		<link>http://refkit.wordpress.com/2009/11/01/dizionario-biografico-italiani/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 17:13:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>refkit</dc:creator>
				<category><![CDATA[enciclopedie]]></category>
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		<category><![CDATA[dizionario_biografico_italiani]]></category>
		<category><![CDATA[enciclopedia_treccani]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Dizionario Biografico degli Italiani viene avviato nel 1960 dall&#8217;Istituto della Enciclopedia Italiana,  prevede circa 105 volumi per un totale di quarantamila biografie, riguardanti personaggi vissuti dal V secolo d.C. a oggi. Finora sono apparsi 73 volumi (siamo alla lettera &#8220;M&#8221;) con un ritmo di pubblicazione annuale di 2 volumi.
Ovviamente, il Dizionario biografico risente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=744&subd=refkit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/biografico_piccolo.jpg"><img src="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/biografico_piccolo.jpg?w=87&#038;h=96" alt="Il Dizionario Biografico degli italiani" title="biografico_piccolo" width="87" height="96" class="alignleft size-full wp-image-748" /></a>Il <a href="http://77.238.3.64/Portale/sito/catalogo/biografia_italiana/">Dizionario Biografico degli Italiani</a> viene avviato nel 1960 dall&#8217;<a href="http://77.238.3.64/Portale/homePage.html">Istituto della Enciclopedia Italiana</a>,  prevede circa 105 volumi per un totale di quarantamila biografie, riguardanti personaggi vissuti dal V secolo d.C. a oggi. <strong>Finora sono apparsi 73 volumi (siamo alla lettera &#8220;M&#8221;)</strong> con un ritmo di pubblicazione annuale di 2 volumi.</p>
<p>Ovviamente, il Dizionario biografico risente della <strong>crisi dell&#8217;editoria enciclopedica</strong> che sta travolgendo  questo tipo di opere, a causa della gratuità e accessiblita&#8217; di Wikipedia, che con le 619.000 voci dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale">edizione italiana</a> resta un competitore temibile. Sulla &#8220;<strong>battaglia delle enciclopedie</strong>&#8221; abbiamo ragionato in <a href="http://refkit.wordpress.com/tag/enciclopedie/">diversi post di questo blog</a>.</p>
<p>Il 22 ottobre 2009 il Presidente della Treccani, Giuliano Amato, attraverso l&#8217;AD Franco Tatò ha annunciato che, a partire dal prossimo gennaio 2010, saranno <strong>drasticamente ridotte le collaborazioni redazionali</strong> in base a un piano di contenimento dei costi. Ma più specificamente il &#8220;nuovo corso&#8221; del Biografico prevederà un <strong>appello (<em>call for papers</em>) a tutta la comunità intellettuale per ottenere l&#8217;adozione spontanea, e su base volontaria, di una o più voci</strong>: quelle pervenute saranno valutate e rieditate dalla redazione del Biografico. Alla base di questa scelta ci sono ragioni&#8230;<span id="more-744"></span> economiche: Il Dizionario è in perdita di circa 630.000 euro annui, con costi redazionali di circa un milionecinquantamila euro. </p>
<p><strong>&#8220;PROPONI UN PERSONAGGIO&#8221;</strong><br />
In realtà, nel sito della Treccani è già online una spcie di <em>call for papers</em>, cioe&#8217; un <a href="http://77.238.3.64/Portale/elements/proponiUnPersonaggio.jsp">form online dal titolo &#8220;Proponi un personaggio&#8221;</a> in cui si invitano i lettori a proporre voci biografiche. Non conossciamo l&#8217;esito di questo esperimento.</p>
<p><strong>LE CRITICHE</strong><br />
La scelta viene aspramente criticata all&#8217;interno dello stesso team editoriale del Biografico: il direttore Mario Caravale dichiara: &#8220;<strong>Possiamo immaginare la mole dei materiali che affluirà alla Treccani dall&#8217;appello online</strong>: contributi di qualità certamente non omogenea&#8221;. Aggiunge Caravale: &#8220;Quando, sempre su internet, è comparso quest&#8217;anno l&#8217;<a href="http://77.238.3.64/Portale/elements/proponiUnPersonaggio.jsp">appello sui personaggi da biografare</a>, è<strong> venuto fuori di tutto</strong>. Dunque i saggi che arriveranno spontaneamente in redazione dovranno essere sottoposti a un attento vaglio critico dei nostri specialisti. Ma questo accresciuto carico di lavoro non viene preso in considerazione&#8221;</p>
<p><strong>Tullio Gregory</strong>, uno dei maggiori curatori del Biografico, fa un altro ragionamento: mentre per la storia locale, per le biografie dei personaggi sconosciuti, puo&#8217; andare bene un &#8220;<em>call for papers</em>&#8221; universale, <strong>alcune voci</strong> (grandi musicisti, grandi scrittori) <strong>devono essere redatte solo da specialisti</strong>. Se &#8220;<em>Call</em>&#8221; dev&#8217;essere, dice Gregory, esso sia &#8220;<em>for money</em>&#8221; ossia per <strong>sponsorizzazioni e contributi</strong>.</p>
<p><strong>L&#8217;APPELLO ONLINE</strong><br />
Il nuovo progetto viene del tutto bocciato da <strong><a href="http://77.238.3.64/Portale/elements/categoriesItems.jsp?pathFile=/sites/default/BancaDati/Enciclopedia_online/G/BIOGRAFIE_-_EDICOLA_G_028734.xml">Carlo Ginzburg</a></strong> e dall&#8217;Associazione <strong>Italia nostra</strong>, che promuovono un <a href="http://www.salviamoildizionariobiografico.it/">appello on line</a>  a tutela del Dizionario, diretto al Presidente della Repubblica Napolitano, affinchè il Biografico continui ad essere finanziato e mantenga gli &#8220;elevatissimi standard qualitativi che ne fanno uno dei prodotti d’eccellenza del nostro Paese&#8221;.<br />
All&#8217;appello hanno ad oggi aderito circa 3000 studiosi e uomini di cultura.<br />
<a href="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/biografico.jpg"><img src="http://refkit.files.wordpress.com/2009/11/biografico.jpg?w=253&#038;h=300" alt="Il logo della Campagna &quot;Salviamo il dizionario Biografico&quot;" title="biografico" width="253" height="300" class="size-medium wp-image-751" /></a></p>
<p><strong>LA SMENTITA</strong><br />
In una <a href="http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/NUJ/NUJL4.pdf">lettera pubblicata sul quotidiano Libero</a> (edizione di Milano) il 30 ottobre 2009, e ripresa dalla <a href="http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=40056232">Rassegna stampa del portale del sito del Governo italiano</a>  Giuliano Amato sembra smentire ogni ipotesi di liquidazione del Dizionario: il &#8220;<em>call for papers</em>&#8221; ci sarà, (ma come abbiamo visto una sua forma <a href="http://77.238.3.64/Portale/elements/proponiUnPersonaggio.jsp">è già online sul sito Treccani</a>) ma l&#8217;esito sarà oggetto di verifica, i timori rispetto alla chiusura o al ridimensionamento dell&#8217;opera sono &#8220;infondati&#8221;, la &#8220;wikipedizzazione&#8221; del biografico è frutto di un &#8220;fraintendimento&#8221;.</p>
<p><strong>UN&#8217;OPERA LUNGA 50 ANNI?</strong><br />
Dispiace, di questa polemica, un aspetto: <strong>il modello wikipedia non si improvvisa, non si &#8220;cala dall&#8217;alto&#8221;</strong> e non va bene per tutto, massimamente se e&#8217; un <strong>espediente di corto respiro per abbattere i costi</strong> redazionali di opere strutturalmente destinate, finche&#8217; rimangono su carta, al ristretto mercato degli Enti pubblici e delle biblioteche (e quindi strutturalmente destinate al deficit).<br />
Ma riflettiamo anche su questo: quando il biografico arriverà all&#8217;<strong>agognata lettera &#8220;Z&#8221;</strong> le voci della lettera &#8220;A&#8221; avranno, volendo essere ottimisti, almeno <strong>50 anni</strong>. Se per un &#8220;minore&#8221; del XV secolo cio&#8217; non e&#8217; grave, che dire per le biografie piu&#8217; discusse, di attualita&#8217;, controverse?</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
<strong>Vedi anche:</strong></p>
<p>Simonetta Fiori &#8220;<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/24/treccani-ecco-il-piano-dei-tagli-  al.html">Ecco il piano dei tagli al Dizionario Biografico</a>&#8221;  Repubblica 24 ottobre 2009</p>
<p>Simonetta Fiori &#8220;<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/21/la-guerra-della-treccani-ginzburg-contro-amato.html">La guerra della Treccani: Ginzburg contro Amato</a>&#8221; Repubblica 21 ottobre 2009</p>
<p>&#8220;<a href="http://editoria.let.uniroma1.it/content/2009/10/salviamo-la-salerno-reggio-cal.html">Salviamo la Salerno-Reggio Calabria della Cultura!</a>&#8221; Blog: Tra la carta e la rete: Spunti e riflessioni tra editoria tradizionale e editoria digitale, a cura di Lucio d&#8217;Amelia</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/refkit.wordpress.com/744/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/refkit.wordpress.com/744/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/refkit.wordpress.com/744/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/refkit.wordpress.com/744/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/refkit.wordpress.com/744/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/refkit.wordpress.com/744/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/refkit.wordpress.com/744/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/refkit.wordpress.com/744/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/refkit.wordpress.com/744/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/refkit.wordpress.com/744/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=744&subd=refkit&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Wikipedia: la fine dell&#8217; &#8220;open edit mode&#8221;?</title>
		<link>http://refkit.wordpress.com/2009/08/25/wikipedia-flagged/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 22:47:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>refkit</dc:creator>
				<category><![CDATA[editoria_elettronica]]></category>
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		<description><![CDATA[Wikipedia è uno strumento molto utilizzato dai nostri utenti: ce ne siamo occupati, in questo blog, perchè pensiamo sia necessario, come bibliotecari di reference,  avere piena consapevolezza dei meccanismi che sono alla base del suo funzionamento.
Secondo un articolo del New York Times pubblicato oggi, la versione inglese dell&#8217;enciclopedia (3 milioni di voci il 17 agosto, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=714&subd=refkit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://it.wikipedia.org">Wikipedia</a> è uno strumento molto utilizzato dai nostri utenti: ce ne siamo occupati, in <a href="http://refkit.wordpress.com/tag/wikipedia/">questo blog</a>, perchè pensiamo sia necessario, come bibliotecari di reference,  avere piena consapevolezza dei meccanismi che sono alla base del suo funzionamento.<br />
Secondo un <a href="http://www.nytimes.com/2009/08/25/technology/internet/25wikipedia.html?_r=1">articolo</a> del <a href="http://www.nytimes.com/">New York Times</a> pubblicato oggi, la <a href="http://en.wikipedia.org">versione inglese</a> dell&#8217;enciclopedia (<a href="http://blog.wikimedia.org/2009/08/17/3000000/">3 milioni di voci</a> il 17 agosto, 10.374.000 utenti registrati) sta attivando delle nuove regole, che prevedono la <strong>&#8220;validazione&#8221; delle voci da parte dei redattori più esperti</strong> (gli administrators, che sono attualmente 1600 circa).<br />
Quindi, <strong>cade la regola dell&#8217; &#8220;<em>open edit mode</em>&#8220;</strong> in base alla quale <em>chiunque</em> può inserire/emendare una voce.<br />
In realtà le cose non stanno proprio così&#8230;</p>
<div id="attachment_719" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://en.labs.wikimedia.org/wiki/En.wiki_FlaggedRevs_trial"><img class="size-medium wp-image-719" title="flaggedrews" src="http://refkit.files.wordpress.com/2009/08/flaggedrews.jpg?w=300&#038;h=140" alt="La pagina di Wikipedia con il trial del progetto di revisione degli articoli" width="300" height="140" /></a><p class="wp-caption-text">La pagina di Wikipedia con il trial del progetto di revisione degli articoli</p></div>
<p><span id="more-714"></span><br />
&#8230;perchè questa procedura sarà applicata <strong>solo alle voci di persone viventi</strong>, che sono quelle più delicate, soggette a continue integrazioni e a qualche vandalismo (inserimento continuato e consapevole di informazioni false e denigratorie da parte di utenti anonimi).</p>
<p>Nello specifico, la nuova regola prevede che <strong>finchè la voce non è &#8220;<em>flagged</em>&#8221; cioè validata</strong> da un editor esperto essa <strong>non apparirà nella versione pubblica</strong>.<br />
Questa procedura è già in opera, ad esempio, nella <a href="http://de.wikipedia.org">versione tedesca</a> di Wikipedia, con la significativa diferenza che, mentre nella versione inglese il rapporto è di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:About">10.374 utenti registrati contro 1.600 editor</a>, nella tedesca è <a href="http://de.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Beitragszahlen">5.162 contro 1.000</a>, cioè la metà <span style="color:#888888;">[spero di aver ben interpretato la pagina in tedesco, sono apprezzate correzioni]</span>.</p>
<p>Jimmy Wales, il fondatore di Wikipedia, dice, nell&#8217;articolo del NYT, che <strong>si tratta solo di un test</strong>, che  ha per obiettivo di verificare quanto tempo ci vuole (minuti? settimane?) a visionare e validare un articolo.<br />
Questa scelta sembra essere l&#8217;effetto di una serie di <strong>incidenti relativi a compilazioni maldestre e diffamatorie</strong>: il NYT <a href="http://www.nytimes.com/2009/06/29/technology/internet/29wiki.html">sostiene</a> di aver lavorato direttamente con alcuni amministratori di Wikipedia sulla voce <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Rohde">David Rohde</a>, un corrispondente in Afghanistan rapito dai Taliban (e poi fuggito a giugno 2009), ritenendo che la riservatezza rispetto alla sua vicenda potesse in qualche misura salvagurdarlo. Viene poi citato il noto caso Seigenthaler, un giornalista americano,  amico della famiglia Kennedy, nella cui <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Seigenthaler">voce di Wikipedia</a> utenti anominimi avenvano introdotto,  nel 2005, false voci su un suo coinvolgimento nei delitti politici di John e Bob Kennedy (attualmente nella <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Seigenthaler">pagina dedicata</a> su Wikipedia si fa cenno a tutta la vicenda, e c&#8217;è una ritrattazione).</p>
<p>La <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/technology/8220220.stm">BBC riprende la notizia</a> sulla nuova policy di Wikipedia aggiungendo qualche dettaglio: ci sara un trial di 2 mesi; da un sondaggio online, promosso da Wikipedia, emerge che la maggioranza dei redattori sono d&#8217;accordo; il cambiameno sarà discusso a Buenos Aires il 26-28 Agosto, alla <a href="http://wikimania2009.wikimedia.org/wiki/Portal">conferenza annuale</a> dei wikipediani.</p>
<p><strong>Cosa ne pensano i wikipediani?</strong><br />
Wikipedia gestisce questo passaggio con la consueta <strong>trasparenza</strong>: ecco la pagina di Wikipedia <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:WikiProject_Flagged_Revisions">dedicata al wikiProject &#8220;flagged revisions&#8221;</a> che ci aiuta a capire il punto di vista dei wikipediani: in pieno stile wiki, la proposta è stata messa ai voti ed è stata approvata (**): in <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wikipedia_talk:Flagged_revisions/Trial/Votes">questa lunga pagina</a> è possibile leggere non solo i risultati delle votazioni, ma anche le motivazioni dei singoli <em>editor</em> rispetto alla proposta. Riassumere questi punti di vista non è semplice: proviamo a indicare che <strong>i favorevoli dicono</strong> che si tratta di salvaguardare la <strong>reputazione</strong> di Wikipedia, che le &#8220;<em>flagged revisions</em>&#8221; sono un buon compromesso tra il &#8220;chiunque puo&#8217; editare&#8221; e la semi-blindatura degli articoli (che già di fatto avviene, per voci come Barack Obama), e infine che comunque un trial va fatto (&#8220;anche nel software libero chiunque può apportare modifiche, ma le <em>patch</em> sono sottoposte a un controllo di qualità&#8221;, dice ad esempio Seraphimblade).<br />
<strong>I contrari</strong> evocano innanzitutto problemi tecnici (creare questo meccanismo non è banale), l&#8217;aumento della &#8220;burocrazia degli editor&#8221;, e la vaghezza del trial (quale durata, quale campione di voci sarà concretamente oggetto del test). Alcuni, poi, fanno riferimento alla situazione tedesca (più di 11.000 voci in arretrato), ed al concetto di &#8220;<strong>fiducia</strong>&#8221; che deve continuare ad essere la base del lavoro dei wikipediani.</p>
<p><strong>Wikipedia e&#8217; un organismo delicato</strong>, nella misura in cui, a causa della sua enorme popolarità &#8220;<em>ha il potere di alterare il mondo che vorrebbe documentare</em>&#8221; (*): le regole che si propone di adottare riguardano, si è detto, solo le biografie dei personaggi viventi, tuttavia le reazioni non sono tutte positive (oltre che sulla pagina già citata in wikipedia si possono vedere anche i <a href="http://twitter.com/#search?q=%23wikipedia">commenti su Twitter</a>, non tutti entusiastici).</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-726" title="twitt-wiki" src="http://refkit.files.wordpress.com/2009/08/twitt-wiki.jpg?w=300&#038;h=45" alt="twitt-wiki" width="300" height="45" /></p>
<p>C&#8217;è da chiedersi se questi problemi, e queste scelte, dipendano dall&#8217;intrinseca inadeguatezza del meccanismo proprio dell&#8217;<em>open edit mode</em> o non, piuttosto, da una <strong>crisi di crescita</strong> di Wikipedia, e dall&#8217;eccessiva esposizione a cui è sottoposta.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
(*) La citazione è di Jospeh Reagle, professore di Comunicazione della New York University, autore nel 2008 di una <a href="http://reagle.org/joseph/2008/03/dsrtn-in-good-faith">tesi di dottorato</a> su Wikipedia<br />
(**) più precisamente: 720 editors hanno partecipato al voto. Il risultato finale è stato 429 a favore, 282 contro, 9 neutrali. (59.6% a favore, 39.2% contro, 1.2% neutrali)</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/refkit.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/refkit.wordpress.com/714/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/refkit.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/refkit.wordpress.com/714/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/refkit.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/refkit.wordpress.com/714/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/refkit.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/refkit.wordpress.com/714/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/refkit.wordpress.com/714/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/refkit.wordpress.com/714/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=714&subd=refkit&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Google ha vinto? Un reportage di La Tribune</title>
		<link>http://refkit.wordpress.com/2009/08/19/google-bnf/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 21:31:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>refkit</dc:creator>
				<category><![CDATA[biblioteche_digitali]]></category>
		<category><![CDATA[BNF]]></category>
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		<description><![CDATA[La Tribune è un giornale politico-economico francese, in qualche modo simile al nostro Il Sole 24ore.
Il 18 Agosto, ieri, pubblica in prima pagina un ampio e documentato reportage sulla  digitalizzazione dei libri della BNF, ripreso oggi in Italia da Repubblica e Corsera (19 Agosto pag 21).
Costruiamo questo post sulla lettura, di prima mano, del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=684&subd=refkit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://www.latribune.fr">La Tribune</a> è un giornale politico-economico francese, in qualche modo simile al nostro Il Sole 24ore.<br />
Il 18 Agosto, ieri, pubblica in prima pagina un <strong>ampio e documentato reportage sulla  digitalizzazione dei libri</strong> della <a href="http://www.bnf.fr">BNF</a>, ripreso oggi in Italia da <a href="http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/tecnologia/google-world-1/biblioteca-francia/biblioteca-francia.html?ref=search">Repubblica</a> e Corsera (19 Agosto pag 21).<br />
Costruiamo questo post sulla lettura, di prima mano, del reportage de <em>La Tribune</em> (il link, <a href="http://www.latribune.fr/entreprises/communication/telecom-internet/20090818trib000411412/google-en-negociation-avec-la-bibliotheque-nationale-de-france.html">qui</a>, è all&#8217;anticipazione su web).<br />
Il succo dell&#8217;articolo in prima pagina: <strong>&#8220;Google a gagné&#8221;</strong> è che&#8230;<br />
<div id="attachment_685" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img src="http://refkit.files.wordpress.com/2009/08/tribune-18-8-09.jpg?w=300&#038;h=202" alt="La Tribune 18 Agosto 2009" title="tribune-18-8-09" width="300" height="202" class="size-medium wp-image-685" /><p class="wp-caption-text">La Tribune 18 Agosto 2009</p></div><br />
<span id="more-684"></span><br />
<strong>Google è in trattativa con  BNF per la digitalizzazione dei suoi fondi</strong>: la strategia di Google, secondo l&#8217;editorialista, è vendere i libri online, e sfidare così Amazon. Gli editori francesi, in ordine sparso, non possono fronteggiare questa offensiva. La biblioteca nazionale francese, che nel 2005 con il <em>pamphlet </em> &#8220;<a href="http://www.amazon.fr/Quand-Google-d%C3%A9fie-lEurope-Plaidoyer/dp/2842059123">Quand Google defie l&#8217;Europe</a>&#8220;, si era posta come <strong>modello alternativo europeo</strong> a <a href="http://books.google.it/">Google books</a> adesso si è lasciata sedurre dal gigante di Mountain View. </p>
<p>Va sottolineato che la BNF, nel suo sito, ha <a href="http://www.bnf.fr/pages/zNavigat/frame/dernmin.htm?ancre=com_numerisation.htm">smentito</a> di aver stipulato alcun accordo con Google, pur senza escludere un futuro partenariato, volto a rendere accessibili opere non coperte da copyright, e ha rilanciato i progetti <a href="http://gallica.bnf.fr/">Gallica</a> ed <a href="http://refkit.wordpress.com/tag/europeana/">Europeana</a>.</p>
<p>L&#8217;articolo in seconda pagina de La Tribune, a firma Cécile Barbière, è più articolato: in una intervista, <strong>Denis Bruckmann, Direttore delle collezioni della BNF</strong> afferma che il costo per la digitalizzazione dei libri è molto elevato (fino a 0,74 euro/pagina) e che un accordo con Google permetterebbe eventualmente di velocizzare tutto il processo (leggere: di abbattere i costi). A sua volta, il <strong>responsabile Google book per l&#8217;Europa, Santiago de la Mora</strong> dichiara che gli editori americani (sebbene sia aperta una <em>class action</em>&#8230;) stanno raggiungendo un accordo che permetterà a Google di vendere i libri digitalizzati al prezzo scelto dagli editori (mentre Amazon impone i suoi prezzi standard).<br />
Gli editori francesi sembrano invece respingere un partenariato che li metterebbe di fronte ad un fatto compiuto: su Google books sono già digitalizzati <strong>150.000 libri di autori francesi</strong> (Gallica <a href="http://gallica.bnf.fr/content?lang=en#stats">dichiara</a> 115,745 monografie, di cui 60,962 consultabili in modalità testo).</p>
<div id="attachment_700" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img src="http://refkit.files.wordpress.com/2009/08/tribune-18-8-09-21.jpg?w=300&#038;h=112" alt="La Tribune, 18 agosto 2009: La guerre des livres en ligne" title="tribune-18-8-09-2" width="300" height="112" class="size-medium wp-image-700" /><p class="wp-caption-text">La Tribune, 18 agosto 2009: La guerre des livres en ligne</p></div>
<p>La seconda parte del reportage (a firma Cecile Barbière e Jean Baptiste Jacquin) è una <strong>intervista agli operatori del settore</strong> (in Francia l&#8217;editoria non si presenta in regime di semi-monopolio come da noi).<br />
<strong>Alain Kouck</strong> (vicepresidente del gruppo <a href="http://www.editis.com/content.php?lg=fr&amp;id=5">Editis</a>, il secondo maggior gruppo di editori e distributori francesi) richiama gli editori europei alla &#8220;vigilanza&#8221; ed alla &#8220;fermezza&#8221; rispetto a Google, mettendo in dubbio che l&#8217;accordo tra editori e Google possa essere validato dalla giustizia americana.<br />
Kouck sottolinea che le opere protette pubblicate da editori francesi corrispondono a <strong>500.000 titoli</strong>, ed allude alla possiblità di una <strong>piattaforma alternativa</strong> per l&#8217;<em>e-commerce</em>, più rispettosa degli editori, che applichi la <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Loi_Lang">legge Lang</a> (che prevede che un libro non possa assere venduto a un prezzo diffrerente di quello proposto dall&#8217;editore, come invece fa Amazon in USA), ed un ragionamento sull&#8217;IVA, che, in Francia, favorisce i libri stampati ma non ancora quelli digitali.</p>
<p>Il reportage dà poi voce a <strong>Virginie Clayssen</strong> (<a href="http://www.sne.fr/">SNE</a> Sindacato nazionale dell&#8217;Edizione) che sottolinea l&#8217;importanza, per l&#8217;editoria francese, di investire in maniera unitaria in una propria infrastruttura tecnologica per l&#8217;<em>e-commerce</em>, in modo da <strong>padroneggiare i propri archivi</strong> di dati e i documenti digitalizzati.<br />
Tuttavia, ad oggi, sottolinea Clayssen, il modello è un altro: i grandi editori francesi, Hachette da un lato e Gallimard &#8211; Flammarion dall&#8217;altro, hanno loro piattaforme aziendali.  </p>
<p>Questo reportage ci è parso interessante perchè ci dà l&#8217;idea della <strong>complessità degli interessi</strong>, economici,  culturali, ma anche <em>di immagine</em> che stanno dietro al tema delle delle <strong>biblioteche digitali</strong>.<br />
La Francia, che ha una lunga tradizione di tutela della cultura nazionale (a partire dal culto della francofonia) imposta il dibattito in termini quasi identitari, ma è evidente che a monte c&#8217;è la percezione dell&#8217;<strong>insostenibilità economica</strong> di un processo di digitalizzazione su ampia scala.</p>
<p>D&#8217;altro canto, le biblioteche nazionali, in mancanza di una <i>vision</i> e di politiche certe, corrono davvero il rischio, se questi sono gli scenari, di diventare meri <em>serbatoi di libri</em> all&#8217;interno di un <strong>conflitto che si gioca altrove</strong>, tra Amazon e Google, per la conquista del mercato del libro online.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p><em>NOTE</em><br />
Segnaliamo:<br />
- Un articolo di approfondimento sul modello Google books,  recentemente pubblicato su Biblioteche oggi (Giugno 2009): <strong>Anna Maria Tammaro</strong> <a href="http://www.bibliotecheoggi.it/content/20090502801.pdf">Il caso di Google books e le biblioteche digitali</a>.<br />
- Un altro contributo di <strong>Antonella de Robbio</strong> ci aiuta ad approfondire il tema: <a href="http://www2.spbo.unibo.it/bibliotime/num-xii-2/derobbio.htm">La gestione dei diritti nelle digitalizzazioni di massa. Un&#8217;analisi alla luce del caso Google Book Search</a> in: Bibliotime XII, 2 luglio 2009</p>
<p>Sull&#8217;<strong>ANSA (19 agosto)</strong> c&#8217;è una <a href="http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/internet/news/2009-08-19_119404068.html">dichiarazione</a> di Antonia Ida Fontana, Direttrice della <a href="http://www.bncf.firenze.sbn.it/">BNCF</a>: &#8220;<em>Con Google ne stiamo parlando da tempo &#8211; spiega &#8211; e della pratica si sta ora interessando al ministero dei Beni Culturali il direttore generale per la valorizzazione Mario Resca. Penso che all&#8217;Italia possano venirne solo vantaggi</em>&#8221; &#8230; </p>
<p>Il testo completo del <strong>regolamento tra Google ed autori ed editori</strong> relativo alla gestione dei libri digitalizzati dalle biblioteche, presentato ad ottobre 2008 per porre fine alla controversia giudiziaria, e&#8217; disponibile <a href="http://books.google.it/booksrightsholders/agreement.html">qui</a>; Esiste un riassunto supersintetico curato dall&#8217;ALA (<a href="http://wo.ala.org/gbs/wp-content/uploads/2009/01/gbs-2-pager-final.pdf">qui</a>) e tradotto in <a href="http://eprints.rclis.org/16670/1/Traduction_R%C3%A8glement_Google_Livres.pdf">francese</a>. Google ha predisposto anche una <a href="http://books.google.com/intl/it/googlebooks/agreement/index.html">pagina illustrativa</a> dell&#8217;accordo in italiano.<br />
L&#8217;accordo dovra&#8217; essere validato dai giudici della corte Federale di New York il 4 settembre 2009.<br />
Segnalo alcuni commenti all&#8217;accordo: <a href="http://www.earlham.edu/~peters/fos/2008/10/google-and-publishers-settle.html">Peter Suber</a> (Open Access news), <a href="http://bonariabiancu.wordpress.com/2008/10/29/google-books-fa-pace-con-gli-editori-e-promette-guadagni-per-tutti-comprese-le-biblioteche/">Bonaria Biancu</a> (The geek librarian).</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/refkit.wordpress.com/684/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/refkit.wordpress.com/684/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/refkit.wordpress.com/684/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/refkit.wordpress.com/684/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/refkit.wordpress.com/684/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/refkit.wordpress.com/684/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/refkit.wordpress.com/684/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/refkit.wordpress.com/684/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/refkit.wordpress.com/684/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/refkit.wordpress.com/684/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=684&subd=refkit&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Open access: un seminario a Genova. Report</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 22:03:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sull&#8217;ultimo numero (2/2009) di Vedi Anche, il notiziario della sezione Ligure dell&#8217;AIB, ho curato un breve report sul seminario &#8220;L’Open Access in pillole: principi teorici e applicazioni pratiche&#8221; condotto da Maria Cassella, per AIB Liguria, a Genova l&#8217; 8 giugno.
Presto il numero di Vedi Anche sarà online (da non perdere il dibattito su &#8220;Censura in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=674&subd=refkit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Sull&#8217;ultimo numero (2/2009) di <a href="http://www.csb-scpo.unige.it/aib/vedianche.htm">Vedi Anche</a>, il notiziario della <a href="http://www.csb-scpo.unige.it/aib/">sezione Ligure dell&#8217;AIB</a>, ho curato un breve report sul seminario &#8220;<strong>L’Open Access in pillole: principi teorici e applicazioni pratiche</strong>&#8221; condotto da <strong>Maria Cassella</strong>, per AIB Liguria, a Genova l&#8217; 8 giugno.<br />
Presto il numero di <strong>Vedi Anche</strong> sarà online (da non perdere il dibattito su &#8220;Censura in biblioteca&#8221;); nel frattempo ecco il testo del report:<br />
<strong>CONDIVISIONE DEL SAPERE, AVANZAMENTO DELLA CONOSCENZA: UN SEMINARIO AIB-SBA SULL&#8217;OPEN ACCESS</strong></p>
<p><img src="http://refkit.files.wordpress.com/2009/08/openaccess2.png?w=300&#038;h=253" alt="Le vie dell&#39;Open access" title="Le vie dell&#39;Open access" width="300" height="253" class="aligncenter size-medium wp-image-677" /></p>
<p><span id="more-674"></span></p>
<li>Perché l&#8217;open access è importante per le biblioteche accademiche e le università?</li>
<p>Offrire una risposta ragionata a questa domanda era uno degli obiettivi del Seminario &#8220;L&#8217;Open access in pillole: principi teorici ed applicazioni pratiche&#8221; organizzato congiuntamente da <strong>Aib Liguria</strong> e <strong>Sistema Bibliotecario di Ateneo</strong> di Genova l&#8217;8 giugno 2009 presso la Facoltà di Economia.<br />
Il seminario, tenuto da <strong>Maria Cassella</strong> (Università di Torino), è stato chiuso da un intervento di <strong>Enrica Nenci</strong>, Direttore del Sistema bibliotecario di Ateneo.<br />
Tracciamo nelle prossime righe una sintesi dei contenuti del seminario, al quale hanno partecipato quasi 30 colleghi provenienti dalle biblioteche universitarie e civiche.</p>
<li>La crisi del prezzo dei periodici elettronici. Quali risposte?</li>
<p>Il principio che sta alla base delle strategie Open access è che <strong>i risultati della ricerca finanziata con fondi pubblici devono essere disponibili alle comunità scientifiche senza spese aggiuntive</strong>. Come noto, la maggior parte della ricerca scientifica si basa sull&#8217;accesso ai periodici dei grandi editori: nel ventennio 1986-2005 la spesa sostenuta dalle istituzioni accademiche per l&#8217;acquisto di queste pubblicazioni è cresciuta in maniera molto elevata rispetto ai parametri fisiologici che guidano l&#8217;aumento di beni e eservizi, ovvero del 302%, a cusa della situazione di oligopolio venutasi a creare nel mercato editoriale, dove pochi grandi editori (Elsevier, Springer, Wiley) hanno via via assorbito le più prestigiose piccole e medie university press, dominando così il mercato.<br />
Da qui l&#8217;evidente paradosso che porta le istituzioni accademiche a <strong>pagare due volte la ricerca</strong>: prima, attraverso il compenso erogato ai propri ricercatori, e poi, attraverso la sottoscrizione alle riviste dove essi pubblicano i loro contributi scientifici.<br />
L&#8217;open access è quindi un movimento di idee, buone prassi, esperienze, che ha come obiettivo quello di affermare modelli sostenibili di diffusione del sapere scientifico.<br />
Il seminario AIB-Sba era quindi concepito per far conoscere meglio le risorse Open access, fondamentali per il servizio di reference specialistico, ma anche per permettere ai bibliotecari di acquisire competenze sulle dinamiche, le sfide, <strong>la posta in gioco relativa alla diffusione del sapere scientifico</strong>.</p>
<li>Gli inizi: BOAI e Berlin declaration</li>
<p>Nel 2001, l&#8217;Open society institute (organizzazione no-profit fondata da G.Soros) promuove, la <strong>Budapest Open access initiative (BOAI)</strong> per sostenere il movimento per l&#8217;accesso aperto. Nel testo troviamo la prima definizione di &#8220;open access&#8221;: la libera disponibilità della letteratura scientifica su internet, che permette di leggere, scaricare, copiare, distribuire, stampare, ricercare o fare dei link al full text di articoli, scorrerli attraverso indici, senza barriere di tipo finanziario, tecnico o altre differenti da quelle necessarie per il mero accesso ad internet.<br />
Un altro aspetto fondamentale dell&#8217;Open access è quello di permettere all&#8217;autore di conservare tutti i diritti sui suoi documenti scientifici: infatti le grandi case editrici prevedono per gli autori dei contratti con i quali essi, in cambio dell&#8217;opportunità di pubblicare, cedono tutti i diritti all&#8217;editore a cui conferiscono i loro articoli. L&#8217;articolo print pubblicato da una rivista scientifica non appartiene più all&#8217;autore ma all&#8217;editore, che stabilisce spesso limiti rigidi e inderogabili alla distribuzione cartacea, e soprattutto telematica, dell&#8217;articolo.<br />
La<strong> Dichiarazione di Berlino</strong>, del 2003, è il momento in cui gli Enti di ricerca (248) si impegnano a sostenere le politiche di accesso aperto, anche attraverso l&#8217;autoarchiviazione dei papers scientifici in depositi istituzionali, cioè in archivi gestiti dalle stesse istituzioni accademiche.  </p>
<li>Le due strade dell&#8217;open access: Archivi aperti istituzionali e Riviste open access</li>
<p>Le due principali strategie attraverso le quali si realizzano le politiche open access sono: l&#8217;<strong>autoarchiviazione</strong> in depositi aperti gestiti dalle istituzioni accademiche o disciplinari e la <strong>pubblicazione in riviste ad accesso aperto</strong>.</p>
<li>Gli Archivi aperti</li>
<p>Gli <strong>archivi aperti</strong> sono depositi online dove gli studiosi autorizzati dalle proprie istituzioni scientifiche possono depositare, di solito in versione PDF, le loro pubblicazioni, rendendole così disponbili alla comunità degli studiosi. E&#8217; importante ricordare che, per un ricercatore, inserire il proprio <em>paper</em> in un deposito istituzionale significa valorizzarlo, promuoverne la diffusione e la trovabilità, e quindi la citazione. Questi depositi sono infatti strutturati in sistemi specifici di metadati (tra cui il <em>Dublin core</em>, ben conosciuto ai bibliotecari ed ai webmaster) che garantiscono la trovabilità dei documenti, e quindi l&#8217;utilizzo e la citazione (scoraggiando il plagio). D&#8217;altro canto, per un Ente di ricerca avere un archivio aperto densamente popolato di contributi è un indicatore visibile della propria produttività scientifica.<br />
Esistono repertori  degli archivi aperti presenti nel mondo: tra essi ricordiamo <a href="http://www.opendoar.org/">openDoar</a> e <a href="http://roar.eprints.org/">RoaR</a><br />
<strong>In Italia</strong>, nello specifico, il repertorio degli archivi aperti nazionali è <a href="http://www.openarchives.it/pleiadi/">PLEIADI</a> (Portale per la Letteratura scientifica Elettronica Italiana su Archivi aperti e Depositi Istituzionali), un progetto <strong>Cilea-Caspur</strong> che permette di interrogare cumulativamente tutti gli archivi (per un totale di 19570 record), ma anche di avere il polso dell&#8217;evoluzione in Italia di questo fenomeno (attualmente gli archivi aperti nazionali sono circa 45).<br />
Una tipologia a parte è rappresentata dagli <strong>archivi aperti di carattere discipinare</strong>: gestiti di solito da consorzi di Enti, essi raccolgono contenuti scentifici relativi ad una determinata disciplina (mentre gli archivi istituzionali, si è detto, fanno riferimento ad un solo Ente di ricerca e sono solitamente multidisciplinari). Tra essi vale la pena ricordare ArXiv (Fisica), il più antico di tutti, nato negli anni 90, Cogprints (Scienze cognitive), RepEc (Economia) E-Lis (biblioteconomia e scienze dell&#8217;informazione).<br />
Alla base degli archivi aperti ci sono software specifici: i più usati e collaudati sono sostanzialmente due: <strong>Eprints </strong>e <strong>Dspace</strong>: entrambi open souce, permettono una configurazione piuttosto flessibile degli archivi, che deve comunque scaturire da una collaborazione sinergica tra informatici e <em>information specialist</em>.</p>
<li>Le riviste Open access</li>
<p>Le <strong>riviste open access</strong> sono la seconda tipologia di risorse open access. Si tratta di riviste scientifiche, con elevati standard di pubblicazione, che permettono di accedere a documenti sottoposti a <em>peer review</em> (1) . I maggori editori open access sono in campo biomedico (BioMed Central, PloS), ma, per saperne di più, è possibile consultare <a href="http://www.doaj.org/">DOAJ</a>, un repertorio di riviste OA curato dall&#8217;Università di Lund che permette ad oggi l&#8217;accesso a 4000 titoli di tutte le discipline.<br />
Un caso a parte è rappresentato dalle cosiddette <strong>riviste &#8220;ibride&#8221;</strong>, riviste commerciali che permettono tuttavia agli autori di manternere, pagandone le spese, tutti i diritti alle loro pubblicazioni. Nella maggior parte dei casi queste spese sono pagate da enti finanziatori (indicizzati in repertori specifici, come <a href="http://www.sherpa.ac.uk/romeo">SHERPA/RoMEO</a>).<br />
Chi si occupa delle acquisizioni nelle università conosce bene i costi dei <strong>libri di testo</strong>: anche in questo campo esistono iniziative Open access, basate su un modello economico che prevede il pagamento per l&#8217;edizione cartacea ma la possibilità di ottenere gratuitamente la vesione pdf: protagoniste di queste iniziative sono alcune University press (in Italia ci sono esperienze a Firenze ed a Pisa). La sfida è naturalmente quella di trovare, per queste iniziative, un modello economico sostenibile</p>
<li>Come promuovere l&#8217;Auto archiviazione?</li>
<p>Una modalità attivata da alcune istituzioni accademiche per promuovere l&#8217;autoarchiviazione, cioè per incentivare gli autori ad autoarchiviare i propri lavori negli archivi istituzionali, sono le <strong>policy mandatarie</strong>: esse consistono in regole ufficiali che promuovono questa pratica, incentivandone l&#8217;utilizzo all&#8217;inteno di una specifica comunità scientifica. In altri casi gli Enti finanziatori dei progetti di ricerca vincolano l&#8217;erogazione dei fondi all&#8217;auto-archiviazione dei <em>papers</em>. Viene ricordato da Maria Cassella che, alla base di queste regole, della loro efficacia ed accettazione, c&#8217;è la conoscenza della propria comunità di ricerca ed una attività di promozione e spiegazione dei vantaggi dell&#8217;autoarchiviazione: in questo campo i bibliotecari accademici possono giocare un ruolo fondamentale, mettendo a disposizione competenze, percorsi informativi, buone prassi seguite da altre istituzioni. </p>
<li>E in Italia?</li>
<p>In italia le università aderiscono nel 2004 alla &#8220;<strong>dichiarazione di Messina</strong>&#8220;, promossa dalla CRUI, conferenza dei rettori, per promuovere l&#8217;accesso aperto alla letteratura di ricerca, Ma un&#8217;altra iniziativa interessante in questo senso sono le <strong>linee guida per il deposito delle tesi di dottorato</strong>, rilasciate dalla CRUI ad ottobre 2007: le tesi di dottorato, sottoposte al deposito obbligatorio presso le biblioteche nazionali centrali di Roma e Firenze, non hanno in effetti mai trovato un canale di diffusione/valorizzazione pur essendo il prodotto del primo livello della ricerca scientifica. Perché queste linee guida diventino operative è tuttavia necessario che l&#8217;obbligo di archiviazione venga inserito nei bandi e nei regolamenti che al&#8221;interno delle singole uiniveristà promuovono i clicli di dottorato.<br />
L&#8217;Istituto superiore di Sanità è stato il primo Ente di ricerca italiano, nel 2008, a istituire delle policy mandatarie, cioè un oblligo a pubblicare i prodotti della ricerca finanziata nei depositi istituzionali.<br />
L&#8217;unica fonte completa di informazione sull&#8217;open Access in taliano è il <em>Wiki OA Italia </em>, aperto ufficialmente nell&#8217;aprile 2008 redatto in italiano. Il wiki è uno strumento fondamentale per chi si avvicina a queste tematiche o intende approfondirne aspetti specifici</p>
<li>E a Genova?</li>
<p>Come sottolineato da Andrea Marchitelli in un recente contributo (2) , <strong>la strada verso una sostanziale diffusione dell&#8217;Accesso aperto in Italia è ancora molto lunga</strong>. In questo scenario pesano, come sottolineato da Enrica Nenci , direttore del sistema bibliotecario di Ateneo dell&#8217;Università di Genova (3), una percezione non esatta della funzione degli Archivi e dalla mancata consapevolezza dei benefici connessi, anche a fronte ai costi iniziali da sostenere, in un contesto di tagli sempre più ingenti ai bilanci.<br />
L&#8217;<strong>Università di Genova</strong> non è la sola a non avere ancora un Archivio aperto di tipo istituzionale, anche se in Ateneo si stanno affermando alcune piccole esperienze dipartimentali, e l&#8217;intervento conclusivo di Enrica Nenci era precisamente finalizzato a fare il punto della situazione locale. Presso il DISMEC (Dipartimento di storia moderna e contemporanea) è attivo <a href="http://dismecspace.unige.it/dspace/">Dismec space</a> un archivio su software DSspace che permette di accedere agli archivi del della Scuola di dottorato, all&#8217;archivio ligure di scrittura popolare ai documenti del Laboratorio di archeologia e storia ambientale e del progetto <em>Our common European cultural landscape heritage</em>. L&#8217;accesso all&#8217;archivio è condizionato da password, tuttavia l&#8217;esperimento è di grande interesse, come anche <a href="http://www.fosca.unige.it/">Fo.s.c.a.</a> (Fonti per la storia della critica d&#8217;arte) un portale genovese per l’accesso alle fonti e alla storiografia artistica. Fo.s.c.a., e gli altri esempi citati nel corso dell&#8217;intervento, non sono propriamente Archivi aperti, tuttavia la loro presenza all&#8217;interno del del nostro Ateneo è testimonianza di un interesse verso gli archivi digitali che, se supportato da adeguate politiche e linee guida, e da una politica specifica di Ateneo sul diritto d&#8217;autore, integrata ad una prospettiva consortile (Cipe) può certamente evolversi in progetti di più ampio respiro.</p>
<li>Per concludere&#8230;</li>
<p>Herbert Van de Sompel, uno dei promotori, insieme a Paul Ginsparg (creatore di ArXiv, il primo server di pre-print presso il Los Alamos National Laboratory), dell&#8217;<strong>Open Archives Initiative</strong>, in una intervista rilasciata a Valentina Comba nel 2002 (4) sostiene che è necessario <strong>mettere la biblioteca all&#8217;origine della catena informativa</strong>, come produttrice di informazioni, per organizzare servizi di grande utilità per gli utenti. Ci pare che l&#8217;implementazione accorta e meditata di strumenti Open access sia un <strong>passo strategico</strong> in questa direzione. </p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
1) Come noto un articolo <em>peer reviewed</em> è un documento scientifico che è statio letto rivisto, corretto, valutato ed approvato dalla comunità dei pari, cioè da altri esperti della disciplina. Questo processo di validazione garantisce un buon standard scientifico di quanto pubblicato<br />
2) Andrea Marchitelli, Servizi e strumenti per la diffusione dell&#8217;Accesso aperto in Italia: lo stato dell&#8217;arte, in: AIDA Informazioni, Anno 26, Luglio-Dicembre, numero 3-4 2008<br />
3)  Problemi e prospettive su Open access, archivi aperti e risorse digitali nell&#8217;ambito dello SBA dell&#8217;Università di Genova<br />
4)  Le nuove prospettive della comunicazione scientifica: il ruolo degli open archives. Intervista a Herbert Van de Sompel a cura di Valentina Comba e Vittorio Ponzani. In: AIB Notizie, 14 (2002), n. 5, p. 8-9.</p>
<p><em>Sull&#8217;open access è appena stato pubblicato un <a href="http://www.aidainformazioni.it/2008/342008.html">numero monografico di Aida informazioni </a>(Anno 26, Luglio-Dicembre, numero 3-4 2008), con articoli e contriburi di Susanna Mornati, Maria Cassella, Antonella De Robbio, Paola Galimberti, Valentina Comba, Andrea Marchitelli ed altri </em></p>
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		<title>iTunes U e Library of Congress</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 09:31:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Apprendiamo dal blog della Library of Congress (post del 30 giugno 2009) che alcuni documenti della maggiore istituzione bibliografica americana sono disponibili attraverso iTunes U. E&#8217; una ulteriore tappa della strategia della LOC, che punta ad una presenza autorevole e visibile in tutti i social network (ne abbiamo già parlato in questo blog rispetto a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=663&subd=refkit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Apprendiamo dal blog della<a href="http://www.loc.gov"> Library of Congress</a> (<a href="http://www.loc.gov/today/pr/2009/09-136.html">post del 30 giugno 2009</a>) che alcuni documenti della maggiore istituzione bibliografica americana sono disponibili attraverso <b>iTunes U</b>. E&#8217; una ulteriore tappa della strategia della LOC, che punta ad una presenza autorevole e visibile in tutti i social network (ne abbiamo già parlato in questo blog rispetto a <a href="http://refkit.wordpress.com/tag/youtube/">Youtube</a>).<br />
<div id="attachment_665" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img src="http://refkit.files.wordpress.com/2009/07/itunes-u.png?w=300&#038;h=173" alt="iTunes U, sezione LOC, manuali di catalogazione" title="iTunes-u" width="300" height="173" class="size-medium wp-image-665" /><p class="wp-caption-text">iTunes U, sezione LOC, manuali di catalogazione</p></div><br />
Tutti i possessori di un lettore MP3 sanno <a href="http://www.apple.com/it/itunes/whatis/">cosa è iTunes</a> [vedi:<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/ITunes">Wikipedia</a>/<a href="http://www.britannica.com/EBchecked/topic/1017706/iTunes">Britannica</a>]: un&#8217;applicazione Apple, che è possibile installare sul proprio PC, e permette di gestire ed acquistare legalmente musica e video online, anche singoli brani. Attraverso ITunes si accede anche a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Podcasting">podcast</a>, audiolibri, giochi. <b>iTunes U</b> è un canale di iTunes da cui è possible ricercare e scaricare gratuitamente materiali didattici, suddivisi per area disciplinare, da alcune delle più prestigiose università americane (e non solo, abbiamo trovato anche: Friburgo, Sophia-Antipolis di Nizza e Paris Descartes).<br />
Nella sezione della <b>Libray of Congress</b> sono disponibili&#8230; <span id="more-663"></span>  podcast (di conferenze, di materiali audio di carattere storico), filmati -ad esempio di conversazioni con gli autori.<br />
Una sezione interessante è anche quella &#8220;<b>for librarian and cataloguers</b>&#8220;dove chiunque può scaricare uno dei 28 file pdf  relativi ai <i>cataloging skills</i> (basic creation of name and title authorities, basic subject cataloging using LCSH&#8230;) o uno dei 57 files dedicati alle <i>Continuing resources</i>: si tratta di veri e propri manuali ufficiali della LOC, in pdf, disponibili anche nel sito istituzionale, nella <a href="//www.loc.gov/catworkshop/">sezione catalogers learning workshop</a>.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/refkit.wordpress.com/663/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/refkit.wordpress.com/663/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/refkit.wordpress.com/663/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/refkit.wordpress.com/663/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/refkit.wordpress.com/663/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/refkit.wordpress.com/663/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/refkit.wordpress.com/663/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/refkit.wordpress.com/663/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/refkit.wordpress.com/663/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/refkit.wordpress.com/663/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=663&subd=refkit&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Ma non c&#8217;è già tutto su Google?&#8221; Seconda edizione del corso AIB</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 16:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>refkit</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Giovedì 28 maggio, presso la Biblioteca Civica Lercari a Genova inauguriamo la seconda edizione del nostro corso.
Ringraziamo AIB Liguria, che ci ha offerto l&#8217;opportunità di intraprendere questo percorso di ricerca, e tutti i 135 colleghi e colleghe che hanno partecipato all&#8217;edizione precedente (Genova, 27 gennaio, Torino 23 febbraio e 2 marzo).
In questa seconda edizione del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=refkit.wordpress.com&blog=4498423&post=646&subd=refkit&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Giovedì 28 maggio, presso la <a href="http://www.comune.genova.it/portal/page/categoryItem?contentId=498529">Biblioteca Civica Lercari</a> a <a href="http://www.youtube.com/user/GenoaMunicipality">Genova</a> inauguriamo la <a href="http://docs.google.com/View?id=d47ttnn_30cj9n6dhh">seconda edizione</a> del nostro corso.<br />
Ringraziamo <a href="http://www.csb-scpo.unige.it/aib/">AIB Liguria</a>, che ci ha offerto l&#8217;opportunità di intraprendere questo percorso di ricerca, e tutti i 135 colleghi e colleghe che hanno partecipato all&#8217;edizione precedente (Genova, 27 gennaio,<a href="http://www.aib.it/aib/sezioni/pmn/c090223.htm"> Torino 23 febbraio</a> e 2 marzo).<br />
In questa seconda edizione del corso&#8230;<span id="more-646"></span> abbiamo aggiornato tutti i link del <a href="http://sites.google.com/site/kitcorso/">nostro bookmark</a>, abbiamo integrato la <a href="http://refkit.wordpress.com/bibliografia/">bibliografia</a> con alcuni documenti di approfondimento letti di recente. Abbiamo messo online un <a href="http://www.scribd.com/doc/15811711/Valutazione-siti-web-Tutorial">adattamento e traduzione italiana</a> (nostra, ci vengano perdonate aventuali imprecisioni di cui siamo responsabili) di: <a href="http://www.lib.berkeley.edu/TeachingLib/Guides/Internet/Evaluate.html">Web Page Evaluation Checklist</a> (Evaluating web pages: Technique to apply &amp; questions to ask, UC Berkeley library  – di Joe Barker, ultimo aggiornamento ottobre 2008). Abbiamo chiesto agli autori se accettavano qesto tipo di &#8220;riuso&#8221; dei loro materiali (non rilasciati in regime CC) e ci hanno risposto positivamente.<br />
Ed in effetti, in questa nuova edizione del corso (che è un <em>corso base</em>), l&#8217;aspetto che abbiamo approfondito di più è stato quello relativo all&#8217;<em>information literacy</em> (nello specifico <strong>valutazione dei documenti web</strong>), senza tuttavia trascurare le novità, sia nel campo delle risorse da utilizzare per il reference che in quello degli <strong>strumenti &#8220;web 2.0&#8243;</strong> che ci aiutano, grazie alla loro flessibilità e facilità d&#8217;uso, ad organizzare le risorse, ed a fornire agli utenti nuovi servizi.<br />
<a href="http://www.youtube.com/user/GenoaMunicipality"></p>
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